
Fonte sito dei Carmelitani spagnoli
“Due fiori colti dal Cielo per la GMG 2023” non è un’affermazione insensata, assurda o sadica. Frey Pablo, giovane di nemmeno 22 anni, ha sognato questa GMG per annunciarvi, dalla terra o dal Cielo, la sua Speranza in Gesù, vita e sua gioia; e Sr. Elvira, carica di anni dopo aver servito sempre i giovani più derelitti.
Non hanno potuto partecipare di persona, su questa terra, ma la stanno facendo dal Cielo. E per questo si
erano preparati, come scrive Frey Pablo nella sua lettera al Santo Padre. Come riportato da La Nuova Bussola Quotidiana del 3 Agosto 2023, e dal sito dei Padri Carmelitani di Spagna (QUI), Sabato 15 luglio, vigilia della Madonna del Carmelo, a poco meno dei 22 anni che avrebbe compiuti il 26 Luglio, è nato al Cielo Frey Pablo Maria de la Cruz Alonso Hidalgo.
Frey Pablo ha pronunciato i voti come carmelitano, “in articulo mortis”, il 25 giugno scorso; tre settimane prima di morire; appena quattro giorni prima di essere stato ammesso al noviziato. Desiderava ardentemente partecipare alla Giornata mondiale della gioventù 2023 a Lisbona, ma le sue forze non gli avrebbero permesso una presenza fisica, come scriveva lui stesso al Santo Padre il 12 luglio 2023 in una lettera che i suoi confratelli hanno fatto pervenire al Santo Padre lo scorso Sabato, Festa di Santa Marta:
«Non so se, quando riceverà questa lettera, potrò accompagnarvi nella preghiera, o se Dio, nella sua infinita misericordia, mi avrà già chiamato. In tal caso, spero che Egli mi permetta di darvi una mano – e tanto meglio – dal Cielo».
Nella lettera al Papa, Frey Pablo racconta cosa sia stata per lui la malattia: la scoperta della forza del dolore salvifico di Cristo (cf Giovanni Paolo II, Salvifici doloris) , ma coma di significato perché vissuta nel mistero della Redenzione, collaborando all’opera salvifica di Gesù.
«Sono consapevole che tutto ha una ragione nel piano di Dio. Tra alti e bassi, giorni migliori e peggiori, e con molta purificazione attraverso la malattia, oggi guardo la mia vita e posso confessare che sono stato e sono felice». E questo perché, assicurava il carmelitano, «ho scoperto che il centro della mia vita non è la malattia, ma Cristo».
Questa scoperta ha condotto Frey Pablo de la Cruz al desiderio di evangelizzare, perché anche altri comprendano le meraviglie che il Signore compie in chi lo cerca con cuore sincero e per questo sarebbe voluto essere presente alla GMG 2023:
«So per esperienza che nessuno può spegnere il fuoco interiore che può avere un giovane innamorato di Gesù. Prego il Signore che questo fuoco dell’amore di Dio arda a Lisbona, e come vorrei che i giovani conoscessero Gesù, il mio Amato!
Mi ha dato tanto, mi ha consolato tanto, mi ha reso così felice. Fisicamente sono senza forze, ma la comunione dei santi – aggiungeva fra Pablo – mi permetterà di partecipare con voi in modo più profondo e non meno vicino».
Ascoltiamolo nelle parole che ha rivolto al Santo Padre!
Lettera a Papa Francesco
2 agosto, 2023 / Carmelitas
¡El Cielo existe! Carta de fray Pablo María de la Cruz, carmelita, al Papa Francisco. JMJ de Lisboa. 2 de agosto de 2023
Caro Papa Francesco. Sono Fray Pablo María de la Cruz Alonso Hidalgo, carmelitano. Ho 21 anni. Il 25 giugno 2023 ho ricevuto la grazia di essere ammesso alla professione religiosa, “in articulo mortis”, facendo voto di povertà, obbedienza e castità nell’Ordine del Carmen, nel Convento di S. Andrés de Salamanca, dove visse San Giovanni della Croce. A questo punto non posso che ringraziare Dio per questo immeritato e grande dono che la nostra Madre Chiesa mi ha fatto attraverso l’Ordine del Carmelo. Il progetto di vita non potrebbe essere più affascinante: “vivere nel dono di Gesù Cristo”.
