
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re Dell’ Universo – XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A – 26 Novembre 2023
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che hai voluto ricapitolare tutte le cose
in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo,
fa’ che ogni creatura,
libera dalla schiavitù del peccato,
ti serva e ti lodi senza fine.
«Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri» (Ezechièle 34,11-12.15-17).
Da sempre, la Chiesa celebra nel Figlio di Dio sia il «Signore» sia il «pastore». Soprattutto, nell’ultima Domenica dell’anno liturgico, si contempla nel Cristo il suo essere il Signore dell’universo e, contemporaneamente, il Pastore bello e buono. Lo richiama il brano tratto da Ezechiele:
«Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata».
Accanto ai numerosi riferimenti ai pastori, presenti nel Vecchio Testamento, la conclusione del testo – «Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri» – ricorda che la figura del pastore sollecito non è disgiunta da quella del giudice giusto. Il Cristo sarà in tutto la testimonianza suprema.
Tra i magnifici capitelli romanici della Chiesa di S. Saturnino (seconda metà XII sec.), adibita all’abbazia e poi al priorato, (Chanteuges, Alta Loira), nella navata sud si distingue quello dei «portatori di pecore». L’opera d’arte presenta due giovani perfettamente simmetrici, dai capelli a ciocche arrotondate, con un ginocchio a terra e l’altro in avanti, in atto di riverenza, vestiti con veste corta e calzamaglia, con sulle spalle una pecora dalla coda che termina in un motivo vegetale.
La scultura racconta il momento in cui i due si fermano per fare un’offerta che si fa dono. Portare una pecora sulle spalle rende immediatamente comprensibile il rapporto individuale dell’uomo con l’animale che qualifica il pastore come una particolare figura di mediatore con le altre creature.
Godiamoci «Il pastore» di William Blake (1757-1827), poeta, incisore, pittore.
«Quanto è dolce la sorte del pastore!
Vaga dal far del giorno fino a sera,
seguendo le sue pecore, e la sua bocca
gli s’empie di preghiere nell’udire
l’innocente richiamo dell’agnello,
e della madre la risposta tenera.
Vigila mentre loro stanno in pace,
sapendo che il Pastore gli è vicino».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.