Il tema proposto nel titolo, e articolato secondo la dottrina biblica e cattolica, è spinoso e impopolare, soprattutto per la mentalità odierna, che vede nel piacere il fine di ogni cosa.
Ma questo modo di vivere la vita non è altro che la manifestazione insana dell’ipertrofia dell’ego umano, che agisce per ricevere e non per donare, per trarre godimento e profitto ma non per generare.
In pratica, una forma di parassitismo esistenziale, dove si cerca di vivere andando alla caccia di piaceri e sensazioni appaganti, nel tentativo di stare al mondo come si vuole, non chiedendosi se ciò che si vuole è buono, è sano, è giusto ed è logico e illudendosi di essere diventati liberi, autonomi e responsabili, semplicemente perchè si è scelto “ciò che fa stare bene”.
Ma il benessere personale spesso è un’illusione. Chi ha deciso di unirsi in intimità col proprio partner prima del matrimonio, o convivendo o non convivendo, vive esattamente questo inganno. E vi diciamo il perchè.
1. Che male c’è? L’inganno più subdolo.
“Che male c’è a convivere e ad avere rapporti sessuali prima del matrimonio? Lo fanno tutti, e poi non faccio del male a nessuno!”. E’ la frase che campeggia negli ambienti giovanili odierni.
Ma purtroppo sappiamo bene come il diavolo sappia far filtrare la menzogna mascherandola con un’innocente evasione o un divertimento innocuo, insinuando pensieri e sentimenti di ribellione alle leggi divine, proprio come fece con Eva: “E’ vero che Dio ha detto…..?” (Gn 3,1) e ancora: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio” (Gn 3,4).
Il diavolo aveva cominciato a sminuire il comandamento di Dio, a manipolarlo, a renderlo assurdo, facendo leva sul “desiderio”, al punto che il brano biblico, che è Parola di Dio, ci ricorda che “la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza” (Gn 3,6).
Dunque che male c’era? Se il frutto era così bello agli occhi e andava incontro ai desideri del cuore umano, quale danno poteva fare? E invece sappiamo tutti come è andata: quel piacere si è trasformato in dolore, e non solo per Adamo ed Eva ma per tutta l’umanità che essi realmente e fisicamente iniziavano e rappresentavano.
Perchè non è il mio piacere o il mio desiderio a definire la bontà di qualcosa, ma la sua verità intrinseca. Per questo, il più autentico esercizio di crescita umana e spirituale sta nel “rinnegare se stessi” e nell’uscire dalla prigione dell’io e delle proprie voglie.
Non tutto ciò che sentiamo e vogliamo è buono, anche quando proviene dai nostri istinti, che non sempre sono positivi. L’uomo deve ingaggiare una lotta anzitutto con se stesso, proprio per far emergere il vero io, il vero uomo, che è se stesso quando segue Dio.
2. Il diavolo inganna, Dio no
San Giovanni Bosco, per avvertire i suoi giovani dell’inganno diabolico che spingeva al peccato, diceva: “Tenete a memoria, che la solita parola che usa il demonio quando vuole spingerci al male è: Oh, è niente!“.
Il Signore invece, al contrario, dice la verità, anche se risulta dura e scomoda, perchè Egli è un padre che ammonisce per evitare all’uomo la rovina, soprattutto quella eterna.
Il diavolo inganna, Dio no, perchè Egli non sfrutta o manipola i desideri, ma li valorizza elevandoli però per un qualcosa di più grande. Dà la possibilità di orientarli verso la verità e la libertà alle quali essi possono veramente condurre.
E questa libertà la si trova nell’abbracciare con fiducia la volontà divina.
Può sembrare un paradosso, ma è proprio l’obbedienza a liberare, a salvare, a rendere più uomini. Solo perdendoci in Dio noi ritroviamo noi stessi.
3. La Chiesa e la sessualità
Ora, la mediazione visibile, più grande e più autentica attraverso la quale Dio ci parla è la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica, la quale con il suo Magistero trasmette le verità necessarie alla salvezza dell’uomo.
Nell’ambito del tema che stiamo affrontando in questo articolo, va detto che chi pensa che la Chiesa sia nemica della sessualità, prende un grosso abbaglio.
Nella società non esiste istituzione che tenga in considerazione, più della Chiesa, la sessualità, la relazione e il corpo stesso.
Quando la Chiesa parla della sessualità ne parla in modo elevato, sublime, e soprattutto riconoscendo nell’atto dell’intima unione tra uomo e donna un vero significato: quello della procreazione, fine principale, accompagnato dall’obiettivo unitivo del mutuo affetto degli sposi.
Che ciò venga da Dio è teo-logicamente afferrabile: Dio è Vita e suscita la vita. Egli non risparmia l’amore, ma lo dona, totalmente.
La Chiesa, dunque, insegna l’arte più bella e più autentica di cui il mondo ha realmente bisogno: l’arte di amare. Non bisogna illudersi: non sappiamo amare, e come tutte le cose, dobbiamo imparare a fare anche questo.
Per questo la Chiesa, che è la Sposa di Colui che è Amore per eccellenza, è la migliore maestra in questo campo.
