Oggi, è una Domenica particolare: la Domenica della Misericordia. Essa fu istituita da San Giovanni Paolo II in riferimento a quanto Suor Faustina Kowalska aveva vissuto nelle sue rivelazioni private.
Questa solennità, che cade nel tempo pasquale, sottolinea la bellezza del periodo che, facendo riferimento al Kerygma, ricorda il fine della passione, morte e risurrezione di Gesù: la Salvezza!
Il Vangelo di oggi ci riguarda più da vicino. Chi è Tommaso? Non si offre una biografia, ma piuttosto una riflessione, all’interno della quale tutti, me compreso, ci ritroviamo. Spesso, proviamo un continuo bisogno di dover toccare: “Se non metto il dito nelle piaghe, non credo!” Questo tipo di atteggiamento fu adottato dall’epoca moderna, che si aprì con la scissione tra fede e ragione.
Divorzio tra fede e ragione
Se, fino al Medioevo, la ragione, la capacità di analizzare la realtà circostante anche nell’ottica della fede, era unita alla fede stessa, nel contesto moderno essa diviene soggettiva, legata a scelte personali.
In Tommaso, anche lo stesso Magistero della Chiesa, soprattutto a fine Ottocento, per offrire una contro risposta ad uno sviluppo scientifico, tecnico e medico che mettevano in dubbio l’esistenza di Dio, vede un modello che consentì di porsi su un piano sempre più vicino all’istanza dei razionalisti.

Il Magistero, per esempio, interpretò le apparizioni di Lourdes a Bernardette anche come una prova razionale per dimostrare l’esistenza del divino, che irrompe nella quotidianità della vita.
Il primato della fede, che vince sulla scienza, ove l’esistenza di Dio è certificata dai miracoli secondo il modello apologetico che difende la fede, lascia al soggetto l’unica possibilità di dare il proprio assenso in quanto la Chiesa, essendo pensata e guidata dalla Trinità Santissima, pur essendo peccatrice, non viene meno alle promesse fatte dal Salvatore.
Tale modello solo in parte è giusto perché presenta la fede come una realtà che rimane avvolta in un velo, scindendola così dalla storia. Si ricordi che Gesù ha vissuto nel storia, in un determinato contesto sociale, religioso, politico con il quale si è confrontato.
Il Divin Maestro, per aver parlato di Dio come Padre ed essersi presentato come l’unigenito, è stato condannato alla morte più atroce! Il fedele è chiamato certamente ad affidarsi, ma anche a decidersi di cosa fare della propria fede alla luce del Vangelo, della preghiera e del Magistero. Certamente, è lecito chiedere miracoli, ma al fondamento della fede vi deve essere una relazione con il Padre, che passa attraverso la mediazione sacramentale; se no, si incorre nel rischio di giustificare la fede alla sola luce del soprannaturale, oppure, di ridurla ad una sorta di panteismo pagano. Si pensi al popolo ebraico che, sfinito dalla fatica del deserto, si crea il vitello d’oro, quindi, un dio a propria immagine!
Tale rischio è anche in noi! Ancora oggi si assiste ad un bisogno di sacralità che, se dissociata dall’ascolto della Parola, dalla meditazione di essa, dalla partecipazione all’Eucarestia, espone a confusione e dispersione. Si pensi ad alcuni Nuovi Movimenti Religiosi, che, a volte, altro non sono che il frutto della ricerca di un Dio a propria immagine, che deriva appunto da una mancata comprensione della fede in Gesù salvatore.
Altro rischio è l’enfatizzare alcune manifestazioni tipiche della religiosità popolare, che, se pur fondamentali anche per la teologia, se non riviste alla luce del Risorto, possono ridursi a rappresentazione emotiva, che, una volta terminata, lascia vuoti.
Che cosa ci insegna Tommaso?
Tommaso ci insegna a procedere nel cammino di fede. Dopo otto giorni, rivede Gesù e riconosce la sua incredulità! In rapporto alla filialità, in coscienza, si è chiamati a decidersi se accettare o meno la proposta di salvezza, che, mediante l’intercessione del Figlio, interviene in te perché creato ad immagine Trinitaria.
Le stigmate di Cristo, riportate anche da alcuni santi (Francesco, Padre Pio), sono simbolo della speranza che a tutti i credenti è stata donata: la Risurrezione! Questa domenica è quindi di letizia, proprio perché ci offre ancora una volta la possibilità di riconoscerci destinati alla Risurrezione.

