
Parigi, Bibliothèque Nationale de France
Antifona
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. (Sal 95,1.6)
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B – 21 Gennaio 2024
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
«Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: “Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico”. Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore. Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: “Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta”. I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece» (Giona 3,1-5.10).
Questo piccolo libro biblico, redatto nel V secolo a.C., racconta di Giona, esistito circa settecento anni prima di Cristo, che è chiamato una seconda volta da Dio per andare a predicare il pentimento agli abitanti di Ninive, la capitale dei nemici Assiri. Il profeta, figlio di Amittài, attraversò la città per un giorno intero ripetendo agli abitanti la brevissima predica: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». I niniviti si convertirono tutti a Dio che li perdonò.
«Scene di Giona» (ms. greco 139, foglio 431v) è una delle quattordici splendide miniature a tutta pagina, tratta dal «Salterio di Parigi», un manoscritto miniato bizantino, realizzato attorno al 950 con colori a tempera e foglia d’oro su pergamena, custodito a Parigi, nella Bibliothèque Nationale de France. La splendida pagina miniata narra a partire dalla destra, la storia del profeta che sta guardando verso l’alto da dove Dio lo invia a predicare la conversione a Ninive, la grande città che vive nel peccato. Giona ha paura e scappa salendo su una nave diretta a Tarshish (Gibilterra) che va nella parte opposta. I marinai gettano in mare il profeta (in basso a sinistra) dove un grosso pesce dopo averlo ingoiato, lo rigetta sulla spiaggia. A quel punto Giona obbedisce alla rinnovata chiamata di Dio (in basso a destra), vince l’apprensione e va a Ninive. La scena finale (sulla sinistra) mostra i niniviti che si convertono e tornano a fare il bene.
J.R.R. Tolkien, poco dopo aver pubblicato «Il Signore degli anelli», si dedicò intensamente a tradurre il Libro di Giona per la «Bibbia di Gerusalemme» in lingua inglese, pubblicata nel 1966. In quel periodo scrisse al nipote:
«Tra l’altro, se mai guardassi l’Antico Testamento, e guardi Giona, scoprirai che la “balena” – non si dice affatto che sia una balena, ma un grosso pesce – è abbastanza irrilevante. Il vero punto è che Dio è molto più misericordioso dei “profeti”, è facilmente commosso dalla penitenza, e non sarà sottoposto nemmeno ad alti ecclesiastici che egli stesso ha nominato».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.