“Notti di affanno mi sono state assegnate”

Marc Chagall, Giobbe, 1975, Collezione privata

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Colore Liturgico Verde

Antifona

Venite: prostrati adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il Signore, nostro Dio.
 (Cf. Sal 94,6-7)


Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B  – 4 Febbraio 2024

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

«Giobbe parlò e disse: “L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario? Come lo schiavo sospira l’ombra e come il mercenario aspetta il suo salario, così a me sono toccati mesi d’illusione e notti di affanno mi sono state assegnate.

Se mi corico dico: Quando mi alzerò? La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba. I miei giorni scorrono più veloci d’una spola, svaniscono senza un filo di speranza.

Ricòrdati che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene”» (Giobbe 7,1-4.6-7).

Il Libro di Giobbe affronta la questione del male e della sofferenza in un innocente, superando il principio di retribuzione sostenuto dalla tradizione ebraica. Piuttosto che rassegnarsi alla vendetta della sorte, il saggio biblico protesta reagendo con dignità, senza rassegnarsi alla disperazione perché il desiderio di Giobbe è conoscere e fare esperienza di Dio; trovare un senso alle sue sofferenze.

Il patriarca risponde alla domanda – «C’è qualcuno che ascolta il mio grido?» – rendendo vera la bella notizia: avere fiducia e stare nella pazienza anche nei momenti peggiori.

Giobbe fa l’esperienza della fragilità del vivere e constata che Dio non elimina ad alcuno le difficoltà e confessa: «un soffio è la mia vita».

Il «Giobbe» fu dipinto (1975) da Chagall che, cresciuto in un ambiente biblico, fu chiamato dapprima «Mosè» e poi «Marc» all’arrivo in Francia, dopo aver lasciato definitivamente la Russia.

La tela conferma quanto la Bibbia sia stata per Chagall la fondamentale sorgente d’ispirazione, dichiarando: «Questo libro promette una libertà diversa, un altro senso della vita».

Giobbe è rappresentato poco vestito, umile e dolente, con lo sguardo chino e la mano destra sul petto, con la moglie appresso, dall’abito rosso che gli porge una tazza o un cofanetto delle donazioni. Di fronte, si vedono numerose persone: donne con figli in braccio e uomini che portano animali per il sacrificio.

Al suono del corno, un angelo blu scende in volo dal cielo portando la Torah. Sulla sinistra, dall’alto, sono dipinti: un Cristo in croce con persone adoranti, numerose persone, uno studioso della Torah.
Chagall si preparò ad illustrare il «Libro dei Libri», motivando così il pellegrinaggio in Terra Santa (1930):

«Ho voluto vedere la Palestina, ho voluto toccare la terra. Sono andato a verificare certi sentimenti, senza la macchina fotografica, senza neanche il pennello. Eppure sono contento di esserci stato. Là, nelle vie a gradinate, migliaia di anni prima camminava Gesù. Da nessun’altra parte ci si sente tanto sgomenti e felici come vedendo la massa millenaria delle pietre e della polvere di Gerusalemme, di Safed, dei monti dove sono sepolti profeti su profeti…».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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