Combatto il sarcoma di Ewing da 6 anni. Sono consapevole che tutto ha una ragione nel disegno di Dio. Tra alti e bassi, giorni migliori e giorni peggiori, e con molta purificazione attraverso la malattia, oggi guardo la mia vita e posso confessare che sono stato e sono felice. Ho scoperto che il centro della mia vita non è la malattia, ma Cristo. Come ho detto ai miei amici, alla mia famiglia, ai miei fratelli carmelitani: “Per la sofferenza nella malattia ho incontrato Dio, e per la morte nella malattia andrò con Lui. E per questo lo ringrazio”. Attualmente mi trovo nel reparto palliativo dell’Hospital Clínico Universitario de Salamanca e ho la sensazione che il Padre, nella sua infinita misericordia, mi chiamerà molto presto per stare con Lui. I medici, in questo tratto finale, mi hanno dato grande novità: che potrò ritornare al convento, e, lì, dare la mia vita a Gesù, morendo a El Carmen de Abajo, dove ho ricevuto tante grazie ai piedi della Virgen del Carmen. Il mistero della croce ha presieduto la mia vita, ma posso gridare forte, con san Tito Brandsma, al quale mi sono affidato qualche mese fa: “La croce è la mia gioia, non il mio dolore”. Non sono stata però sola in questo periodo di malattia, Gesù Eucaristia mi ha accompagnato ogni giorno, essendo Lui il miglior palliativo e la migliore medicina per il mio dolore. L’ho già detto perché lo annuncino al mio funerale, che “chi vuole parlare con me è molto facile, che viene all’Eucaristia, mi ha sempre online lì. OH Se sentiamo lo stesso fuoco nell’amore di Gesù-Eucaristia, io e te, fratello, siamo UNO!” Ho voluto partecipare alla GMG di Lisbona con voi e con tanti giovani di tutto il mondo che in quei giorni si recheranno lì. So per esperienza che il fuoco interiore che può avere un giovane innamorato di Gesù non può essere spento da nessuno. Chiedo al Signore che questo fuoco dell’Amore di Dio bruci a Lisbona. Come vorrei che i giovani conoscessero Gesù, mio Amato! Mi ha dato tanto! Mi ha consolato tanto. Mi ha reso così felice! Fisicamente sono senza forze, ma la comunione dei santi mi permetterà di partecipare in modo più profondo e non meno intimo con voi, infatti non so se, quando riceverò questa lettera, potrò accompagnarvi nella preghiera, o, se Dio nella sua infinita misericordia, mi avrà già chiamato. In tal caso, spero che mi permetterai allora di darti una mano – e molto meglio! – dal Cielo, combinando guai e baldoria, come ben dici. Ho chiesto con insistenza al Signore di essere piccolo e povero, e così essere vicino ai piccoli, specialmente ai più malati e alle loro famiglie. La croce mi ha dato un fiuto speciale per vedere cosa sta loro accadendo e il coraggio di avvicinarmi a loro per toccare le loro ferite. Desidero che la mia offerta arrivi anche alle famiglie dei malati. Unisco quindi la debolezza della mia vita fragile – ma che so essere preziosa agli occhi di Gesù – così come le mie intenzioni alle sue, approfittando della GMG. Chiedo al Signore, anzitutto, la conversione dei giovani, perché incontrino l’amore di Dio attraverso Gesù Eucaristia. In secondo luogo, offro la mia vita per la Chiesa, nostra Madre, e chiedo l’aiuto della Vergine Maria perché tutti i movimenti, gli itinerari, i gruppi ecclesiali, le Congregazioni e gli Ordini religiosi siano una cosa sola, perché la divisione non sfigura il suo volto e risplenda in mezzo al nostro mondo, e nella stessa Chiesa, la bellezza del Corpo di Cristo. E terzo, mi unisco alla passione del Signore affinché l’offerta della mia povera vita, se il Signore lo ritiene tale, ci aiuti a scacciare la paura della morte. Il paradiso esiste! Nel Carmelo, Giardino di Dio, prima del Cielo, cresce Maria, il Girasole di Dio, che mi piace chiamare e immaginare come la Vergine della Primavera. Le chiedo di trasformare i deserti del dolore in giardini di consolazione, e nelle sue mani metto l’evangelizzazione dei giovani. Affido al Signore nella mia preghiera l’Ordine del Carmelo, la Diocesi di Salamanca e tutta la Chiesa. Gesù e Maria vi accompagnino nella vostra vecchiaia e nell’annuncio del Vangelo. Prego per te, prega per me
Carta de fray Pablo María de la Cruz para el papa Francisco, JMJ, Lisboa 2023
E Suor Elvira, passata a nuova vita proprio ieri, non lontano da dove sempre ha servito i suoi giovani molti dei quali si sono recuperati non solo ad una vita sana, ma alla vita di Fede.
