Nell’Annunciazione il Crocifisso Salvatore

Beato Angelico, Annunciazione, entro 1435, Madrid, Museo del Prado.
La pala, originariamente, era collocata nel convento di San Domenico a Fiesole Fonte Wikipedìa

La mentalità storica moderna ci induce ordinariamente a concepire anche gli eventi della Salvezza essenzialmente nella successione cronologica. Ma l’arte, nutrita di teologale Fede, riconosce l’unità del Mistero.

Se in Adamo tutti abbiamo peccato (1Cor15:21-22; Rm5:12-19), e il Beato Angelico lo rappresenta nella

pala dell’Annunciazione, o Incarnazione del Verbo, è altresì vero che in lui siamo redenti per la Sua Croce, perché  « … mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi » ( Rm5:8 ).

L’Arcangelo si inchina dinanzi alla Madre di Dio, Sede del Verbo e, sotto il Cielo stellato, la rondine, nera e bianca come l’abito dell’Ordine dei Predicatori, del quale fa parte fra’ Giovanni da Fiesole, l’Angelico, preannuncia la salvezza della Primavera, della vita, che si rinnova, proprio sotto il capo di Cristo, quel capo insanguinato che Johan Sebastian Bach immortalò con divina fede e genio, eco della Tradizione e della teologia di Anselmo di Aosta. Capo di Cristo, o capo del Padre, se Chi vede Me vede il Padre (cf Gv12,44ss) e come Giotto, in Santa Maria della Carità (Scrovegni), rispecchia il Padre nel Figlio e il Figlio nel Padre dall’arco trionfale alla controfacciata?

Sovente, sentiamo dire che la morte è stata vinta dalla resurrezione di Cristo, intendendo la morte fisica, mentre la fede intende sia la morte fisica che spirituale, causata dal peccato. Paolo, ben congiunge   inseparabilmente il “Cristo Gesù Signore” (2Cor 4,5) e il “Gesù Cristo crocifisso” (1Cor 2,2; cf 1,22-24)

«Cristo è risuscitato dai morti.
Con la sua morte ha vinto la morte,
ai morti ha dato la vita»
1.

Ma pensiamo all’icona doppia della Crocifissione e Resurrezione del sec. XIII al Monastero di Santa Caterina del Monte Sinai, o alla Natività del Lorenzo Lotto.

Crocifissione e Resurrezione, Sec. XIII,
Monastero di Santa Caterina del Monte Sinài

Questa unione delle due nature e, dunque, della morte, mediante la Croce, e della Vita nella Resurrezione in Cristo, come misticamente nel cristiano, ben si commentano nelle due Omilie di Papa Benedetto XVI in occasione della Solennità dell’Annunciazione e dell’Angelus del 9 Marzo a commento del Vangelo della morte di Lazzaro nella V Domenica di Quaresima.

Ecco i testi

CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO
PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I NUOVI CARDINALI E
CONSEGNA DELL’ANELLO CARDINALIZIO

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Solennità dell’Annunciazione del Signore
Piazza San Pietro
Sabato, 25 marzo 2006

Papa Benedetto XVI – Fonte ilGiornale.it

Signori Cardinali e Patriarchi,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

E’ grande motivo di gioia per me presiedere questa Concelebrazione con i nuovi Cardinali, (…) , e considero provvidenziale che essa si svolga nella solennità liturgica dell’Annunciazione del Signore e sotto il sole che il Signore ci dà.

Nell’Incarnazione del Figlio di Dio, infatti, noi riconosciamo gli inizi della Chiesa. Da lì tutto proviene. Ogni realizzazione storica della Chiesa ed anche ogni sua istituzione deve rifarsi a quella originaria Sorgente. Deve rifarsi a Cristo, Verbo di Dio incarnato. E’ Lui che noi sempre celebriamo: l’Emmanuele, il Dio-con-noi, per mezzo del quale si è compiuta la volontà salvifica di Dio Padre. E tuttavia (proprio oggi contempliamo questo aspetto del Mistero) la Sorgente divina fluisce attraverso un canale privilegiato: la Vergine Maria. Con immagine eloquente san Bernardo parla, al riguardo, di aquaeductus (cfr Sermo in Nativitate B.V. MariaePL 183, 437-448). Celebrando l’Incarnazione del Figlio non possiamo, pertanto, non onorare la Madre. A Lei fu rivolto l’annuncio angelico; Ella lo accolse e, quando dal profondo del cuore rispose: “Eccomi … avvenga di me secondo la tua parola” (Lc 1,38), in quel momento il Verbo eterno incominciò ad esistere come essere umano nel tempo.

Di generazione in generazione resta vivo lo stupore per questo ineffabile mistero. Sant’Agostino, immaginando di rivolgersi all’Angelo dell’Annunciazione, domanda: “Dimmi, o Angelo, perché è avvenuto questo in Maria?”. La risposta, dice il Messaggero, è contenuta nelle parole stesse del saluto: “Ave, o piena di grazia” (cfr Sermo 291,6). Di fatto, l’Angelo, “entrando da Lei”, non la chiama con il nome terreno, Maria, ma col suo nome divino, così come Dio da sempre la vede e la qualifica: “Piena di grazia – gratia plena“, che nell’originale greco è kecharitomène, “piena di grazia”, e la grazia è nient’altro che l’amore di Dio, così potremmo alla fine tradurre questa parola: “amata” da Dio (cfr Lc 1,28).

