La Chiesa venera San Gennaro Vescovo e martire. Il martire è un testimone, in questo caso è testimone della fede in Cristo fino a effondere come Lui il sangue. Il 19 settembre 302 presso la Solfatara di Pozzuoli – oggi conosciuta per la risalita del magma e quindi come
minaccia all’incolumità delle persone – al tempo fu il luogo ove Gennaro Vescovo visse la Pasqua.
Gennaro è stato l’uomo della speranza.
Speranza non in modo passivo, ma attivo perché ha riposto se stesso in Cristo. Egli ha avuto la capacità di orientare la sua esistenza alla reale conoscenza della verità, che poi ha incontrato definitivamente il 19 settembre del 302.
La questione del prodigio va vista nell’ottica dell’Eucaristia, evento soprannaturale dal quale scaturiscono gli altri eventi soprannaturali.
San Gennaro da secoli esorta ogni battezzato a vivere la sua vocazione: essere testimoni del Padre in attesa della Parusia. Attendiamo con gioia la liquefazione del suo sangue. Se non dovesse avvenire nulla di catastrofico.
Il cristianesimo è la fede della luce, non delle tenebre (prologo di S. Giovanni).
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