“BRUCHI IN CERCA DEL MISTERO”

La farfalla ricorda quando era un bruco? - Dailygreen

Poiché nella società occidentale la rete invade sempre più la vita anche dei giovanissimi, ma non meno degli adulti, nella scuola, formatori e insegnanti, sostenuti e invitati dal MIUR e dalle europee Agende, sempre più si danno da fare per inserire nella didattica le tecnologie definite innovative.

Lo scopo dichiarato è aiutare i giovanissimi ad usare criticamente, ed in modo creativo, gli strumenti tecnologici. In realtà, anche quando l’intenzione fosse realmente questa, e per molti insegnati l’intento lo è davvero, si stenta a rendersi conto che, specie nella più tenera età, non si fa che rendere ovvia e

inevitabile, addirittura desiderabile, una mal intesa tecnologia.

L’era dell’efficiente tecnologia, che insegna a pensare in modo diverso, in dialogo prima con la macchina che con sé stessi ed il proprio simile, tutto è pensato e programmato in previsione dell’apparire. Ciò, in parte, vale anche per me, che sto ora scrivendo al calcolatore elettronico.

Poco servono le lodevoli parole dei docenti e mostrare agli alunni un uso diverso e critico degli strumenti, che non sono solo “strumenti”, ma un nuovo sistema integrato macchina, rete, uomo, consumatore. Ma su questi temi tornerò prossimamente con un lungo articolo, -che dividerò in due parti- e che sarà pubblicato a breve da Bricks, rivista online che promuove l’innovazione nella scuola sotto l’egida di AICA, Società di e-Learning. L’articolo cercherà di rispondere alle ovvie obiezioni che a molti, ormai assuefatti alla nuova era, sentiranno sorgere spontanee. Non mi licenzio però da voi lettori prima di ricordare le mirabili parole che Papa Benedetto XVI rivolse il 12 settembre 2008 al Collège des Bernardins di Parigi per l’incontro con il mondo della cultura (QUI).

Il 6 Dicembre, Alfredo Tràdigo ha scritto:

Siamo diventati dei grossi bruchi che divorano di tutto: titoli di giornale rubati dai telefonini nelle ore più impensate, nei ritagli di tempo perché il bruco che è in noi mangia sempre notizie, ad ogni ora, ed è onnivoro, mangia di tutto. Nuove app, sempre di più. Nuovi emoticon per esprimere la più piccola sfumatura di emozione, simboli di chissà quali pensieri da mandare a chiunque capiti, un nuovo alfabeto per analfabeti, nuovi geroglifici con cui comunicare, come gli antichi egizi, a segni, a volte incomprensibili, di chissà quali improvvisati sentimenti. Siamo bulimici. Ascoltate “L’obeso“ di Giorgio Gaber sul vostro telefonino e ve ne renderete conto.

Testo

S’aggira per il mondo un individuo osceno
Così diverso che sembra quasi disumano
è un essere inquietante e forse non è un caso
Che a poco a poco diventi contagioso

L’obeso
L’obeso
L’obeso ha un aspetto imperturbabile e imponente
è un grosso uomo che si muove lentamente
Mangia sempre dalla sera alla mattina
Con l’isterica passione per qualsiasi proteina
L’obeso è imprigionato nel suo corpo assai opulento
Sembra un uomo generato da un enorme allevamentoL’obeso aumenta di peso
L’obeso aumenta di pesoL’obeso è una strana anomalia della natura
è l’uomo nuovo che assomiglia a un grosso uovo
è felice, vive in pace nel suo stato
E s’ingurgita di tutto
Sembra quasi lievitato
L’obeso s’è creato quel suo corpo così pieno
Per sfuggire dal terrore di non essere nessuno

L’obeso aumenta di peso
L’obeso aumenta di pesoL’obeso siamo tutti magri e grassi
Siamo i nuovi paradossi
L’obeso è una presenza a tutto tondo
è il simbolo del mondoL’obeso mangia idee, mangia opinioni
Computer, cellulari
Dibattiti e canzoni
Mangia il sogno dell’Europa
Le riforme, i parlamenti
Film d’azione, libri d’arte
Mangia soldi e sentimenti
E s’ingravida guardando e mangiando
Gli orrori del mondoL’obeso è ormai un destino senza scampo
è la follia del nostro tempo
L’obeso è un pachiderma nauseabondo
è il simbolo del mondoL’obeso mangia gruppi finanziari
Mangia spot e informazioni
Aiuti umanitari
Mangia slogan e ideologie
Vecchie idee, nuovi miti
Mangia tutti i bei discorsi
Dei politici e dei preti
E s’ingurgita la pace, la guerra
La pace, la guerra

