Quella donna aveva capito tutto. Giuda no, e Pietro non ancora.

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Quante figure significative ci sono nei brani evangelici di questi giorni! Significative perchè ci interrogano sul nostro stesso atteggiamento e approccio alla persona di Gesù. Ieri, il Vangelo ci parlava di Maria – da molti identificata con la Maddalena – e di Giuda; oggi ci parla di di Giuda e di Pietro. Cosa dire in merito? Cosa arriva al nostro cuore?

Partendo dalla scena dove è presente Maria, ci viene subito da dire una cosa: a questa donna non interessa quanto profumo stia versando sui piedi di Gesù. Perché chi ama davvero, spreca, eccede.

Non bada alla quantità, perché vuole solo donare amore e non vivere più per sé stesso.

Gesù lo sa e rivolgendosi a Giuda che vuole impedire in modo ipocrita quel gesto, gli dice: “lasciala fare”, proprio per dirgli: “lasciala amare, fá che diventi libera amando me” e probabilmente per insegnare allo stesso Giuda a fare lo stesso, a liberarsi dal suo buio interiore, dal suo attaccamento, dalla sua bramosia di cose, per insegnargli l’arte di diventare di nuovo libero.

Perché si è liberi solo nel Suo Amore, e perché “senza il vero amore di Dio si è troppo poveri per poter aiutare i poveri”.

Riflessione che calzerebbe a pennello per certe ideologie che – anche all’interno della Chiesa – sminuiscono volentieri il culto a Dio (soprattutto liturgico) per concentrarsi solo sull’agire nel piano sociale, pensando così di essere pienamente aderenti al Vangelo.

Ma senza il primato di Dio non c’è vera carità. Solo quando c’è “gloria a Dio” allora c’è anche “pace in terra” e giustizia.

Il Vangelo di oggi, invece, si apre con una scena di forte impatto: Gesù dice: “Uno di voi mi tradirà”, e lo dice mentre era “profondamente turbato”.

Eppure, diremmo noi, sapeva tutto.

Sí, è vero, sapeva, anzi conosceva tutto. Ma soffre proprio perché sa ciò che accadrá.

E non solo per ciò che deve subire, non solo perché viene tradito, ma anche perché quell’amico, Giuda, rischia di perdersi per sempre.

Gesù ama al punto da soffrire. Perché solo chi ama soffre per l’altro.

Gesù vede Giuda allontanarsi nel buio, diventare un punto piccolo all’orizzonte. E Lui lo cerca, vuole salvarlo, vuole illuminarlo. Ma lo ama così tanto da non costringerlo a ricambiare l’amore.

Perché sapete cosa significa amare? Amare è dare all’altro la possibilità di ferirci. Amare è giungere sin nelle profondità dell’altro, sapendo che potremmo trovarlo vuoto di affetto per noi.

Ma Gesù fa questo: Gesù ci ama “sino alla fine”, pur consapevole che lo offendiamo, lo tradiamo, lo rinneghiamo.

Non illudiamoci: c’è un Giuda e un Pietro in ognuno di noi.

Il primo si manifesta quando disperiamo dell’amore di Dio, pensando che non ci perdonerá mai.

Il secondo si manifesta quando siamo troppo sicuri dell’amore di Dio e della sua grazia, pensando che non la perderemo mai, che non lo tradiremo mai, solo perché ci sentiamo bravi e forti.

In entrambi la radice è una: la poca fiducia nella Sua grazia e la poca conoscenza di sé stessi.

Fidiamoci di Dio e riconosciamo chi siamo.

E se siamo caduti, pentiamoci e rialziamoci come Pietro, per non diventare dei Giuda qualunque.

Autore: Fra Andrea Palmentura OCD

Fra Andrea Palmentura, religioso Carmelitano Scalzo, è nato a Bari nel 1994 conseguendo il grado accademico del Baccalaureato presso la Facoltà Teologica di Santa Fara in Bari nel 2017 con una tesi sul Sacrificio di Cristo nell'Eucaristia. Ha conseguito la Licenza di specializzazione a Roma presso la Pontificia Facoltà del Teresianum in Teologia Spirituale con una tesi sullo Spirito Santo come guida all'unione con Dio secondo San Giovanni della Croce. Attualmente, è Dottorando in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma. Appartiene alla Semi Provincia dei Carmelitani Scalzi di Napoli.