“La chiave della casa di Davide”

Andrea di Buonaiuto, Cristo nella Gloria, registro superiore degli affreschi della Chiesa Militante e Trionfante, 1365-1367, Firenze, Santa Maria Novella

Colletta

O Padre, fonte di sapienza,
che sulla solida fede dell’apostolo Pietro
hai posto il fondamento della tua Chiesa,
dona a quanti riconoscono in Gesù di ±azaret
il Figlio del Dio vivente
di diventare pietre vive
per l’edificazione del tuo regno.

Commento artistico-spirituale al Vangelo della XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A 27 Giugno 2023

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

«Così dice il Signore a Sebna, maggiordomo del palazzo: “Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. In quel giorno avverrà che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua cintura e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un piolo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre» (Isaìa 22,19-23)

Il profeta Isaia ci parla di due ministri ebrei. Sebna occupava la carica del primo ministro durante il regno di Ezechia (727-698 a.C.) ma avendo abusato dei previlegi del suo ufficio, viene sostituito. Isaia annuncia pertanto che il nuovo «maggiordomo del palazzo» è Eliakìm, il suo nome significa «Dio rialza». Il rituale dell’investitura prevedeva la tunica di rappresentanza, la fascia dell’incarico e soprattutto il gesto del re che poneva sulle spalle dell’eletto «la chiave della casa di Davide» quale segno della responsabilità che andava ad assumere. La chiave che permette, a chi la possiede, di entrare e uscire è simbolo d’autorità su un regno, una città o una casa.

Il «servo» fedele Eliakim fa intravvedere il Cristo, vero servitore della casa di Davide, che, secondo il Vangelo, applica alla missione di Pietro lo stesso simbolo: «A te darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Matteo 16,19).

Il «Cristo nella Gloria», si trova nel registro superiore dell’affresco della «Chiesa Militante e Trionfante», dipinto (1365-1367) da Andrea di Buonaiuto, nella cappella spagnola di Santa Maria Novella a Firenze. La scena che fa parte degli affreschi sull’ordine domenicano è ambientata nel paradiso. Una parte delle beate, insieme alle altre donne e alla compagnia dei beati, sono in contemplazione del Cristo glorioso che, seduto sull’arcobaleno, si staglia solenne dentro una grande aureola circolare. In posizione centrale, Egli ci guarda mostrando con la mano destra il libro della Parola e impugnando con la sinistra la chiave di Davide.

Sotto il Cristo trionfante è raffigurato un trono regale dove sul libro aperto è adagiato l’agnello mistico, sotto lo sguardo adorante degli Evangelisti descritti nell’iconografia degli elementi alati (leone, toro, aquila, uomo) derivati da Ezechiele e poi dall’Apocalisse.

Un’antifona della liturgia pre-natalizia invoca: «O Chiave di Davide, scettro della casa d’Israele, che apri e nessuno può chiudere, chiudi e nessuno può aprire: vieni, libera l’uomo prigioniero, che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte».

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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