L’obeso aumenta di peso
L’obeso aumenta di peso

L’obeso ha un aspetto imperturbabile e imponente
E ha un futuro che è sempre più presente
Mangia tutto, mangia il mondo come noi
Senza il minimo disturbo
Senza vomitarlo mai
L’obeso è il segreto di un gonfiarsi disumano
L’obeso è l’infinito di un Leopardi americano
L’obeso è l’infinito di un Leopardi americano
L’obeso è l’infinito di un Leopardi americano
L’obeso
L’obeso
L’obeso

Ingoiamo di tutto. L’ultimo prodotto di bellezza l’ultima speranza di fine guerra, l’ultima trovata del governo e il suo contrario, perché l’opposizione è sempre il suo contrario e moltiplica la confusione di notizie, mai una pacata riflessione, mai una convergenza di opinioni, la ricerca di una verità comune che conforti il nostro cammino. Tutti contro tutti sono i nostri stessi pensieri, un giorno qua, un giorno là, oppure sempre fissi, immobili, dalla stessa parte, per non fare “la fatica di pensare” (Gaber).

Con i followers poi si moltiplica nel nostro tam tam interiore l’idea che sono in tanti a seguirci con le nostre banalità, la foto della domenica sul lago, un pensiero del cavolo che aspetta solo l’applauso del numeratore, del “mi piace”. Ci apprezzano, ci ammirano. Non siamo più soli, è iniziata la nostra scalata sociale. Popolarità virtuale per gonfiare il nostro ego. “L’obeso, aumenta di peso” (Gaber). E non ci spogliamo mai. Non guardiamo mai cosa si nasconda dentro quel nostro ventre troppo pieno. Forse un lumicino, come quella candela che illuminava Geppetto nel ventre della balena. Forse un affetto non virtuale ma concreto. Forse quel burattino in carne e ossa che ora il riflusso del mare ci rovescia addosso. Pinocchio! Papà!

Forse la scoperta che più che comunicare “a distanza”, Qualcuno vorrebbe parlare faccia a faccia solo ed esclusivamente con noi. E dirci: toc toc sono io, ti vedo, ti amo, ti ammiro, vorrei stare un momento con te. Forse è questo che aspettiamo nel deserto dell’Avvento, forse è questo di cui sentiamo la mancanza in fondo al nostro ventre pieno. Quella voce che Giovanni Battista cercava nel deserto. Un uomo solo. Una voce sola. Un solo protagonista. Assetato del nostro cuore un po’ più su della pancia, che piano si sgonfia, per far posto al Mistero (QUI).

Facendo eco ad Alfredo Tràdigo

La voce del Battista risuonava nelle solitudini del deserto, verso il Giordano, simbolo di acqua viva. Quelle parole scendevano nel cuore. E così mi stupisco, sorpreso, quando, parlando ai miei bimbi di scuola, di Gesù, di Dio, sono incalzato dalle loro domande: Ma come fa ad essere nello stesso tempo in Cielo e in terra? Ma è nato prima il mondo o Dio? Ma allora Dio è proprio qui, in mezzo a noi, in quest’aula? E ascoltano le risposte, anzi, le cerchiamo insieme.

Ma come ho fatto? No, non son io, son loro, è Dio! La Verità che è in essi e che a loro si svela! Bambini che non si stancano davanti al Mistero, che fa brillare le loro vivide menti, e che non si chiedono come trasporre questi o altri contenuti in sequenze dettate dal coding.

Essi vibrano, spalancando gli occhi, avvolti in un unico sguardo; anche bimbi che sembrano un poco più tardi … si accendono! E questa non è una mia singolare esperienza, ma, in modi anche diversi, di tanti altri colleghi. Di questo hanno bisogno i nostri piccoli, che crescono dal desiderio, nelle curiosità vere.

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