“Saper vedere il povero”

Simone Martini, San Martino e il mendicante, 1313-1318, Ciclo delle «Storie di S. Martino vescovo di Tours». Prima scena – Assisi, Basilica di S. Francesco

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia. Chi osserva la parola di Gesù Cristo,
in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.
(1Gv 2,5)

Commento artistico-spirituale al Vangelo della VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A – Domenica 18 Febbraio 2023

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

La cappella di S. Martino, la prima a sinistra nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco in Assisi, dopo otto mesi di restauro, è da poco ritornata al suo antico splendore. Voluta e finanziata dal cardinale Gentile da Montefiore, fu affrescata da Simone Martini, chiamato da Siena ad Assisi tra il 1313-1318 per raccontare con i colori le «Storie di S. Martino vescovo di Tours». La prima scena – «San Martino e il mendicante» -del ciclo degli affreschi che presentano la vita del santo Vescovo (316 ca. – 997), narra di quando il giovane militare, nato (IV

secolo) in Pannonia, l’attuale Ungheria, dona metà del suo mantello a un povero intirizzito.
Tale fatto e quello ricordato nella «La Messa miracolosa», dipinto sulla parete occidentale come primo del registro superiore, sono la traduzione concreta del messaggio evangelico (Matteo 5,38-48) annunciato da Gesù: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».
Martini infatti narra un gesto della vita del Vescovo, meno conosciuto del precedente ma altrettanto grandioso e decisivo perché frutto d’amore, della carità alimentata a Cristo. Nella scena Martino sta celebrando la Messa sull’isola Gallinara davanti ad Albenga, dove dal 357 al 361 visse da eremita, quando all’elevazione dell’ostia consacrata accade un evento miracoloso: due angeli contemplanti Dio nell’ostia, coprono le braccia del Vescovo con un tessuto ornato di gemme, restituendogli il gesto con cui, poco prima, aveva tagliato e donato metà della propria veste ad un mendicante bisognoso e coperto di pochi stracci.
Risentiamo nel cuore le considerazioni dello scrittore Emanuele Trevi nel saggio «Musica distante. Meditazioni sulle virtù», proprio sull’affresco di Martini: «Chi riesce a guardare nell’altro la ferita, e a riconoscere nell’altro la bellezza, è sempre un creatore di significato, un uomo che accetta il rischio di attraversare la vita come se fosse possibile trasformare l’ombra in corpo, la lettera in spirito … Ciò che allo sguardo del mondo può apparire come il sigillo di un mistero ostile, dal quale volgere gli occhi più in fretta che si può, nella luce della carità si rivela un segno di riconoscimento, la garanzia di un’intimità fra uomini così stretta che la ferita non appartiene più a nessuno in particolare, è una condizione possibile per chiunque in ogni momento».

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Author: Libertà e Persona

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