
Vogliamo cambiare le cose, le situazioni e le persone intorno a noi. Ma se il cambiamento non comincia da noi stessi, non potremo pretendere nulla dagli altri.
Accettare di essere ciechi è la prima condizione per tornare a “vedere” e per aiutare gli altri a non camminare al buio.
Allora sí che avremo sguardi profondi per guardare, occhiali nuovi da prestare e panorami bellissimi da mostrare.
È il cuore la prima Porta Santa da aprire, il primo tesoro da valorizzare. E chi ha la chiave di questo tesoro è Colui che ci scruta nel profondo, Colui che è più intimo a noi di noi stessi e che ci ama più di noi stessi.
Quando lo incontreremo nella nostra vita, impareremo che si può guardare anche senza vedere, perché la cecità non riguarda tanto
gli occhi ma soprattutto il cuore.
Per questo chi ha fede, anche se non vede, guarda, perché scruta le profondità di Dio e si lascia trasformare da Lui.
Solo chi accoglie questa trasformazione dentro di sè potrá tornare a vedere, a sentire e a parlare.
Più santamente di prima.
Molto meglio di prima.
Perché il Vangelo ti conduce al Meglio, che poi è anche il tuo meglio.