
Antifona
Nella nube luminosa apparve lo Spirito Santo e si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato:
in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». (Cf. Mt 17,5)
Commento artistico-spirituale alla prima lettura della celebrazione Eucaristica della Trasfigurazione del Signore – ANNO A – 06 Agosto 2023
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
«Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti.
Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto» (Daniele 7,9-10.13-14).
L’iconografia presenta il profeta Daniele con il berretto frigio – copricapo rosso conico con la punta ripiegata in avanti – a ricordo di essere stato deportato in Babilonia nel 597 a. C. e di aver vissuto alla corte del re Nabucodonosor fino alla morte (539). All’inizio della seconda parte del libro a lui attribuito, «Dio giudica» (come significa il suo nome in ebraico) scrive il brano citato che, nello stile apocalittico, elenca due originalità. Alla fine di una visione in cui il male, simboleggiato da bestie grandi e terribili, si abbatte sui tutti i popoli «ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo» il cui regno non sarà più distrutto.
In questa visione citata da Gesù – «Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria» (Luca 21,27) – c’è la solenne dichiarazione che Dio ha sempre la meglio sul male e sul peccato ora e, alla fine del tempo, in modo definitivo.
Troviamo l’altra particolarità «scritta» nell’affresco del XIV secolo «L’Antico dei Giorni», firmato dall’artista Damiano, proveniente dal complesso monastico medievale da Ubisi, un villaggio nel comune di Kharagauli nella regione di Imereti (Georgia).
Nell’arte cristiana ortodossa, a partire dal VI secolo d. C., il Cristo è raffigurato a volte (lo mostra l’affresco) in qualità di un Anziano, come «L’Antico dei Giorni», per mostrare simbolicamente che è esistito dall’eternità, e talvolta come un giovane o un bambino, per dimostrare la Sua incarnazione.
Dietro la raffinata raffigurazione del volto, nell’aureola dorata si legge la croce nimbata che rimanda al Salvatore, come conferma il rotolo della Parola mostrato con la mano sinistra.
Gustiamo la conclusione della poesia «Gesù figlio dell’uomo» di Kahlil Gibran:
«Il vento può soffiare e placarsi,
e il mare fluire e rifluire:
ma il cuore della vita
è sfera immobile e serena,
e in quel punto rifulge
una stella che è fissa in eterno».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.