E’ L’ORA DEL FANGO! Chiariamo bene cosa ha detto (e fatto) Papa Leone XIV!

Fonte foto: Sicilia Report

Nell’epoca social ogni minima frase pronunciata da un esponente pubblico viene immediatamente filtrata e interpretata secondo le categorie più congeniali a chi deve vendere un titolo di giornale o a chi deve veicolare un messaggio che miri a deprimere e svilire la presunta frase incriminata, senza che la si legga o se ne analizzi il contesto.

E’ ciò che ha dovuto subire Papa Leone XIV (e diversi suoi predecessori) nell’arco di questi giorni, nei quali ha parlato al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede – tra le altre cose – anche dell’importanza della famiglia, “fondata sull’unione stabile tra uomo e donna”. Apriti, cielo!

Ma le polemiche non si fermano qui: il Papa viene già accusato di aver omesso, quando era vescovo in Perù, la battaglia e la denuncia contro gli abusi sessuali da parte di alcuni sacerdoti .

Non solo! Avrebbe anche altre colpe da “scontare”: “Andrà a vivere nel Palazzo Apostolico”, “e poi non porta una croce semplice e poi l’anello del “Pescatore” era dorato”, “e poi non è simpatico come Papa Francesco e quindi non mi piace….”.

Che critica acuta, profonda, raffinata e di livello! E la prossima accusa qual è? Che non beve il “Mate” e non balla il tango?

Senza ulteriori perdite di tempo, andiamo a fronteggiare sinteticamente, e speriamo con chiarezza, queste sterili e inutili polemiche:

Circa la frase sulla famiglia.

L’accusa che gli viene rivolta da parte di alcuni facinorosi critici è di aver parlato in modo netto e duro contro le coppie omossessuali.

A dire il vero il Santo Padre, nel discorso già citato, non ha minimamente parlato di coppie omosessuali nè di persone omosessuali. La citazione originale e ufficiale è questa: “È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società»” (citando in questo ultimo passaggio il suo predecessore Leone XIII).

Non si capisce da dove possa scaturire la critica, visto il semplice e logico riferimento ai compiti di responsabilità dei governi di sostenere la famiglia naturale e visto che non c’è nemmeno l’ombra di un riferimento a persone che vivono altre situazioni, che comunque – a scanso di equivoci – sono irregolari e oggettivamente peccaminose, come affermano la Sacra Scrittura, la Sacra Tradizione e il Magistero della Chiesa (e anche la retta ragione).

E dobbiamo dire allo stesso tempo che nemmeno i cosiddetti “conservatori” forniscono un buon servizio all’attuale Pontefice, giacchè credono a tutto ciò che circola sui social e diffondono frasi dallo slogan facile, del tipo: “Il Papa ha detto che la famiglia è solo quella fondata sull’unione tra uomo e donna”.

Che poi il concetto sia giusto (come infatti è giusto) è un conto, ma in questo caso significa comunque mettere sulla bocca del Pontefice delle specificazioni che sono sì sostanziali ma non sono mai state proferite da lui e significa allo stesso tempo esporlo alla gogna mediatica.

In seconda battuta, non servono nemmeno i rigurgiti malinconici di chi rimpiange Papa Francesco e lo invoca a difesa delle unioni di fatto, perchè – dovremmo ricordarcelo più spesso – proprio Papa Bergoglio, in riferimento a questo tema, fu molto più duro di Papa Leone XIV. Pensiamo solo a quando disse: “la famiglia a immagine di Dio è una sola: uomo e donna” (16 giugno 2018) e di frasi simili ne ha dette in svariate occasioni.

Pensiamo a quante volte nel suo pontificato ha denunciato le ideologie afferenti al gender, definendo “un errore della mente umana”.

