“I NINIVITI SI CONVERTIRONO DALLA LORO CONDOTTA MALVAGIA”

Salterio di Parigi, Scene di Giona, circa 950, ms. greco 139, foglio 431v
Parigi, Bibliothèque Nationale de France

Antifona

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. (Sal 95,1.6)

Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B  – 21 Gennaio 2024

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

«Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: “Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico”. Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore. Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: “Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta”. I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece» (Giona 3,1-5.10).

Questo piccolo libro biblico, redatto nel V secolo a.C., racconta di Giona, esistito circa settecento anni prima di Cristo, che è chiamato una seconda volta da Dio per andare a predicare il pentimento agli abitanti di Ninive, la capitale dei nemici Assiri. Il profeta, figlio di Amittài, attraversò la città per un giorno intero ripetendo agli abitanti la brevissima predica: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». I niniviti si convertirono tutti a Dio che li perdonò.
«Scene di Giona» (ms. greco 139, foglio 431v) è una delle quattordici splendide miniature a tutta pagina, tratta dal «Salterio di Parigi», un manoscritto miniato bizantino, realizzato attorno al 950 con colori a tempera e foglia d’oro su pergamena, custodito a Parigi, nella Bibliothèque Nationale de France. La splendida pagina miniata narra a partire dalla destra, la storia del profeta che sta guardando verso l’alto da dove Dio lo invia a predicare la conversione a Ninive, la grande città che vive nel peccato. Giona ha paura e scappa salendo su una nave diretta a Tarshish (Gibilterra) che va nella parte opposta. I marinai gettano in mare il profeta (in basso a sinistra) dove un grosso pesce dopo averlo ingoiato, lo rigetta sulla spiaggia. A quel punto Giona obbedisce alla rinnovata chiamata di Dio (in basso a destra), vince l’apprensione e va a Ninive. La scena finale (sulla sinistra) mostra i niniviti che si convertono e tornano a fare il bene.
J.R.R. Tolkien, poco dopo aver pubblicato «Il Signore degli anelli», si dedicò intensamente a tradurre il Libro di Giona per la «Bibbia di Gerusalemme» in lingua inglese, pubblicata nel 1966. In quel periodo scrisse al nipote:

«Tra l’altro, se mai guardassi l’Antico Testamento, e guardi Giona, scoprirai che la “balena” – non si dice affatto che sia una balena, ma un grosso pesce – è abbastanza irrilevante. Il vero punto è che Dio è molto più misericordioso dei “profeti”, è facilmente commosso dalla penitenza, e non sarà sottoposto nemmeno ad alti ecclesiastici che egli stesso ha nominato».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

Autore: Libertà e Persona

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