
San Giacomo Apostolo Maggiore
Ecco, di Mons. Tarcisio Tironi, una lettura artistico spirituale della tela del Moroni presente nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e San Giacomo Apostolo il Maggiore a Romano di Lombardia.
La Redazione
Oltre all’«Istituzione dell’Eucaristia» e, dopo il Concilio di Trento, la «Comunione degli Apostoli», l’altro tema iconografico, splendidamente illustrato da Leonardo nell’affresco del Cenacolo a Milano, è il momento in cui Gesù,
prima d’istituire l’Eucaristia, afferma «Uno di voi mi tradirà» (Giovanni 13,1-15), come narrano anche gli altri tre evangelisti.
Dove si fermano i Vangeli, continuano come sempre gli artisti, immaginando quanto mancava nel Cenacolo e aggiungendo riferimenti coevi al tempo della composizione.
Nella grande tela realizzata per la prepositurale di Romano di Lombardia nel 1569, Giovanni Battista Moroni, come Leonardo, sceglie la situazione più drammatica dell’Ultima Cena e studia la reazione degli apostoli al Cristo che, «profondamente turbato», pronuncia la frase del tradimento: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
Nel volto composto e solenne di Gesù, l’artista esprime la consapevolezza di chi, nel momento più tragico della vita, si sente solo ma, nel contempo, accetta con nobile serenità una missione che tra poco si completerà.
L’artista di Albino (BG) rappresenta la continuazione del testo evangelico – «I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse» – presentando ogni apostolo, preso da pensieri e ricordi, che si interroga o cerca risposte indagando il volto dei vicini, in un’atmosfera gravida d’attesa. Le realistiche facce dei dodici esprimono sgomento e meraviglia, scandalo e angoscia, mentre Gesù sta al centro, con le braccia allargate e le mani aperte, pronto ad accogliere chi si pente. Nessuno tocca cibo e il coppiere, in piedi – ritratto del parroco d’allora – dietro a tutti, con una trasparente brocca di vino tra le mani, resta immobile.
Da subito, cominciando dall’arcivescovo Carlo Borromeo che in occasione della «Visita Apostolica» (1575) definì la pala: «icona multum honorifica», fino ad oggi, l’opera del Moroni continua ad essere elogiata, visitata e richiesta per esposizioni. Ha ottenuto un successo unanime la partecipazione della tela alla mostra «Giovanni Battista Moroni. The sackler Wing» curata da Facchinetti e Galansino, presso la Royal Academy of Arts di Londra (25.10.2014-25.1.2015). Dopo l’ultimo restauro (2016), sostenuto dalla Fondazione Credito Bergamasco, «la bellissima “Ultima Cena” di Romano» (Sgarbi), un «capolavoro assoluto» (Daverio), continua a proporre il Cristo che interpella.
Resta attuale e folgorante la conclusione dell’omelia che don Mazzolari tenne alla sua gente nel Giovedì Santo del 1958.
«La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici».