“Un Dio che sconcerta”

Tommaso Guidi, detto Masaccio, Trono di grazia, 1426-1427, Firenze, Santa Maria Novella,
terza arcata navata di sinistra

Colletta

O Dio Padre,
che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità,
e lo Spirito santificatore

per rivelare agli uomini il mistero ineffabile della tua vita,
fa’ che nella confessione della vera fede
riconosciamo la gloria della Trinità
e adoriamo l’unico Dio in tre persone.

Commento artistico-spirituale al Vangelo della Solennità della Santissima Trinità, – ANNO A 4 Giugno 2023

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S., Museo di Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia-Bg


«Ogni volta che l’orario mi permette una piccola sosta nella stazione di Firenze, non manco di entrare nella vicina basilica di S. Maria Novella. E corro subito, sulla sinistra, a inginocchiarmi davanti a un singolare affresco intitolato “Trinità”». Così iniziava l’articolo sul settimanale diocesano il 7.3.1993, scritto dal grande vescovo di Molfetta Tonino Bello, morto di tumore il 20 aprile successivo.
Realizzato (1426-1427) da Tommaso Guidi, detto Masaccio, l’affresco raffigura il tema trinitario nell’iconografia del «Trono di grazia», secondo il testo della lettera agli Ebrei: «Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia» (4,16), immaginato all’interno di una cappella rappresentata in prospettiva. Le tre persone della Trinità – Padre, Figlio, Spirito – sono poste sullo stesso asse verticale, sovrapponendosi una sull’altra, quasi ad evidenziare l’identità di sostanza pur nella differenza delle persone.
Nella parte superiore della composizione, Dio Padre, rappresentato come l’«Antico di giorni» (Daniele 7,9), a piedi nudi, non seduto – variante al «Trono di grazia» – sorregge e mostra Gesù Cristo morto in croce a conferma che lo stesso Figlio di Dio ha condiviso la nostra condizione mortale.

Fra i volti del Padre e di Gesù, è posto lo Spirito Santo, simboleggiato da una bianca colomba. Masaccio dipinge la vita che dall’eternità di Dio uno e trino scende, in e per Cristo, nella storia dei santi – Maria, la madre di Gesù e Giovanni evangelista – e nella storia delle persone – i donatori, ritratti con gli abiti del tempo. Ogni storia umana infatti è raggiunta dal mistero trinitario.
Maria ci guarda e invita a meditare su quanto ammiriamo, aiutandoci a comprendere che Dio, anche se resta sempre l’Inafferrabile alla comprensione della mente, ha lasciato tracce indelebili nella storia soprattutto facendosi uomo. La Bibbia, più che cercare una definizione di Dio, narra le grandi opere che Egli ha compiuto e continua a compiere sin dall’inizio per amore, come afferma il Vangelo odierno (Giovanni 3,16-18).
Alla Trinità si deve giungere con l’adorazione, in silenzio, come suggeriscono i Padri della Chiesa, e con la preghiera contemplante, come stanno facendo i coniugi, che l’artista ha dipinto in ginocchio.
Ci viene in soccorso don Tonino, quando, alla fine del suo articolo, così prega:
«Grazie, Trinità Santissima, per questo messaggio di luce, di speranza e di coraggio che ci trasmetti dalle croste di quelle pareti. Io non so se tornerò più a Firenze, a contemplarti in questo mistero del Tuo “con-soffrire” con gli uomini. Una cosa è certa: che continuerò a lottare, perché so che alle spalle ci sei Tu e che, quando per me incomberanno le ombre della notte, forse grazie anche all’affresco del Masaccio, mi addormenterò tranquillo tra le Tue braccia».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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