
ora presso il Museo dell’Opera del Duomo.
Colore Liturgico Verde
Antifona
Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria. (Sal 105,47)
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B – 28 Gennaio 2024
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
«Mosè parlò al popolo dicendo: “Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”. Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”» (Deuteronomio 18,15-20).
Il brano del Deuteronomio fa risalire a Mosè l’origine dei profeti e propone una riflessione su chi è inviato da Dio a portare la Sua parola. È infatti il Signore che sceglie, chiama e invia a parlare in suo nome al popolo per guidare e consolare, incoraggiare, esortare e correggere: «Io susciterò loro un profeta e gli porrò in bocca le mie parole». Il vero profeta è il porta-parola di Dio, con il compito di trasmettere al popolo quanto egli riceve dall’alto. Ci sono poi per Dio due tipologie di falsi profeti: chi ha «la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire» o chi parla «in nome di altri dèi». Questi profeti non potranno continuare a lungo nel loro compito.
Il «Profeta Pensoso» è una scultura di Bardi Donato detto Donatello, proveniente dalle fornaci del terzo ordine del campanile della Cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze, databile tra il 1416 e il 1420, conservato al Museo dell’Opera del Duomo. L’opera in marmo bianco, facente parte di un gruppo di statue eseguite per il campanile, sin dall’inizio ha ricevuto diverse attribuzioni a causa della mancanza dell’iscrizione sulla base. È riconosciuto come «Profeta Pensoso» a motivo della postura che lo raffigura concentrato nella riflessione, con la testa leggermente chinata e con la destra, sostenuta dalla sinistra, appoggiata sul mento. Nell’insieme la scultura si caratterizza per il grande movimento e per l’intensa energia.
David Maria Turoldo nella poesia «O sensi miei», si rivolge a Dio con l’invocazione:
«Signore, ancora profeti,
uomini certi di Dio,
uomini dal cuore in fiamme.
E tu a parlare dai loro roveti
sulle macerie delle nostre parole,
dentro il deserto dei templi:
a dire ai poveri
di sperare ancora».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.