Ho letto attentamente l’articolo, che riporta alle parole rivolte dal Card. Ratzinger alla Conferenza Episcopale Cilena il 13 luglio 1988.
Oggi (14 Aprile c.a.) a scuola, nemmeno a farlo apposta, ho spiegato Mosè.
Giusto quanto scritto sulla liturgia e toccante il paragone con il roveto ardente. Dio si è mostrato a Mosè nel roveto e a noi si mostra sotto le due specie.
Purtroppo, sì la liturgia, oggi, è fortemente mutata in base ai voleri di molti, perdendo così il valore vero! Noi siamo chiamati proprio come gli ebrei nel deserto a scegliere. Il deserto non è solo il luogo fisico, ma di libertà in coscienza; perché?, da che parte sono? Verso chi vado?
Una liturgia banale, ridotta a sola cena, stile amici del cuore, crea un proprio Dio, un vitello d’oro di cui però, presto, ci si sente orfani ed ecco nuove invenzioni, che immaginano un Dio simile a me!
Il culto è pratica rituale e comunitaria che apre al divino. Oggi, poi, la libertà, di cui spesso si abusa, fa intendere la fede come scelta soggettiva da cui estrapolare ciò che aggrada.
La fede non è un museo (papa Giovanni ), ma nemmeno un insieme di invenzioni personali o emotive . Sarebbe interessante che in ogni parrocchia si promuovesse la teologia nelle catechesi per comprendere il fondo della nostra fede.
La teologia non deve essere solo questione di ministri, o docenti, come noi in essa specializzati, ma piuttosto possibilità per approfondire la fede.
Ripensare il sacerdote …, io lo ripenserei così: chiesa in uscita, ma anche in entrata, dove i fondamentali rimangono, se no si corre il rischio di ridurre il cristianesimo a pratica di vita.
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