Dal Diario Facebook del 7 Novembre 2023
Un dettaglio sorprendente nella cattedrale di Atri (TE): la MANDORLA, che abitualmente connota la gloria di Cristo Signore, qui incornicia anche Gesù Bambino nella Natività. E addirittura la mandorla è reiterata pure nella inconsueta iconografia della Trinità.
Entriamo in questo simbolo densissimo della mandorla, o amigdala, atavico emblema di fecondità femminile in tutte le antiche civiltà.
Graficamente essa nasce come ogiva ottenuta da due cerchi dello stesso raggio, intersecantisi in modo tale che il centro di ogni cerchio si trovi sulla circonferenza dell’altro.
In forma di PESCE la mandorla irrompe nella primigenia iconografia cristiana e nelle catacombe come cifrato segno di riconoscimento fra i battezzati in tempi di persecuzioni, perché le lettere che formano la parola “pesce” in greco, quando sono scritte in maiuscolo (ΙΧΘΥΣ), formano un acronimo con le iniziali dell’espressione “Iēsous Christos Theou Yios Sōtēr” che significa “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore” (in greco antico Ἰησοῦς Χριστός, Θεοῦ ͑Υιός, Σωτήρ).
Nella sua apparenza più elementare la mandorla è il delizioso frutto secco che possiamo gustare solo rompendo e attraversando il duro guscio il quale evoca il legno della croce.
Come intersezione di due cerchi essa rappresenta la perfezione dell’umano e del divino in una sola Persona: l’unità duale di Gesù Cristo.
Ma ad Atri c’è di più: le tre Persone della Trinità hanno un solo corpo – quello di Cristo – e i tre identici volti che ci guardano negli occhi (Gesù frontale e il Padre e lo Spirito di tre quarti) entro i tre cerchi delle aureole intersecantesi.
La mandorla: la paterna maternità di Dio, sorgente di gaudiosa e dolorosa e gloriosa fecondità umana.





