Abituati a vedere macilento, e sulla carrozzina, Papa Benedetto XVI, trovarvi, a così breve distanza di tempo, anche Papa Francesco, in tutti noi ha causato non poco dispiacere e scoramento, affezionati come siamo a Lui per lo spirito di amore e passione per la Chiesa che tutti ci unisce.
Il Santo Padre, ancora in ospedale, ma anche adesso, pur non in buone
condizioni di salute, ha continuato e continua a guidare la Chiesa con l’esempio nella malattia, nella fase di vecchiaia del corpo, ma non certo dell’anima.
Grazie Santo Padre per questo esempio che non possiamo esitare a definire virtù.
Ma Egli sta guidando la Chiesa anche con atti e decisioni non di pura amministrazione, ma fondamentali per la vita della Chiesa e, crediamo, con grande attenzione per la salvezza eterna delle anime cui la Chiesa è chiamata ad essere testimone.
Non ultima è la importante decisione del Santo Padre di chiamare a raccolta la Chiesa per la prosecuzione di quel processo sinodale cui tiene molto con l’intento di aiutare tutto il popolo di Dio a vivere nella comunione del Vangelo con i suoi Pastori.
Per questo, il Santo Padre ha stabilito che il percorso sinodale si protrarrà fino al 2028, tempo lungo e non privo di incognite per stessa ammissione di chi nel Sinodo ha certo autorità.
COSA CHIEDE IL SANTO PADRE?
Ci sembra opportuno dare voce ampia alle riflessioni del Dott. Julio Loredo che segue da vicino le vicende interne alla Chiesa con un occhio attento alla continuità di insegnamento e vita della Chiesa stessa.
Ecco nel video alcune domande ineludibili per chi dovrà garantire un ordinato svolgimento di un simile impegnativo processo che intende portare ad una assemblea mondiale della Chiesa.
Una chiesa laicale senza pastori e sacerdoti ridotti ai margini per de-clericalizzare la chiesa? Democratizzazione della Chiesa, a somiglianza delle società contemporanee? Quale annuncio in un mondo che, per ceti aspetti, vive nelle tenebre?
Benché non possa condividere tutti le espressioni usate nelle due conversazioni del Dott. Julio Loredo, riconosco che le preoccupazioni da lui sollevate meritino grande attenzione e abbiano effettivo fondamento, affinché, per assordo non ci si trovi oggi, doverosamente, chiamati ad obbedire ad un magistero che domani si trovasse dimissionario e pensionato.
La Chiesa, nei suoi Pastori e Sacerdoti, mai dia nemmeno l’impressione di recedere dalla sua missione Insegnare, Santificare e Governare.
TIMORI E ATTESE
Qualunque siano i timori e le attese, posso dire, dal mio piccolo osservatorio della Chiesa di Bergamo, che mentre il processo sinodale, già tra noi avviato da prima quanto a spirito ed a modalità per realizzare una Chiesa locale organizzata in Comunità Ecclesiali Territoriali (denominate CET), vide richieste da parte di Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Francesco Beschi, che preoccupavano più persone nelle parrocchie e nella Diocesi.
Sembrava che ci venisse proposta una Chiesa locale organizzata in Consigli Pastorali Territoriali in cui il compito era interloquire con gli enti locali per prestare attenzione ai bisogni della gente secondo l’attenzione alle Terre Esistenziali (relazioni, lavoro e festa, tradizione, fragilità, cittadinanza) e insieme trovare adeguate risposte. Non si vedeva la necessità che i Consigli Pastorali tenessero in dovuta considerazione le esigenze spirituali della gente, non meno importanti.
Venivano istituite le fraternità sacerdotali, comprendenti anche i religiosi, ma i Consigli Pastorali Territoriali delle CET non si sarebbero occupati degli aspetti spirituali e pastorali, che sarebbero rimasti solo in capo alle parrocchie e alle fraternità sacerdotali, che certo, ovviamente, ne hanno competenza.
Ebbene, sia nella mia parrocchia, che nella successiva assemblea dei Consigli Pastorali, che nelle somme tirate dal Vescovo, veniva posto in evidenza che la iniziale visione delle cosiddette terre esistenziali rischiava di impoverire la Chiesa circa l’esigenza del cammino di formazione interiore e spirituale richiesto proprio dai laici che ne avvertivano grave carenza.
Il Vescovo, dunque, tenendo conto delle osservazioni maturate proprio in seno al laicato, riformava la riforma. I laici si erano accorti che la Chiesa locale rischiava di perdere, altrimenti, la sua specifica missione.
Quanto avvenuto nella nostra Diocesi fa ben sperare anche per la Chiesa universale.