Origene osserva che mai un simile titolo fu rivolto ad essere umano, e che esso non trova riscontro in tutta la Sacra Scrittura (cfr In Lucam 6,7). E’ un titolo espresso in forma passiva, ma questa “passività” di Maria, che da sempre e per sempre è l’amata dal Signore, implica il suo libero consenso, la sua personale e originale risposta: nell’essere amata, nel ricevere il dono di Dio, Maria è pienamente attiva, perché accoglie con personale disponibilità l’onda dell’amore di Dio che si riversa in lei. Anche in questo Ella è discepola perfetta del suo Figlio, che nell’obbedienza al Padre realizza interamente la propria libertà e proprio così esercita la libertà, obbedendo. Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato la stupenda pagina in cui l’Autore della Lettera agli Ebrei interpreta il Salmo 39 proprio alla luce dell’Incarnazione di Cristo: “Entrando nel mondo Cristo dice: … Ecco, io vengo per compiere, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,5-7). Di fronte al mistero di questi due “Eccomi”, l’ “Eccomi” del Figlio e l’ “Eccomi” della Madre, che si rispecchiano l’uno nell’altro e formano un unico Amen alla volontà d’amore di Dio, noi rimaniamo attoniti e, pieni di riconoscenza, adoriamo.

(…) L’icona dell’Annunciazione, meglio di qualunque altra, ci fa percepire con chiarezza come tutto nella Chiesa risalga lì, a quel mistero di accoglienza del Verbo divino, dove, per opera dello Spirito Santo, l’Alleanza tra Dio e l’umanità è stata suggellata in modo perfetto. Tutto nella Chiesa, ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei suoi successori, è “compreso” sotto il manto della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo “sì” alla volontà di Dio. Si tratta di un legame che in tutti noi ha naturalmente una forte risonanza affettiva, ma che ha prima di tutto una valenza oggettiva. Tra Maria e la Chiesa vi è infatti una connaturalità che il Concilio Vaticano II ha fortemente sottolineato con la felice scelta di porre la trattazione sulla Beata Vergine a conclusione della Costituzione sulla Chiesa, la Lumen gentium. (…)

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Piazza San Pietro
V Domenica di Quaresima, 9 marzo 2008

Cari fratelli e sorelle,

nel nostro itinerario quaresimale siamo giunti alla Quinta Domenica, caratterizzata dal Vangelo della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45). Si tratta dell’ultimo grande “segno” compiuto da Gesù, dopo il quale i sommi sacerdoti riunirono il Sinedrio e deliberarono di ucciderlo; e decisero di uccidere anche lo stesso Lazzaro, che era la prova vivente della divinità di Cristo, Signore della vita e della morte. In realtà, questa pagina evangelica mostra Gesù quale vero Uomo e vero Dio. Anzitutto l’evangelista insiste sulla sua amicizia con Lazzaro e le sorelle Marta e Maria. Egli sottolinea che a loro “Gesù voleva molto bene” (Gv 11,5), e per questo volle compiere il grande prodigio. “Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato, ma io vado a svegliarlo” (Gv 11,11) – così parlò ai discepoli, esprimendo con la metafora del sonno il punto di vista di Dio sulla morte fisica: Dio la vede appunto come un sonno, da cui ci può risvegliare. Gesù ha dimostrato un potere assoluto nei confronti di questa morte: lo si vede quando ridona la vita al giovane figlio della vedova di Nain (cfr Lc 7,11-17) e alla fanciulla di dodici anni (cfr Mc 5,35-43). Proprio di lei disse: “Non è morta, ma dorme” (Mc 5,39), attirandosi la derisione dei presenti. Ma in verità è proprio così: la morte del corpo è un sonno da cui Dio ci può ridestare in qualsiasi momento.

Questa signoria sulla morte non impedì a Gesù di provare sincera com-passione per il dolore del distacco. Vedendo piangere Marta e Maria e quanti erano venuti a consolarle, anche Gesù “si commosse profondamente, si turbò” e infine “scoppiò in pianto” (Gv 11,33.35). Il cuore di Cristo è divino-umano: in Lui Dio e Uomo si sono perfettamente incontrati, senza separazione e senza confusione. Egli è l’immagine, anzi, l’incarnazione del Dio che è amore, misericordia, tenerezza paterna e materna, del Dio che è Vita. Perciò dichiarò solennemente a Marta: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. E aggiunse: “Credi tu questo?” (Gv 11,25-26). Una domanda che Gesù rivolge ad ognuno di noi; una domanda che certamente ci supera, supera la nostra capacità di comprendere, e ci chiede di affidarci a Lui, come Lui si è affidato al Padre. Esemplare è la risposta di Marta: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo” (Gv 11,27). Sì, o Signore! Anche noi crediamo, malgrado i nostri dubbi e le nostre oscurità; crediamo in Te, perché Tu hai parole di vita eterna; vogliamo credere in Te, che ci doni una speranza affidabile di vita oltre la vita, di vita autentica e piena nel tuo Regno di luce e di pace.

Affidiamo questa preghiera a Maria Santissima. Possa la sua intercessione rafforzare la nostra fede e la nostra speranza in Gesù, specialmente nei momenti di maggiore prova e difficoltà.


1 – Liturgia bizantina, Tropario di PasquaPentêkostárion (Roma 1884) p. 6. Cf Catechismo della Chiesa cattolica, 534ss.

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Author: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.

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