“Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua”

Dieric Bouts, La Pasqua ebraica, 1464-1467, polittico de L’Ultima Cena, Lovanio, Chiesa di San Pietro.


«In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: “Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto”. Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico. Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan» (Giosuè 5,9-12).

Il popolo d’Israele esce dal deserto e celebra la prima pasqua nella terra promessa da Dio con il cibo frutto del lavoro personale.
«La Pasqua ebraica», è il dipinto ad olio su tavola laterale in basso a sinistra che, con gli altri pannelli («Incontro di Abramo con Melchisedec», «Raccolta della manna», «Elia nel deserto»), forma il polittico «L’Ultima Cena», realizzato (1464-1467) da Dieric Bouts, su commissione della Confraternita del Santissimo Sacramento per l’omonimo altare. L’opera è da sempre conservata nella chiesa di San Pietro di Lovanio.

Il pittore contestualizza la celebrazione della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto grazie all’intervento divino che, ad ogni primavera, vede gli ebrei radunati per celebrare la Pasqua seguendo le disposizioni del libro dell’Esodo. La scena presenta una famiglia che si riunisce in una stanza contemporanea, attorno al tavolo, per prendere parte all’Agnello pasquale. Il capofamiglia, al centro, vestito di rosso e con il berretto dell’ebreo, taglia l’animale arrostito, adagiato su un vassoio attorniato da piccoli pani senza lievito e da lattuga selvatica a ricordo delle erbe amare del testo biblico.
Primo Levi nella poesia «Pasqua» (1982) offre il profondo significato della festa.

«Ditemi: in cosa differisce/ questa sera dalle altre sere?/ In cosa, ditemi, differisce/ questa pasqua dalle altre pasque?/ Accendi il lume, spalanca la porta/ che il pellegrino possa entrare,/ gentile o ebreo:/ sotto i cenci si cela forse il profeta./ Entri e sieda con noi,/ ascolti, beva, canti e faccia pasqua./ Consumi il pane dell’afflizione,/ Agnello, malta dolce ed erba amara./ Questa è la sera delle differenze,/ in cui s’appoggia il gomito alla mensa/ perché il vietato diventa prescritto/ così che il male si traduca in bene./ Passeremo la notte a raccontare/ lontani eventi pieni di meraviglia,/ e per il molto vino/ i monti cozzeranno come becchi./ Questa sera si scambiano domande/ il saggio, l’empio, l’ingenuo e l’infante,/ e il tempo capovolge il suo corso,/ l’oggi refluo nel ieri,/ come un fiume assiepato sulla foce./ Di noi ciascuno è stato schiavo in Egitto,/ ha intriso di sudore paglia ed argilla/ ed ha varcato il mare a piede asciutto:/ anche tu, straniero./ Quest’anno in paura e vergogna,/ l’anno venturo in virtù e giustizia».


don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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