Da ilsussdiario.net
Pubblicazionedel 25.04.2023 di Alfredo Tradigo
Da quando Lucio Fontana ha trapassato a sorpresa i suoi quadri di tagli e fori; da quando Jackson Pollock ha fatto sgocciolare i colori su enormi tele stese sul pavimento; da quando Alberto Burri ha realizzato le sue composizioni pittoriche con vecchi sacchi di iuta o riquadri di terra screpolata per la siccità; da quando tutto questo è avvenuto, l’arte pittorica dal Novecento in poi è diventata muscolare, fatta di gesti di rottura con i limiti delle superfici e dei volumi. Qualcosa che da lontano assomiglia alle performances
dei ragazzi di Ultima Generazione, imbrattatori di monumenti.
Per tentare di capire la simbolicità dei loro gesti, al di là di ogni considerazione morale e di buon senso, basterebbe riandare a qualsiasi edizione della Biennale d’arte di Venezia. Ma forse, andando più in profondità nel tempo, riandare all’origine dell’Informale, seguendo l’avventura pittorica dei discepoli di Pollock, che aderirono al movimento newyorkese “action painting”. Tra di essi incontriamo un artista molto … (Articolo completo su ilsussidiario.net QUI. Pubblicato anche sul Blog di Alfredo Tràdigo QUI)