Cosa sta dicendo la Chiesa quando ricorda di non attuare la contraccezione se non questo: “ama totalmente, con tutto te stesso e senza riserve?”.
Cosa sta dicendo la Chiesa quando ricorda che pratiche come la masturbazione o gli atti omosessuali costituiscono peccato, se non questo: “rispetta e ama il tuo corpo, che è tempio dello Spirito Santo, e che ha una bellezza divina da onorare ed una vocazione da esercitare in modo sano e in modo vero?”.
Cosa sta dicendo la Chiesa quando mette in guardia da certe perversioni sessuali, tra cui la pornografia, se non questo: “il tuo corpo è dono di Dio e non una merce?” Sì, sta dicendo che tu vali tantissimo. Che tu non sei un oggetto, ma tu sei una persona con una dignità unica, perchè sei stato creato a immagine e somiglianza di Dio.
Non sono dei “no” insensati. Sono dei “No” a servizio di un “Sì” più grande.
La Chiesa ricorda all’uomo il progetto creatore e creativo di Dio, il quale ha disposto leggi sapientissime per il corpo e per l’anima umana, dandole una finalità e un significato procreativo, al punto che l’unione tra un uomo e una donna è vero solo se è aperto alla trasmissione della vita.
Il corpo assolve la sua funzione quando segue le leggi per cui è stato creato. Ed è un dono, non un regalo. E’ un qualcosa che non ci appartiene totalmente, come tutta la vita, che infatti un giorno restituiremo nelle mani di Dio.
Dunque, ad una generazione chiusa in sè stessa, la Chiesa ricorda la necessità della relazione, affermando pure che la sessualità non si può ridurre a genitalità ma ha a che fare con i gesti concreti di carità di ogni giorno.
Carità e castità per una vera libertà.
Chi decide di cedere alla tentazione compiendo il peccato, “è schiavo del peccato” (Gv 8,34) dice Gesù, perchè si illude di essere libero, ma in realtà è soggiogato dai propri piaceri, mentre l’uomo casto è virile, perchè è signore di sè stesso, padrone dei propri pensieri e sentimenti.
Ma va detto che la castità è un dono ma anche una conquista per la quale bisogna impegnarsi sempre, soprattutto con la fuga dalle occasioni di peccato. Non si acquisisce perfettamente in un minuto.
Vivere la castità non è impossibile, per nessuno, come anche l’esperienza dimostra.
Lo testimonia soprattutto chi accetta l’aiuto della grazia di Dio che si manifesta in primo luogo attraverso la preghiera e i sacramenti, e sperimenta il sostegno e la forza di Dio il quale, anche quando dovesse permettere le cadute, è pronto a rialzarci, perchè c’è sempre speranza, visto l’immenso amore che Egli nutre verso l’uomo.
4. Perchè allora la convivenza è una situazione di peccato grave che impedisce di accedere ai sacramenti?
Alla luce di quanto detto finora, e spiegato il contesto che introduce le conclusioni morali, possiamo spiegare perchè chi convive, vive una situazione di peccato grave, che non può essere bypassata da un semplicistico: “basta che vi amiate” (e qui, ahimè, bisogna dire che alcuni pastori hanno creato innumerevoli danni, dando il loro insensato “lasciapassare”, come se la dottrina della Chiesa fosse soggetta a manipolazione privata ).
L’Amore è vero quando è vero, e cioè quando sposa la Verità e tende alla santità, perchè il fine dell’uomo è la gloria di Dio e la propria santificazione.
Quando si esce da questo binario, si deraglia su vie pericolose, che non corrispondono al volere santo del Signore.
1. Anzitutto c’è la Parola di Dio che condanna la “fornicazione” in quanto relazione illegittima al di fuori del matrimonio in diversi passi biblici del Nuovo Testamento: 1Cor 5,1; Eb 13,4; Gd 1,7; Gal 5,19.
2. Come scrive l’insigne moralista Padre Angelo Bellon OP:
“In primo luogo, la convivenza in se stessa è un disordine perché davanti agli occhi di tutti, i due conviventi si mettono in una condizione di vita identica a quella delle persone sposate. Chi vede dall’esterno conclude che ciò si attui anche nell’intimità.
Questo evidentemente genera confusione e scandalo, soprattutto presso i più giovani che in tal modo sono incitati a seguire la stessa strada.”
Ricordiamo che quando parliamo di scandalo in ambito teologico e morale non parliamo di impressionabilità o di stupore di qualcosa di brutto, ma “un discorso o un atto sconveniente, che costituisce per il prossimo occasione di perdere la salvezza” (Somma Teologica, II-II, q. 43, a. 1).
In secondo luogo i due conviventi, anche se inizialmente non avessero intenzione di andare oltre, tuttavia si mettono in una situazione prossima di derogare dalle intenzioni iniziali, perché secondo le leggi di natura la paglia attaccata al fuoco brucia.
In terzo luogo i due che vanno a convivere si privano della libertà di cui due fidanzati hanno diritto. Questa libertà è un bene preziosissimo e irrinunciabile per saggiare se la persona con la quale si desidera formare la propria famiglia sia la persona giusta. All’inizio della convivenza potrebbe parer di sì.
