Antifona
Rallegriamoci tutti nel Signore,
in questa solennità della Vergine Maria;
della sua Assunzione si allietano gli angeli
e lodano il Figlio di Dio.
Commento artistico-spirituale al Vangelo della ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (MESSA DEL GIORNO) – SOLENNITÀ – Martedì 15 Agosto 2023
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
«Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo”» (Apocalisse 11,19; 12,1-6.10)
È stato sant’Epifanio, vescovo di Salamina (Cipro), morto nel 403, a dare inizio alla tradizione d’identificare la donna fasciata di luce, in Maria che genera il Cristo, secondo la descrizione di S. Giovanni nell’Apocalisse. Da allora su questa immagine tra le più conosciute dai credenti, esistono numerose centinaia di testimonianze della letteratura cristiana, dell’arte, della liturgia e della pietà popolare.
La stupenda pagina (f.13r) del manoscritto miniato su pergamena, realizzato in ambito olandese nel XV secolo intitolato «Apocalypse flamande», conservato alla Biblioteca nazionale di Francia, racconta in immagini il testo biblico «Donna e drago».
Al centro, in alto, un drago rosso dalle sette teste, tenuto a distanza dall’arcangelo Michele, cerca di divorare il figlio appena nato che la madre consegna a un angelo affinché subito lo porti a Dio. La donna, circondata dalla luce divina («vestita di sole»), tiene sul capo una corona di dodici stelle segno delle tribù d’Israele e sotto i piedi la luna simbolo della morte e della mortalità. Nel centro, la donna dotata di ali e accompagnata da un angelo, sta fuggendo «nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio» al sicuro e dove il drago ormai vinto non può entrare, come si vede nella scena conclusiva posta in basso.
Il poeta John Donne (1572-1631) in uno dei «Sonetti sacri», ricorda che siamo di cielo e perciò smaschera la morte:
«O non vantarti, o morte, anche se sei chiamata
potente e spaventosa, perché non sei così.
Quelli che pensi di distruggere,
non muoiono, povera morte,
e ora tu farmi morir non puoi».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
