
Per il cristiano non basta la vita buona (1) del giovane ricco, è indispensabile la sequela-imitazione di Gesù. Proviamo a leggere la pericope secondo Mt 19,16-20 su più livelli attarverso l’opera pittorica
di Heinrich Hofmann (1889).
16Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». 17Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, 19onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso». 20Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?». 21Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». 22Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze.
Il pittore tedesco Heinrich Hofmann ( Darmstadt 1824–Dresda 1911) mostra l’atteggiamento interiore del giovane soddisfatto di sé. Mentre il giovane ricco si getta in ginocchio davanti al ‘Maestro buono’, l’artista lo pone in piedi a pavoneggiarsi e compiacersi nelle proprie lussuose vesti, ben pendenti lateralmente. Esse sono luminose per lo splendore della ricchezza terrena. La prima parola di Gesù è una domanda: Perché mi chiami buono? Vuole sapere cosa pensi e chieda veramente. Chiede davvero la Vita eterna? Il cristiano chiede la vita eterna? E l’insegnante? Poi, il Maestro rammenta i comandamenti, ma le sue parole sono superate dallo sguardo ‘veramente buono’.
Quello sguardo non si ferma al sentimento, ma punta al cuore, alla verità delle intenzioni. Il pittore sembra dire: Se hai fatto tutte queste cose, guarda, ti resta solo … ‘Vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi’. E i poveri, nella tela, sono subito lì. Si vendono i propri beni per ‘seguire’ il Maestro. La chiave del dipinto è, infatti, nel secondo piano a sinistra, dove si vedono un vecchio zoppo ed una giovane donna provata dagli stenti, forse la figlia, o una vedova. Così, come in Lc 15, 1-2, ove pubblicani e peccatori si avvicinano per ascoltarlo e scribi e farisei mormorano “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Gesù sta con queste persone difficili da accompagnare, che non possono ricambiare. È più che rinunciare ai propri beni. Se non si sta con loro, vuol dire che si sono lasciati i beni materialmente, ma non con il cuore, tenendo il cuore per sé stessi.
E Gesù:
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 39E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22, 37-40).
L’inversione dei colori, suggerita da Hofmann, mette il ‘ricco’ in una luce piena, ma che è la luce del mondo, che inganna! Cristo, invece, è in mezza luce, poiché il suo messaggio non è accolto (cf Gv 1, 5), non è accettato e spesso frainteso. Il povero vecchio e la donna sono quasi in ombra: li vede chi vuole vederli. Lo sfondo, invece, è luminoso forse per lasciar intravvedere che se si accoglie la Parola allora c’è speranza di un tesoro in Cielo.
«Gesù fissò lo sguardo su di lui… Dunque, «anche Gesù sentiva questo entusiasmo. E gli dà la proposta: vendi tutto e vieni con me a predicare il Vangelo!». Ma «l’uomo, sentendo queste parole, si fece scuro in volto e se ne andò rattristato». Quell’uomo buono «era venuto con speranza, con gioia, a trovare Gesù. Ha fatto la sua domanda. Ha sentito le parole di Gesù. E prende una decisione: andarsene». Così «quella gioia che lo spingeva, la gioia dello Spirito Santo, diviene tristezza». Marco racconta infatti che «se ne andò rattristato perché possedeva tanti beni».
Il problema era che il «suo cuore inquieto» per via dello «Spirito Santo, che lo spingeva ad avvicinarsi a Gesù e a seguirlo, era un cuore pieno». Ma lui non ha avuto il coraggio di svuotarlo. E ha fatto la scelta: i soldi! Aveva «un cuore pieno di soldi». Eppure non «era un ladro, un reo. Era un uomo buono: mai aveva rubato, mai truffato». … Ma «il suo cuore era imprigionato lì, era legato ai soldi e non aveva la libertà di scegliere». Così, alla fine, «i soldi hanno scelto per lui». (cf Papa Francesco, Casa Santa Marta 3 Marzo 2014).
L’Idr, che cristiano è, nel suo contesto professionale è sollecitato da questa Parola e dalle azioni e modi di essere che pone. Di cosa è pieno il suo cuore, che influisce sul professionale? Come vive questo spirito nel contesto di mediazione culturale ed educativo? Ponendosi accanto agli allievi? Certamente! Ma a cosa dovrà rinunciare e cosa dovrà scegliere? Nel suo lavoro educativo ciò che lo muove è la domanda ‘cosa devo fare per avere la vita eterna?’ perché essa è il centro della fede (Mc 14,7). La scelta dei poveri è segno di vicinanza al primato della Vita eterna testimoniato dal ‘dare tutto per Lui’! Per questo Gesù domanda a tutti anche di non considerare nemici, i nemici. Tanto da dire: ‘Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano … pregate per coloro che vi maltrattano …Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso’ (cf Lc 6, 27-36 passim). Qui, ben tre volte Gesù paragona le ‘persone per bene’ a dei peccatori che fanno lo stesso. L’insegnante dovrà mostrare proprio questo aspetto che è contraddittorio con il mondo e che nella sua storia ha cercato di imporsi in nome della misericordia, non limitandosi alla giustizia.
1- Marcello Giuliano, Per il Cristiano non basta la vita buona (QUI) in Agorà Irc n. 2 Febbraio 2022, p. 7.