E infine – giusto per aprire e chiudere una parentesi e per rispondere ai Giorgio Farè di turno e ad altri strani “esegeti” di Papa Francesco, tra cui diversi giornalisti – dobbiamo ribadire con forza che quest’ultimo non ha mai avvallato la benedizione di coppie omosessuali, non solo perchè il documento “Fiducia Supplicans” risulta confuso e ambiguo – sembra la replica di Amoris Laetitia – ma anche perchè quasi tutti dimenticano la rettifica del 4 gennaio 2024, nella quale (al n.5) si dice in modo esplicito che nel caso dovessero presentarsi – in forma privata – due persone accoppiate, e dello stesso sesso, il sacerdote prega tracciando un segno di croce ” su ciascuno di loro”.

Quel “ciascuno” è essenziale, perchè impedisce di impartire la benedizione sia alla coppia che all’unione, ma la consente e la avvalla solo per il singolo che chiede di essere benedetto per altri motivi (per la propria salute, il proprio lavoro…etc..) contemplati dallo stesso documento e non certo per chiedere l’approvazione divina o ecclesiastica per qualcosa che è già disapprovato.

La benedizione sul singolo – e specifichiamo sulla persona singola, cioè su un solo individuo – anche se in stato di peccato, è stata sempre consentita dalla Chiesa, tant’è che nella disciplina del Sacramento della Penitenza è previsto che il penitente dica al confessore: “Beneditemi, padre perchè ho peccato”. Questa benedizione viene intesa proprio in funzione della conversione e del pentimento del fedele che si accosta al sacramento.

Dunque, anche questa polemica possiamo ritenerla chiusa.

In riferimento agli altri punti, saremo più brevi:

Circa la presunta omissione sugli abusi.

L’accusa nei confronti di Papa Leone XIV è quella di aver coperto alcuni abusi quando era vescovo in Perù.

E invece proprio in questi giorni, Paola Margot Ugaz Cruz, giornalista investigativa peruviana, nota per aver scoperto casi di abusi sessuali su minori, ha dichiarato quanto segue: “quando Papa Leone XIV era vescovo di Chiclayo ci aiutò a vincere la battaglia contro gli abusi sessuali in Perù: incontrò le vittime di un sacerdote della sua diocesi, tre sorelle, le incoraggiò a denunciare e inviò il dossier al dicastero per la Dottrina della fede”.

Dunque, perchè buttare il fango addosso al Papa? Perchè colpire il suo presente andando a investigare il suo passato? Con lo scopo di ottenere cosa? In che modo questo aiuterebbe a capire chi è Prevost, il quale, quand’anche avesse omesso qualcosa, potrebbe aver compreso l’errore e non averlo rifatto più?

E quand’anche in una remota ipotesi l’allora vescovo Prevost avesse sbagliato, non esiste più la “misericordia” che gli stessi progressisti invocano in loro favore? Accusare il Papa per giustificare se stessi e la propria lontananza da Cristo non serve, fidatevi. Meglio cambiare vita per salvarsi l’anima.

Circa la differenza di stile con Francesco.

L’altra accusa che si rivolge a Leone XIV fa riferimento alla sua estrema pacatezza, quasi di ratzingeriana memoria, e invece Dio solo sa di quanto il mondo ha bisogno di discrezione e non di appariscenza in questa era in cui ci si espone in continuazione. Del resto, un profeta non è uno che insegue il mondo, ma uno che lo sveglia dal suo torpore.

Papa Prevost avrebbe poi la “colpa” di non essere così aperto e simpatico come Papa Francesco, e poi di aver scelto di non abitare a Santa Marta ma di ritornare al Palazzo Apostolico, il che lo rende agli occhi del mondo un principe e non un uomo che aiuta i poveri.

Ora, onestamente, è difficile scegliere se ridere o piangere, ma per rispetto dell’essere umano, prendiamo sul serio queste accuse e vediamo di dire qualcosa a riguardo:

Prima di tutto, Robert Francis Prevost è dotato di una grandissima umanità. Lo attesta chi gli è vicino, chi lo ha conosciuto e anche chi ha potuto ammirare in questi giorni la sua viva e intensa commozione.

