“Vincere pure il cielo oscuro”

Anonimo bizantino, Battesimo di Cristo, Sec. XII, Palermo, Cappella Palatina

Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
che dopo il battesimo nel fiume Giordano
proclamasti il Cristo tuo amato Figlio
mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo,
concedi ai tuoi figli di adozione,
rinati dall’acqua e dallo Spirito,
di vivere sempre nel tuo amore.

Commento artistico-spirituale al Vangelo nella Festa nella Domenica del Battesimo del Signore – Anno A – 8 Gennaio 2023

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

Il brano evangelico secondo Matteo (3,13-17) ci invita a raggiungere il Precursore, che sta battezzando presso il Giordano. Pure «Gesù dalla Galilea venne per farsi battezzare da lui», trovando l’opposizione del profeta: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma, dopo la risposta di Gesù – «Lascia fare per

ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia» – accetta di battezzare anche il Maestro.
Volgiamo ora con attenzione lo sguardo su un settore della straordinaria serie di mosaici che rendono impareggiabile la «Cappella Palatina» di Palermo. A metà del XII secolo, lo sconosciuto artista ha composto la scena del «Battesimo di Cristo», la seconda manifestazione di Dio in Gesù di Nazareth.
L’austero Giovanni, indossa una rozza e ispida tunica di peli di cammello, stretta da una cintura di pelle, come il modo di vestire dei beduini, ma anche, secondo il libro di Zaccaria (13,4), come vestiva il profeta. Il Battista, leggermente piegato per potere appoggiare la sinistra sul capo di Cristo a benedire o a confermare il battesimo del Messia immerso fino alle spalle nelle acque mirabilmente raffigurate, con la destra indica a tutti il Figlio di Dio, mentre, vicino ai suoi piedi, è rappresentata una scure a lama doppia annunciata nella predicazione: «Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco» (Matteo 3,10).
Le rive del Giordano formano due alte e ripide scogliere che contornano i fianchi del Cristo evidenziandone la centralità mentre s’allargano degradando verso il basso. Qui compaiono, a destra, un personaggio maschile (fiume), a sinistra uno femminile (mare) secondo il versetto del Salmo: «Che hai tu, mare, per fuggire, e tu, Giordano, per volgerti indietro?» (114,5). Il capo di Cristo che tutti guarda e benedice, è contornato dall’aureola con la croce sulla cui sommità s’appoggia lo Spirito: «egli [Gesù] vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui». Sulla sponda sinistra del fiume, il Battista contempla lo Spirito, mentre, sull’altra, il mondo celeste, due angeli con sandali, vesti fluenti, ali, aureole, fissano lo sguardo su Cristo e reggono dei panni molto decorati a coprire le mani in segno di rispetto.
Riprendendo la «voce dal cielo che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”», Ermes Ronchi conclude: «Ad ogni alba una voce ripete le tre parole del Giordano, e più forte ancora in quelle più ricche di tenebra: figlio mio, mio amore, mia gioia, riserva di coraggio che apre le ali sopra ciascuno di noi, che ci aiuta a spingere verso l’alto, con tutta la forza, qualsiasi cielo oscuro che incontriamo».

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Author: Libertà e Persona

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