Il 19 dicembre 2024 è apparso su orizzontescuola.it un articolo dal titolo: Insegnare con passione, un giovane professore rivoluziona la didattica: “Rendere l’insegnamento attivo è una mia priorità”. L’articolo, offre l’occasione per riflettere non solo sul valore dell’innovazione nella didattica, ma anche sui fondamenti stessi dell’insegnamento e sul
valore della vocazione alla professione.
Apprezzo che il giovane insegnante sottolinei l’importanza della passione. Tuttavia, come osservo nei miei libri e nell’ultimo in particolare dal titolo “Dal vuoto al senso della vita. Ricerca vocazionale”, la passione da sola non basta: deve essere sostenuta dalla vocazione. È la vocazione, il richiamo profondo a educare e a far crescere le persone, che alimenta e orienta la passione, rendendola efficace e duratura.
Ma torniamo alla didattica. Oggi, la didattica sembra attraversare una trasformazione continua: nuove metodologie, tecnologie e approcci promettono di rendere l’insegnamento più dinamico e coinvolgente. Tecniche come il cooperative learning, il brainstorming e la flipped classroom sono spesso presentate come innovazioni rivoluzionarie. Ma sono davvero così nuove? O sono il frutto del desiderio di vedere innovazioni?
Partiamo dalla traduzione
Molte delle metodologie moderne non sono altro che rielaborazioni di pratiche già esistenti. Ad esempio: Cooperative learning (Apprendimento cooperativo) è l’idea di far lavorare gli studenti in gruppo per imparare e aiutarsi a vicenda. Ahimè, principio non nuovo. Già nelle scuole tradizionali, si dividevano le classi in piccoli gruppi per discutere o risolvere problemi insieme.
Brainstorming (Tempesta di idee) anche questo, nella sua essenza, era già praticato quando si stimolavano discussioni libere tra studenti per generare idee.
Flipped classroom (Aula capovolta), risale al concetto di studiare a casa per dedicare il tempo in aula ad attività pratiche. In passato, molti insegnanti assegnavano letture o esercizi preparatori a casa per poi concentrarsi su discussioni o applicazioni pratiche in classe.
La scuola che tenta di apparire
Queste tecniche, quindi, non sono realmente nuove. Sono adattamenti di idee consolidate, riproposte con un linguaggio moderno e con l’uso di tecnologie digitali. È il frutto del desiderio di trovare visibilità. Il rischio, però, è che si cerchi di mettere “vino nuovo in otri vecchi” (Matteo 9:17), ovvero di applicare innovazioni in sistemi che non sono pronti a sostenerle, con il pericolo di perdere sia il vecchio che il nuovo.
Forma e sostanza
Le metodologie interattive e ludiche possono stimolare gli studenti, ma c’è il rischio di enfatizzare troppo la forma a scapito della sostanza. Ad esempio, trasformare la valutazione in un gioco (gratta e scopri il voto) può ridurre l’ansia da verifica, ma rischia di banalizzarne il valore formativo. Come avverte Nietzsche, “Non siamo mai tanto vulnerabili quanto quando facciamo qualcosa di nuovo”: l’innovazione fine a sé stessa può nascondere un vuoto di significato. E poi l’ansia bisogna contestualizzarla in Ansia da apprendimento e Ansia patologica.
L’ansia da apprendimento è sempre patologica?
L’ansia da apprendimento è una tensione emotiva legata al desiderio di ottenere risultati positivi o evitare errori nel contesto educativo. È naturale e, in piccole dosi, può motivare l’impegno. Tuttavia, se diventa eccessiva, sfocia in ansia patologica, che paralizza il processo di apprendimento, portando a sintomi come difficoltà di concentrazione, senso di inadeguatezza e paura costante del fallimento.
Importanza della fiducia
Una riflessione biblica su questo tema si trova in Isaia 41:10: “Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio.” Questo versetto invita a trovare conforto in una prospettiva di fiducia. Se un docente, un maestro, un professore, un educatore e un genitore infondono fiducia, ogni ansia si tramuta in momenti di apprendimento.
L’ansia, se ben governata, può essere trasformata in un’opportunità di crescita interiore, portandoci ad aumentare autonomia
Contributi di pedagogisti e clinici
Maria Montessori (1870-1952), ci offre un’alternativa che si oppone alla frenesia della didattica moderna. Il suo metodo, fondato sull’autonomia e sull’osservazione, promuove l’apprendimento naturale, senza forzature esterne. Montessori non cedeva alla tentazione di aggiornare continuamente il suo sistema, riconoscendo che l’apprendimento autentico richiede calma, concentrazione e tempo. Secondo Montessori, il ruolo dell’insegnante non è quello di impartire nozioni, ma di creare un ambiente che favorisca la crescita personale. Questo approccio rimane un monito contro l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia, che spesso promette velocità ed efficienza ma non sempre rispetta i tempi e i bisogni degli studenti.
In ambito strettamente clinico psicologico Carl Rogers (1902-1987) nel suo libro “Libertà nell’apprendimento”, sottolinea che l’apprendimento significativo avviene solo in un contesto di libertà, curiosità e motivazione intrinseca. Per Rogers, l’insegnamento efficace non è rigido, ma empatico: l’insegnante deve adattarsi alle esigenze individuali dello studente, creando un ambiente che favorisca la crescita personale. Questo approccio, in contrasto con la frenesia della modernità, ci ricorda che l’apprendimento autentico non può essere imposto né accelerato. È un processo personale e profondo, che richiede tempo e spazio per svilupparsi. Ma, soprattutto, avverte che puoi usare tutta la bravura e la tecnologia possibile ma se non è supportata dall’empatia rimane fredda e non incisiva sui processi di apprendimento.
Le tecnologie e le metodologie moderne possono essere utili strumenti, ma non devono farci perdere di vista l’essenza dell’apprendimento. Come sottolineano Montessori e Rogers, l’educazione è un processo profondo, che richiede attenzione alle esigenze individuali e al ritmo di ciascun studente.
Alla luce di queste riflessioni, la domanda da porsi non è se stiamo innovando abbastanza, ma se stiamo veramente migliorando l’esperienza educativa. Come insegna l’Ecclesiaste: “Nulla è nuovo sotto il sole” (Ecclesiaste 1:9). Forse il cambiamento più autentico sta nel tornare a ciò che conta davvero: la crescita interiore, la curiosità e il rispetto per il percorso unico di ogni studente e non se ci siamo adeguati ai tempi.
Pasquale Riccardi
Bibliografia di approfondimento
Maria Montessori “La mente del bambino: mente assorbente” ed. Garzanti nel 2000
Carl Rogers “Libertà nell’apprendimento” ed. Giunti Editore nel 1973
Pasquale Riccardi “Dal vuoto al senso della vita: ricerca vocazionale Ed. Indipendend Amazon 2024
Pasquale Riccardi “L’equilibrio interno perduto come ritrovarlo ed. D’Ettoris 2024
Ken Robinson – “Fuori di testa: Perché la scuola uccide la creatività” ed. Erickson 2011
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