Dichiarazione “Fiducia Supplicans” sul senso pastorale delle benedizioni. Il parere di Padre Livio Fanzaga di Radio Maria (3)

Già il giorno 20 Dicembre Padre Livio Fanzaga, nella trasmissione Lettura cristiana della Cronaca e della storia, si pronunciava sulla Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della fede Fiducia supplicans ottemperando alla sua missione di riferimento per la fede ormai per tantissimi fedeli in Italia e nel mondo: aiutare, in questo caso, a capire il Magistero per poterlo recepire e seguire.

Dichiarava anche che non poteva offrire sufficienti delucidazioni, poiché la Dichiarazione era stata appena

pubblicata e il testo, non breve, meritava attento studio. Ma, ad una prima impressione, il testo appariva a Padre Fanzaga teologicamente solido, come più volte ripeté anche in successivi diversi altri interventi. Ma ciò che gli era stato chiaro, da subito, era la decisa accoglienza della Dichiarazione a partire dal fatto che il documento è di livello magisteriale alto, come, per esempio, la dichiarazione “Dominus Jesus” circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa del 6 Agosto 2006. Questo, a ben chiarire le sue intenzioni, poiché egli ha sempre inteso prestare, come sacerdote e credente, l’ossequio dell’intelletto e della volontà all’insegnamento in genere della Chiesa, a qualunque livello espresso.

Il giorno 21 c.m., a conferma delle intenzioni sue e dell’emittente cattolica Radio Maria, Padre Livio pubblicava, e commentava a viva voce, il seguente testo, IL CARISMA DI PIETRO: PASCERE IL GREGGE, già a suo tempo pubblicato nel suo libro Credo. Le verità fondamentali della fede, Edizioni Sugarco 2015, che ci sembra assai utile per cogliere i termini entro i quali Pare Livio si pone e, come cattolici dovremmo collocare il documento stesso.

Accorato appello di Padre Livio a mantenere il giusto orientamento nell’ascolto degli insegnamenti del Magistero e riferimenti all’infallibilità del Magistero. Nel video, racconta anche del suo iniziale sgomento quando sentì dai mass media della “apertura del Papa alla benedizione delle coppie omosessuali”, ma si sentì ampiamente rassicurato dopo aver letto il documento stesso che spiega ben altro.

Tali termini vanno ben conosciuti per comprendere in quale misura si adattino alla comprensione e recepimento del documento stesso da parte di Pastori, Sacerdoti e fedeli.

Cari amici, in questi giorni la Santa Sede ha pubblicato un Documento del Sommo Pontefice, “Fiducia Supplians”  che ha un grado magisteriale paragonabile al celebre “Dominus Jesus”, col quale la Chiesa poneva una netta distinzione fra “La Divina Rivelazione” e le “Credenze religiose” delle altre religioni. Si tratta di insegnamenti importanti e vincolanti che impegnano il Carisma di Pietro e che non possono essere degradati a opinioni da discutere. Questo avviene perché nella nostra società mass-mediatica, dove domina la dittatura del relativismo, non esiste più la Verità e l’ Autorità che la custodisce. Tuttavia la Chiesa di Gesù Cristo è tutt’altra cosa ed è bene che ce ne rendiamo conto.

Vostro Padre Livio

Il Collegio episcopale e  il suo Capo, il Papa

La struttura gerarchica della Chiesa è ben visibile nei Vangeli, laddove appare con chiarezza che Gesù Cristo ha scelto i “Dodici” “sotto forma di un collegio  o di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro….Come San Pietro e gli altri Apostoli costituirono, per istituzione del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il Romano Pontefice, Successore di Pietro, e i Vescovi, successori degli Apostoli, sono fra loro uniti” (Lumen Gentium, 19; 22).

A questo riguardo è fondamentale il passo del Vangelo nel quale appare evidente la volontà di Cristo di fare di Simone, al quale diede il nome di Pietro, la pietra su cui costruire la sua Chiesa ( Matteo, 16,18). A lui ne ha affidato le chiavi (Matteo, 16,19). Lui ha costituito pastore di tutto il gregge (Giovanni, 21,15-17). Tuttavia l’incarico di legare e sciogliere, che è stato dato al solo Pietro, è stato pure concesso al collegio apostolico, unito al suo capo (Matteo, 18,18).

Da questa precisa volontà di Cristo la Chiesa ha tratto la consapevolezza della sua costituzione gerarchica, comprendendo sempre più profondamente, lungo il corso dei secoli, il ministero petrino proprio del sommo Pontefice, e quello del Collegio dei Vescovi con il loro capo, il Papa.

