IL CARDINALE RANIERO CANTALAMESSA, religioso Cappuccino al Capitolo Generale del 26 Agosto 2024
Ispirate e cariche di sapienza le parole dell’ancora allora Predicatore Apostolico il Card. Padre Raniero Cantalamessa.
Ricordando il centenario del Capitolo delle stuoie del 1221, che vide una crescita di frati Minori a migliaia e migliaia, vivo e presente lo stesso San Francesco, Padre Raniero ricorda ciò che era caro a Santo Fondatore:
La regola e la vita dei frati minori e questa, cioè osservare il santo Vangelo del
Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. (Regola Bollata, 1)
Cosa intende dire Padre Raniero, sottolineando l’inizio della Regola, posto anche all’inizio della Relazione introduttiva del Ministro Generale dell’Ordine? Che il Vangelo stesso è Regola per il religioso, certo, secondo il proprio carisma che è come il filtro per seguire Gesù più da vicino. Ma la Regola dei Frati non è altro dal Vangelo. Essa, o le sue interpretazioni, o la vita quotidiana dei frati non
potranno fare dire altro al Vangelo che non sia il Vangelo stesso. Per questo, se nel 1221 si moltiplicavano i frati, e oggi diminuiscono velocemente, almeno in Europa, costringendo a continue, dolorose e repentine chiusure di conventi, dolorose per i fedeli come per i frati stessi, dobbiamo chiederci se in qualche modo al Santo Vangelo, nelle nostre terre, non si stia facendo dire altro.
Certo, la situazione oggi è cambiata, sottolinea Padre Raniero. Se un tempo tutto lo “studio” del religioso era apprendere il senso e il contenuto della Regola, della Costituzioni del proprio Ordine o Istituto, poiché bene conosceva il Vangelo e la Dottrina della Chiesa, oggi non è più così. I nuovi candidati spesso non conoscono il Vangelo e non l’hanno ancora fatto oggetto del proprio più elementare studio, né conoscono la Dottrina di vita della Chiesa. Studio che non sarà l’ermeneutica biblica, ma quello “studio” in ginocchio (Papa Francesco) andando dietro a Gesù umile, povero e crocifisso per conformarsi a Lui. Quel Gesù lebbroso, che trasformò Francesco esso stesso in lebbroso, tanto che
all’inizio i ragazzini di Assisi lo schivavano e gli tiravano sassi, credendolo un matto.
Matti per Cristo, sì, non conformati alla mentalità di questo mondo, che cerca la vita comoda, i vestiti firmati, le automobili, i viaggi … Sì, perché anche questo abbiamo visto.
Ma, allo stesso tempo, abbiamo visto frati, anche giovani frati, non risparmiarsi nella dedizione a Cristo, rinunciando a tutto per possedere Lui solo. Quindi, la Speranza dell’Ordine è riposta in giovani così ed in una formazione e pratica di vita guidata dallo Spirito, che spinge a scelte di abnegazione di sé.
E dunque Padre Raniero conclude la sua parenesi con quelle parole dell’Itinerarium mentis in Deum, famoso opuscolo mistico di San Bonaventura, che qui riportiamo un poco più ampiamente.
6. Morire d’amore. Se poi mi domandi come possano avvenire queste cose, interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non l’intelletto; il gemito della preghiera, non l’attenta lettura; lo sposo, non un maestro; Dio, non un uomo; la caligine, non la chiarezza; non la luce, ma il fuoco che brucia tutto e tutto trasporta in Dio con il rapimento della pietà e l’amore ardentissimo. Questo fuoco è Dio e il suo camino è in Gerusalemme (Is. 31, 9). Cristo lo accende col fuoco della sua ardentissima passione e lo percepisce veramente soltanto colui che dice: La mia anima ha scelto di morire, e le mie ossa vogliono la morte (Gb. 7, 15). Chi ama questa morte potrà vedere Dio perché è verissimo che nessun uomo mi vedrà e vivrà (Es. 33, 20). Moriamo dunque; entriamo nella nube; imponiamo silenzio agli affanni, alle passioni, alle cose sensibili. Passiamo con Cristo crocifisso da questo mondo al Padre (Gv. 13, 1) perché dopo averci mostrato il Padre possiamo dire con Filippo: Questo ci basta (Gv. 14, 8) e ascoltare con Paolo: Ti basta la mia grazia (2Cor. 12, 9); e finalmente esultare con Davide dicendo: Vengono meno la mia carne e il mio cuore. Dio del mio cuore, mia porzione è Dio in eterno. Benedetto il Signore in eterno. E tutto il popolo dirà: sì, sì! E così sia (Sal. 72, 26; 105, 48).

Chi così vuole vivere, e così morire, non avrà il coraggio dell’innamorato di fare tutto per la sua Sposa? Non rinuncerà ad anteporre sé stesso al povero, le proprie comodità e nostalgici affetti allo slancio evangelico di andare e battezzare tutte le genti, avendo come principale libro di studio Cristo Crocifisso, partecipando ai suoi dolori nella sua quotidiana adorazione, come nel curare la piaghe del malato?
Ma non indugiamo oltre ed ascoltiamo le parole del Padre Raniero, Cardinale di Santa Romana Chiesa.