Ma finché non si è sposati si ha il diritto di girare gli occhi altrove, avere momenti di libertà per andare anche da soli dove si vuole e magari frequentare altre compagnie.
Può succedere anche che nel frattempo gli occhi cadano su un’altra persona che sembra avere caratteristiche migliori della persona convivente e che si desidererebbe frequentare.
Ma nella convivenza questo è impossibile perché in qualche modo ci è legati alla persona con cui si convive oppure perché questa non vuole che in nessun modo si frequentino altri, anche i vecchi amici.
Si diventa così schiavi della propria convivenza in un momento in cui la libertà di movimento e di pensiero è assolutamente necessaria”.
5. E i rapporti prematrimoniali? Perchè sono peccato grave? Che male fanno?
La Sacra Scrittura ci ricorda che chi pecca danneggia se stesso (cfr. Pr 8,36), e il peccato, qualsiasi peccato, è commesso sempre contro il Signore, anche quando sembra che l’atto non sia in relazione con Lui, perchè non compiuto direttamente contro di Lui.
Infatti, quando Gesù dice di usare misericordia verso il prossimo, nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo, ammonisce dicendo che chi avrà disprezzato il prossimo rifiutandosi di amarlo, di aiutarlo o di visitarlo, non avrà amato, aiutato e visitato lo stesso Signore, perchè chi ama Dio non può non amare il prossimo, altrimenti non ama nè il prossimo nè Dio.
Inoltre il peccato personale danneggia e ferisce sempre tutta la Chiesa e la priva di tante grazie, perchè nel battesimo siamo tutti membra della Chiesa, e quanto si compie di buono o di cattivo si ripercuote su tutto il tessuto ecclesiale.
Capiamo allora come il vero nemico dell’uomo non è la legge di Dio o della Chiesa, ma sia il peccato, che è il più grande male del quale l’uomo debba dolersi quando, pentendosi, detesta i propri peccati.
Dunque:
1. Nei rapporti prematrimoniali, il male risiede innanzitutto nella disobbedienza alla vocazione che Dio ha assegnato all’uomo nei confronti della donna. L’uomo deve rispettarla e non usarla e viceversa.
2. Nel fidanzamento i due non si sono ancora espropriati di se stessi e dunque non si appartengono, per cui oltre ad esserci la sacrosanta libertà, c’è anche una non appartenenza all’altro che va rispettata. L’altro non mi appartiene ancora, nè lui o lei, nè il suo corpo. Dunque vivere la sessualità prima di appartenere all’altro, è una violazione, dell’altro e di se stessi.
3. Il corpo è un tesoro preziosissimo; così prezioso che non può essere donato se non a chi il Signore ha posto accanto nel giorno del matrimonio, giorno in cui hai consacrato tutto te stesso, compresa la tua corporeità, ed è in virtù di questa consacrazione che i due corpi diventano un unico altare sul quale celebrare l’amore e consumare le nozze.
4. Dice P. Angelo Bellon che “avere rapporti prematrimoniali è come se si andasse in un appartamento che si desidera acquistare e ci si mettesse dentro prima di aver fatto l’atto di acquisto.
Si tratterebbe di un evidente abuso. Anche perché al mettersi dentro non necessariamente segue l’acquisto.
Così il rapporto prematrimoniale è un abuso del corpo dell’altro.
Ed è anche un’ingiuria verso il suo futuro sposo o verso la sua futura sposa.
5. L’amore vero esige esclusività e donazione totale, come detto prima. Ma questo nei rapporti prematrimoniali molto spesso è viziato dalla contraccezione, che non permette di vivere questa dimensione così importante e necessaria dell’amore.
Conclusioni:
Da quanto detto, comprendiamo la sapienza delle leggi di Dio e della Chiesa che non fanno altro che tutelare il maggior bene, anzi il vero bene dell’uomo, la propria santificazione e la salvezza della propria anima.
Ci si lamenta del fatto che oggi i giovani si siano allontanati dalla fede, ma la verità è che la prima causa di questo allontanamento è il peccato stesso, il quale – secondo san Tommaso d’Aquino – soprattutto se è un peccato che riguarda l’impurità, “acceca” la mente e spegne il gusto delle cose di Dio (cfr. Somma Teologica II-II, 15,3).
Per questo si legge nella Sacra Scrittura che, al contrario, a quei giovani che erano rimasti casti e astinenti, “Dio conferì scienza e cognizione in ogni specie di libro e di sapienza” (Dn 1,17).
Perchè la castità – che significa vivere la propria sessualità secondo Dio nello stato di vita scelto – non è frustrazione, non è repressione, è anzi liberazione, donazione, amore vero, fonte di forza e di ogni ricchezza spirituale e umana.
Allora non è vero che la libertà è fare ciò che si vuole.
Piuttosto è abbraccia la verità con amore, perchè solo la Verità rende liberi.
E la Verità è Cristo stesso, dal quale sgorgano tutte le verità che la Chiesa, con amorevole cura, ha trasmesso e trasmette per il bene dell’uomo.
Credere per provare.