Il Papa, Vescovo di Roma e Successore di San Pietro, “è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli” (Lumen gentium, 23).  Infatti “il Romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di Vicario di Cristo e di Pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente” (Lumen gentium, 22).

Il Collegio o Corpo dei Vescovi “non ha autorità, se non lo si concepisce  insieme con il Romano Pontefice … quale suo capo. Come tale, questo Collegio è pure soggetto di suprema e piena potestà su tutta la Chiesa: potestà che non può essere esercitata se non con il consenso del Romano Pontefice” (Lumen gentium, 22). Tale potestà è esercitata in modo solenne sulla Chiesa universale nel Concilio Ecumenico. Tuttavia bisogna sottolineare che “mai si ha Concilio Ecumenico che come tale non sia confermato o almeno accettato dal Successore di Pietro” (Lumen gentium, 22).

I Vescovi presi singolarmente sono il principio visibile e il fondamento dell’unità nelle loro Chiese particolari. Nel medesimo tempo, in quanto membri del Collegio episcopale, “ognuno di loro è partecipe della sollecitudine per tutte le Chiese” (Christus Dominus, 3) e la esercita innanzi tutto reggendo bene la propria Chiesa come porzione della Chiesa universale “ (Lumen gentium, 23).

“Ma i Vescovi non devono essere considerati come i vicari del Papa, la cui autorità ordinaria e immediata su tutta la Chiesa non annulla quella dei Vescovi, ma anzi la conferma e la difende.  Tale autorità deve esercitarsi in comunione con tutta la Chiesa sotto la guida del Papa” (Catechismo C. C. 895).

Il carisma dell’infallibilità dato da Gesù Cristo alla Chiesa

Il Collegio episcopale con il suo Capo, il Papa, svolge il triplice ufficio di insegnare, di santificare e di governare la Chiesa.  In questo modo adempie al compito  affidatogli  da Cristo Buon Pastore.

Al dovere di annunziare il Vangelo in tutto il mondo, secondo il comando del Signore (Marco 16,11), si connette il tema di grande importanza che riguarda l’infallibilità del Magistero ecclesiastico. L’infallibilità è propria di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, la Verità e la Luce del mondo. Egli ha voluto rendere partecipe la Chiesa della sua infallibilità. L’intero Popolo di Dio infatti ne partecipa  in quanto,  mediante il senso soprannaturale della fede, aderisce indefettibilmente alle verità rivelate, sotto la guida del Magistero vivente della Chiesa, (cfr Lumen gentium, 25).

Gesù Cristo però, al fine di salvaguardare dalle deviazioni e dai tradimenti della verità e per garantire la possibilità oggettiva di professare senza errore l’autentica fede, “ha dotato i Pastori del carisma dell’infallibilità in materia di fede e di costumi” (Catechismo C. C. 890).  Si tratta di un dono e nel medesimo tempo di un compito pastorale del Magistero affinché il Popolo di Dio rimanga nella verità e cammini in essa.

 “L’esercizio di questo carisma può avere parecchie modalità” (Catechismo C. C. 890):

 Essa riguarda in primo luogo il Romano Pontefice, il quale è infallibile quando “quale supremo Pastore e Dottore di tutti i fedeli, proclama con un atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale”  (Lumen gentium, 25).

 L’infallibilità “risiede pure nel Corpo episcopale quando questi esercita il supremo Magistero col Successore di Pietro, soprattutto in un Concilio Ecumenico” (Lumen gentium, 25).

Anche il Magistero ordinario della Chiesa tuttavia gode di una speciale assistenza divina, in particolare il Vescovo di Roma, Pastore di tutta la Chiesa, quando “pur senza arrivare ad una definizione infallibile e senza pronunciarsi in maniera definitiva, propone, nell’esercizio del Magistero ordinario, un insegnamento che porta a una migliore intelligenza della Rivelazione in materia di fede e di costumi”  (Catechismo C,. C. 892). 

Quando il Magistero della Chiesa si esprime in modo infallibile, è necessaria in tutti i fedeli “l’obbedienza della fede”.  Tuttavia anche al Magistero ordinario si deve “aderire col religioso ossequio dello Spirito” (Lumen gentium 26). È agli Apostoli e ai loro successori infatti che Cristo ha detto: “ Chi ascolta voi, ascolta me, chi disprezza voi, disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato” (Luca, 10,16).