Seconda cosa, ogni persona è diversa dall’altra ed è se stessa. Non può esservi una replica di Papa Francesco come non può esservi una replica di Papa Leone. Ogni Papa ha le sue peculiarità, composte da qualità positive e da limiti umani, che non possono essere vissute e manifestate da tutti nello stesso modo.

(L’unica cosa che accomuna tutti i Papi è il mandato di confermare i fratelli nella fede di sempre)

Per ciò che riguarda la scelta di ritornare nel Palazzo Apostolico, dobbiamo dire che questa è una tradizione consolidata e seguita dai papi e che contiene anche un suo significato, e dobbiamo sottolineare il fatto che Papa Leone XIV ha dimostrato una grande personalità, non avendo ceduto alle pressioni assurde dei media che premevano perchè anche lui andasse a vivere a Santa Marta per abbracciare uno stile più povero.

Ma sfatiamo anche questo mito.

La Domus Santa Marta non è un ostello. E’ un edificio alberghiero che, sebbene non lussuoso, non è nemmeno così modesto, e soprattutto presenta un conto mensile (che Papa Francesco pagava con il suo “stipendio”) .

Non solo, Papa Francesco non ha mai detto di andare a vivere a Santa Marta per motivi di povertà ma perchè si sentiva isolato nel Palazzo Apostolico e quindi a disagio.

Inoltre, da fonti accreditate, possiamo dirvi che Papa Leone in questi giorni sta dormendo a casa sua prima di andare ad abitare nel Palazzo. Avrebbe potuto alloggiare in qualche edificio importante e invece ha scelto una soluzione “domestica”, semplice, lui che con i poveri ha vissuto veramente, in luoghi dove non c’era nulla per davvero!

La notizia della sistemazione temporaneamente domestica non ha però trovato molto posto, tranne qualche eccezione, nei mille articoli che escono ogni giorno. Reputiamo però che se una scelta simile l’avesse adoperata Francesco, avremmo già letto i titoloni compiaciuti di “Repubblica”.

Consoliamo tuttavia i “nostalgici” del pontificato precedente del fatto che Papa Leone porta normalmente la croce d’argento e le scarpe nere, proprio come Papa Francesco.

E se vogliamo dispensare questa consolazione è perchè diversi “progressisti” si sentono in dovere di ripetere il solito mantra: “non commettere atti preconciliari”, giacché, guardando soltanto alla croce dorata della foto ufficiale e all’anello del Pescatore dorato, rievocano negativamente il passato sostenendo che la riforma della Chiesa debba essere quella di “vendere e poi dare quel denaro ai poveri”.

Già, la stessa identica frase di Giuda, che contestò la scelta di quella donna che versò profumo prezioso ai piedi di Gesù per lo stesso motivo: “si poteva dare il denaro ai poveri”. E invece Gesù rispose “lasciala fare”. Perchè? Perchè quel gesto esteriore era un segno che sgorgava da un profondo amore interiore e si effondeva in modo autentico davanti a Cristo, testimoniando al mondo – con questo solo gesto – la grandezza e la dignità infinita di Colui che le stava dinanzi.

Chi, infatti, muove queste critiche, sperando di vedere “un Papa di pezza” con “la croce di legno”, non solo non coglie il senso della solennità dei segni esteriori (che rimandano alla grandezza del ministero che si rappresenta o del culto che si celebra), ma non comprende nemmeno che nel Vangelo Gesù non condanna l’esteriorità in sè, ma l’attaccamento esclusivo ad essa e la sua eventuale (e quindi non automatica) incoerenza con la vita di fede e di carità.

Domanda: portare una croce di legno al collo abilita automaticamente ad essere dei bravi papi o dei coerenti e buoni cristiani? Da quando indossare un oggetto può raccontare di noi tutto ciò che siamo, soprattutto se l’oggetto sacro in questione non parla tanto di noi, ma rimanda a Cristo, del quale noi siamo testimoni? Allora, chi è attaccato al segno esteriore? Chi lo porta con cuore semplice o chi lo contesta ossessivamente con fare accusatorio?

