Antifona
Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi,
l’hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato,
non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti.
Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da’ gloria al tuo nome, Signore,
fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia. (Dn 3,31.29.43.42)
Commento artistico-spirituale al Vangelo della XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A 01 Ottobre 2023
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
«Così dice il Signore: “Voi dite: ‘Non è retto il modo di agire del Signore’. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere sé stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà”» (Ezechièle 18,25-28)
Ezechiele si rivolge ai deportati a Babilonia (VI secolo a.C.) che, scoraggiati per la distruzione di Gerusalemme e per la deportazione, tentano d’incolpare Dio per la loro situazione: «Voi dite: Non è retto il modo di agire del Signore». Attraverso il profeta, Dio pone una domanda per far emergere l’atteggiamento sbagliato di chi si ritiene giusto e accusa sempre gli altri: «Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?». Gli Israeliti a quel punto devono cercare la risposta al problema del male nella responsabilità di ogni persona, creata nella e per la libertà, e non in Dio a cui invece sta a cuore che la riflessione individuale porti una crescita di vita, anzitutto per sé stessi: «Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».
Quante volte i Giudei in esilio avranno sognato la Città Santa vista dal Getsemani come appare dal dipinto ad olio su tela – «Gerusalemme dal Monte degli Ulivi, Alba» – che Edward Lear dipinse nel 1859. L’artista era stato in Palestina l’anno prima, per due settimane, a preparare con cura questa visione, narrata successivamente con cinque quadri, di cui questo è il più riuscito. Lear conferma d’essere un pittore molto abile nel rappresentare paesaggi puri e tersi, nella ricerca ordinata dei vari piani come risulta dalla vista mattutina dal Monte degli Ulivi, a sinistra, su Gerusalemme cinta dalle mura e dominata dal Monte del Tempio con la cupola della Roccia.
Papa Francesco e il grande Imam Ahmad Al-Tayyib, hanno sottolineato (4.2.2019) l’urgenza di prendere coscienza delle proprie responsabilità e nel contempo di promuovere la solidarietà universale. Tra l’altro hanno dichiarato: «Noi credenti in Dio, […] Ci rivolgiamo agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura in ogni parte del mondo, affinché riscoprano i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di diffonderli ovunque».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
