Dal Blog di Alfredo Tràdigo
31 Dicembre 2024
È strano come nel vecchio presepio di famiglia le due caprette, anno dopo anno, seguano sempre la stessa donna vestita di rosso. Di anni ne sono passati, ma, senza possibilità di dubbio, senza incertezze, quelle due caprette seguono sempre lei, la loro pastora, la donna in rosso. Potrebbero lasciarla lì da sola in qualsiasi momento, magari per distrazione e andare dietro, per esempio, a
quell’altra donna, vestita di azzurro e con l’anfora sulla testa, che promette acqua fresca dalla sua brocca.
Anche il mondo vegetale segue questa stessa strana logica per delle statuine di gesso, una logica fatta di memorie, di coerenze, di comportamenti ripetuti nel tempo, anno dopo anno, presepio dopo presepio. Così le palme infilate nelle loro basi di legno non si scambiano mai di posto, l’una, quella bassa e un po’ storta, sempre a destra accanto alla capanna, l’altra, quella più alta e diritta e che sale impettita come un campanile, sempre a sinistra a proiettare la stessa lunga ombra di traverso sull’ingresso della grotta.
Disteso nella paglia poi, un Gesù di cera coi riccioli di lana, da tanti anni ha perso le braccia, ma come sostituirlo dopo che ha visto tre generazioni bisbigliargli preghiere? I tre cammelli di gesso, fermi sotto il palmeto, sono l’orgoglio del vecchio presepio. Come sostituirli con cammelli nuovi [… Il vecchio presepio racconta articolo completo]