Da non dimenticare poi quanto san Francesco d’Assisi diceva a proposito del materiale da usare per la celebrazione del Sacrificio Eucaristico, che secondo il santo doveva essere “prezioso” perchè doveva “contenere” il Corpo e il Sangue di Cristo! Vogliamo accusare san Francesco di essere un “principe” arroccato sulle cose esteriori e attaccato alle cose mondane? Proprio lui che ha donato tutto ai poveri?

Al netto di queste critiche, ci rimarrà impresso invece lo sguardo commosso di Papa Leone XIV – durante la Messa di inizio pontificato – che fissa per qualche secondo l’anello del Pescatore con occhi che suggeriscono lo stupore di essere stato scelto come Successore di Pietro.

Stupore che diventa umiltà quando, durante l’omelia, con animo trepidante, ha proferito queste parole meravigliose: “sono stato scelto senza alcun merito. Vengo a voi con timore e tremore come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede”.

Altro che discussioni futili.

Ecco, cari lettori, “è’ l’ora dell’amore”, è l’ora “di disarmare le parole” ed è l’ora di dimostrare se eravamo semplicemente attaccati a Jorge Mario Bergoglio o eravamo rispettosi di Papa Francesco. E cioè di dimostrare se quel “bisogna ascoltare e rispettare il Papa” valeva solo per il pontificato precedente o vale anche per quello attuale e futuro.

E’ forse giunto il momento che vengano “svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,35) e che i “simpatizzanti” degli uomini diventati Papi facciano chiarezza a loro stessi e a noi su ciò che credono (o non credono) vero della nostra fede, perchè non serve che il mondo parli bene di un Papa se quel mondo non vuole convertirsi a Cristo.

Il Figlio di Dio, unico Signore e unico Salvatore dell’universo, è venuto non tra gli applausi ma tra i fischi, non nel rumore dei giornali ma nel silenzio di una notte fredda e ha compiuto la sua missione terrena in mezzo a chi non lo accettava e lo ha ucciso perchè ha proclamato e rivelato la Verità, ma Egli è Risorto e ha vinto il mondo, e perciò non abbiamo nulla da temere.

La missione di chi annuncia Cristo non implica il favore delle tenebre ma la loro tenace opposizione e il loro odio verso ciò che appartiene a Dio: “hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20) ha detto Gesù.

Non temiamo dunque se Papa Leone non risulta simpatico ad alcuni “borghesi” che se la fanno nella zona ZTL della fede, anzi lo salutiamo come un segnale positivo, nell’attesa che il “varco” più importante, quello del cuore, diventi “attivo” il prima possibile per respingere ciò che è cattivo e accogliere il vangelo di Cristo e lasciarsi salvare da Lui, perchè Lui opera solo “a cuore aperto”.

Buona “operazione” di bene. Evviva il Papa.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo.

Author: Fra Andrea Palmentura OCD

Fra Andrea Palmentura, religioso Carmelitano Scalzo, è nato a Bari nel 1994 conseguendo il grado accademico del Baccalaureato presso la Facoltà Teologica di Santa Fara in Bari nel 2017 con una tesi sul Sacrificio di Cristo nell’Eucaristia. Ha conseguito la Licenza di specializzazione a Roma presso la Pontificia Facoltà del Teresianum in Teologia Spirituale con una tesi sullo Spirito Santo come guida all’unione con Dio secondo San Giovanni della Croce. Attualmente, è Dottorando in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma. Da Febbraio 2026 collabora nella rubrica "Cantiere Giovani" de L'Osservatore Romano, giornale principale della Santa Sede. É molto attivo nell'evangelizzazione digitale, specialmente su Facebook, dove scrive le proprie riflessioni. É chiamato frequentemente a predicare catechesi, incontri e testimonianze, sia verso adulti che verso giovani. Appartiene alla Semi Provincia dei Carmelitani Scalzi di Napoli.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.

Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001.