
Antifona
Giunga fino a te la mia preghiera,
tendi l’orecchio alla mia supplica, Signore. (Sal 87,3)
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A – 12 Ottobre 2023
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
«La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano. Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano. Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta, chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni; poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei, appare loro benevola per le strade e in ogni progetto va loro incontro» (Sapienza 6,12-16).
Il nostro brano che si trova nella seconda sezione del libro della Sapienza (6,1-11,3) dove si elogia la sapienza quale guida certa al supremo bene di ogni persona, contiene le riflessioni di un ebreo osservante della diaspora (circa il 50 a.C.) probabilmente maestro ad Alessandria d’Egitto. L’autore cerca di esporre alla luce della fede in Dio e con il linguaggio della cultura greca, tre grandi problemi: la dottrina dell’immortalità beata dei giusti, la Sapienza come dono divino che guida la vita dei credenti, la vicenda dell’esodo biblico, simbolo della lotta tra bene e male. La Sapienza è «splendida», facile da trovare, si dona agli uomini e alle donne che la cercano e, perciò, «Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta». La ricerca della Sapienza è sempre premiata: «chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni» e si sentirà sicuro nel cammino.
«Allegorie di Cristo e della Sapienza Divina circondate da personaggi biblici» è l’illustrazione a tutta pagina, di artista sconosciuto, miniata ad inchiostro e pigmenti a tempera su pergamena, riccamente adornata con foglie d’oro e d’argento. Identificata come «sapientia», la Sapienza Divina è la figura centrale incoronata che, nella parte superiore dell’immagine, sostiene con le mani alzate l’arco del cielo. Al di sopra sta il Cristo mentre sulla terra, accanto alla Sapienza compaiono Davide (a sinistra) e Abramo (a destra) e, più sotto, Zaccaria, padre di Giovanni Battista e Abramo. In basso, sono raffigurati il patriarca Giacobbe (al centro), Isaia e Daniele (rispettivamente a sinistra e a destra).
Questa simbolica interpretazione della Divina Sapienza fu dipinta a tempera su pergamena nel foglio 11r del Messale, miniato dalla prima pagina all’ultima, nello scriptorium dell’abbazia di S. Michele a Hildesheim intorno al 1170. Tra i migliori manoscritti miniati sopravvissuti dal Medioevo è conservato dal 1997 al J. Paul Getty Museum, Los Angeles.
Con le parole dell’Inno dell’Ufficio delle letture (mercoledì XVI settimana del tempo ordinario), preghiamo:
«Cristo, sapienza eterna,
donaci di gustare
la tua dolce amicizia.
Angelo del consiglio
guida e proteggi il popolo
che spera nel tuo nome».
don Tarcisio Tironi
dal M.A.C.S.
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