“Benvenuto mio Signore”

Niccolò di Tommaso, Santa Brigida e la visione della Natività, 1375-1376, t/o su legno,
44 x 54 cm, Firenze, Uffizi

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

«Quale rapporto esiste tra la Natività di Gesù e una madre di otto figli, poi vedova e mistica, proclamata santa da Bonifacio IX nel 1391, a quindici anni dalla morte?». Questo interrogativo provocò la mia curiosità quando, durante una visita ai Musei Vaticani, nella II sala della Pinacoteca, mi trovai di fronte alla tavola intitolata «S. Brigida di Svezia e la visione della Natività», dipinta a tempera e oro da Niccolò di Tommaso, negli anni 1375-1376 circa.


Ho poi saputo che Brigida ebbe una visione del Natale di Cristo mentre si trovava davanti alla grotta della basilica della Natività durante un pellegrinaggio a Betlemme tra il 15 e il 22 agosto del 1372. Gli studiosi confermano che gli scritti della donna svedese narranti la visione hanno notevolmente influenzato pittori del XV secolo nella rappresentazione della Natività come, tra gli altri, Gentile da Fabriano (Adorazione dei Magi, 1423, Uffizi) e Hugo van der Goes (Pala Portinari, 1475, Uffizi). Niccolò di Tommaso conobbe Brigida probabilmente a Napoli intorno al 1372.

Teniamo gli occhi sul dipinto che racconta l’evento storico della Nascita del Salvatore riportato dall’evangelista Luca (2,1-14) e contemporaneamente sul testo della visione, scritto o dettato in lingua svedese e poi tradotto in latino da chi era con lei. La cosiddetta «mistica del Nord europeo» esprime d’aver visto: Maria partorire come se la luce le attraversasse il corpo, Giuseppe portare a Maria una candela poiché il parto è avvenuto di notte, il Bambino appena nato, immerso in un bagliore divino, irresistibile per intensità. Ecco un passaggio scritto del racconto di Brigida raffigurata in preghiera nell’angolo in basso a destra del quadro:

«La sua [di Maria] schiena era rivolta contro la mangiatoia. In verità però ad un tratto vidi il glorioso Bambino giacere a terra nudo e splendente…Poi udii anche il canto degli angeli, che era di miracolosa dolcezza e di grande bellezza…Quando dunque la Vergine sentì di aver già partorito il suo Bambino, subito lo adorò, con il capo chino e le mani giunte, con grande onore e riverenza e gli disse: “Benvenuto mio Dio, mio Signore e mio Figlio”». Ecco che cosa dicono le iscrizioni: «Ave Maria, piena di grazia al Signore» (aureola di Maria); «Buon venerdì mio Signore, miei dev.[devoti], figli miei» (da Maria); «San Giuseppe sposo della Vergine» (aureola di Giuseppe); «Hic est filivs mevs» (da Dio Padre).

A nome del Museo d’Arte e Cultura Sacra auguro che possiamo meditare il Natale del Signore aiutati dal racconto di santa Brigida, riscritto dall’artista fiorentino e interpellati dalla potente affermazione di un altro mistico e poeta Angelus Silesius, nato a Natale del 1624:

«Se anche Cristo fosse nato mille volte a Betlemme, ma non nasce in te, allora è nato invano».

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Author: Libertà e Persona

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