Un primo nostro parere sul testo di padre Livio Fanzaga

Da subito, si nota che Padre Livio Fanzaga, cui dobbiamo moltissimo nella Chiesa per la fedeltà dottrinale e coerenza con la quale svolge il suo ministero, supplendo a molte carenze interne al tessuto ecclesiale, intende il documento come Documento del Sommo Pontefice”, operando una semplificazione dei termini. Questo perché, probabilmente, essendo stato il documento controfirmato dal Santo Padre, lo ritiene, di fatto, suo nel momento in cui i diversi Dicasteri operano per e in nome del Santo Padre. Ciò è vero, ma lo stesso Prefetto Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ si esprime diversamente nella sua presentazione iniziale, nelle prime righe:

… non è mancato il confronto con il Santo Padre. La Dichiarazione è stata, infine, sottoposta all’esame del Santo Padre, che l’ha approvata con la sua firma.

Perché propongo questo distinguo? Perché il Santo Padre se, nelle linee generali, approva il documento, non significa che lo condivida in tutti i singoli aspetti, per esempio, circa la sua formulazione, o circa certi modi di esprimere talune questioni, che sembrano rivestire aspetti secondari, o che aprono a interrogativi non secondari e tali da aver suscitato immediate e non poche remore in numerosissime persone di Chiesa, come pure fedeli e conferenze episcopali.

Possiamo considerare il documento del Dicastero, e firmato dal Santo Padre, di per sé quale atto proprio del Dicastero, almeno fino a comunicazioni diverse. La firma del Santo Padre, ovviamente, ne aumenta il valore.

Il testo che poi Padre Livio cita da un suo libro si riferisce, invece, all’infallibilità. Ora, l’infallibilità attraversa i tempi ed un suo pronunciamento non può essere in alcun modo modificato. Non possiamo non chiederci come questa dichiarazione sia infallibile (vincolante certo, ma non necessariamente infallibile) se solo pochi anni fa la Congregazione per la Dottrina della Fede ne pubblicò un altro sullo stesso tema negando ogni possibilità alle benedizioni di coppie di fatto, non regolari dunque, di ricevere benedizioni. Riportiamo le parole del Card. Muller già pubblicate nel nostro precedente articolo.

l’ultimo pronunciamento magisteriale su questo tema è stato dato dalla stessa Congregazione per la Dottrina della Fede nel marzo 2021, meno di tre anni fa, negando categoricamente la possibilità di benedire queste unioni. Questo vale sia per le benedizioni pubbliche che per quelle private di persone in condizioni di vita peccaminose.

Come fa FS a giustificare il fatto che, pur proponendo una nuova dottrina, non nega ciò che affermava il precedente documento del 2021?

Se il criterio fosse l’infallibilità, anche il documento del 2021 sarebbe infallibile. Ci troveremmo di fronte a due documenti “infallibili” che asseriscono l’uno il contrario dell’altro, il che non sarebbe possibile.

È pur vero quanto lo stesso Padre Livio cita dal Catechismo della Chiesa Cattolica:

Anche il Magistero ordinario della Chiesa tuttavia gode di una speciale assistenza divina, in particolare il Vescovo di Roma, Pastore di tutta la Chiesa, quando “ pur senza arrivare ad una definizione infallibile e senza pronunciarsi in maniera definitiva, propone, nell’esercizio del Magistero ordinario, un insegnamento che porta a una migliore intelligenza della Rivelazione in materia di fede e di costumi”  (Catechismo C. C. 892). 

Quindi, credo che l’affermazione del Padre Livio a riguardo della Dichiarazione vada intesa in quanto la indica come documento vincolante hic et nunc, qui e ora, a dispetto di un precedente documento, che però, esplicitamente, il nuovo non vuole negare. Il problema è che se il nuovo non vuole negare né il precedente, né i precedenti e la distanza nel tempo è per di più assolutamente esigua, si pongono seri interrogativi. Non dimentichiamo, oltretutto, che nel 2021 il Pontefice era anche il medesimo. Ma fosse stato un altro pontefice, il problema rimarrebbe.

Non parlerei dunque, in questo caso, di infallibilità nell’applicazione della norma morale, ma di opportunità pastorale, non morale, come fa la stessa Dichiarazione fin dalla Presentazione, ove dice: significato pastorale delle benedizioni.

Articoli precedenti

“FIDUCIA SUPPLICANS”. Come intendere, recepire e attuare la Dichiarazione “Sul senso pastorale delle benedizioni” (1)  23 Dicembre 2023 da Marcello Giuliano
IL PARERE DEL CARDINAL GERHARD LUDWIG MÜLLER circa la Dichiarazione “Fiducia Supplicans” sul senso pastorale delle benedizioni (2) 23 Dicembre 2023 | Da Marcello Giuliano

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Autore: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O.F.M.Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Di prossima uscita Gesù è veramente risorto?

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