SUOR ELVIRA NEL RICORDO DEL SUO VESCOVO
Mons. Cristiano Bodo
Vescovo di Saluzzo
Quando salì sulla collina “San Lorenzo” di Saluzzo, suor Elvira aveva già fatto, da tempo, la scelta del Vangelo. In cuore suo ardeva un fuoco; nulla di nitido aveva in mente; bruciava soltanto del desiderio di abbracciare il mondo, il mondo dei poveri, degli ultimi, dei derelitti, degli scartati, di coloro che sciupavano la vita perché non ne trovavano il senso. Su quella collina è divampato un incendio; da quella collina si è propagato nel mondo. Dalla fragilità di una donna abitata dal Vangelo è sgorgata una sorgente di Misericordia; dalla fede semplice di una “povera” è nata una comunità di credenti nella risurrezione; dalla preghiera ostinata di chi non si è mai arreso alle difficoltà è venuta la provvidenza!
Coraggiosa e serena, prudente e intelligente, convinta che la Verità nulla deve temere, di se stessa suor Elvira aveva una percezione reale; conosceva bene la sua fragilità e questa, paradossalmente, è stata la sua forza, lo spazio della Grazia e dell’Amore che salva. E dell’Amore Madre Elvira si è fidata: ciecamente; all’Amore ha consegnato se stessa: totalmente; l’Amore, quello fatto di gesti concreti e non di belle parole, ha raggiunto il mondo contagiandolo di bene. Di Madre Elvira si può dire che è stata paziente e generosa, non ha fatto valere le sue doti, non ha mai agito per orgoglio, ha rispettato tutti; ha dimenticato i torti. Coloro che l’hanno incontrata hanno sperimentato concretamente la Carità. La Bontà di Dio era in lei; l’Amore di Dio era in lei; la Misericordia di Dio era in lei.
Plasmata dallo Spirito, si è offerta al Padre, in unione con Cristo, per condividerne l’obbedienza, l’umiltà, la fortezza. Con l’aiuto della Grazia ha intessuto un’autentica vita di fede, speranza, carità; ha irrorato le sue giornate di lavoro, di preghiera, di accoglienza, portando a compimento ciò per cui il Signore l’aveva creata. Rinnovata di giorno in giorno dalla sua stessa offerta e rivestita di bellezza, ora l’accoglie il Paradiso, dove contempla per sempre Colui che qui in terra ha amato e servito. La comunità del Cenacolo è l’eredità che Madre Elvira ci lascia; è un miracolo che vive, di cui ella stessa si è sempre stupita. Vive la comunità: tra lo stupore di molti ancora increduli, tra la gratitudine di tanti toccati dalla Grazia, tra la gioia vera di chi si sente salvato.
La comunità del Cenacolo è un miracolo che vive; è un dono da custodire, da conservare, da trafficare! Benedetta sia questa chiesa povera, questa chiesa di peccatori salvati, lavati dal perdono e dalla misericordia. Benedetta sia questa chiesa dalla fede adamantina e della provvidenza. Benedetta sia questa chiesa che suda e lavora, che prega in ginocchio e canta. Benedetta sia questa chiesa della tenerezza, che non giudica, ma accoglie. Benedetta sia questa chiesa di bambini e di famiglie, di laici e di consacrati, di apostoli e di missionari. Benedetta sia questa Chiesa! Cara Madre Elvira, non vogliamo celebrare te, ma il fuoco che ti ha consumata. Intercedilo ora per la comunità del Cenacolo, per la Chiesa intera, per questa diocesi, per me.
Cristiano Bodo, Vescovo di Saluzzo



