
Quando questa maledetta guerra finirà, sarà forse chiaro a tutti ciò che doveva essere chiaro dal principio: che il finale era già scritto il primo giorno.
E quale finale?
Trattandosi di un esercito, quello russo, enormemente più forte di quello ucraino, l’unica strada da tentare era quella diplomatica.
La Russia ha chiesto sin dal principio il riconoscimento del Donbass e della Crimea e la neutralità di Kiev.
Richiesta irricevibile? Difficile sostenerlo, per molti motivi, il primo dei quali è che il Donbass e la Crimea, abitati da una maggioranza russofona, erano già di fatto nell’orbita russa da diversi anni.

Inoltre non si può dimenticare che gli Usa alla fine degli anni Novanta sostennero una guerra contro la Serbia, legata a Mosca da vincoli secolari, proprio per permettere l’indipendenza della minoranza etnica dei kossovari. Mosca ha sempre detto: perchè l’indipendenza del Kossovo dalla Serbia sì, e quella del Donbass dall’Ucraina no?
Quanto alla neutralità di Kiev, anch’essa avrebbe una sua ragion d’essere, geografica, storica, etnica:
- geografica perchè il paese si trova in mezzo a due vasi di ferro, e solo la neutralità può impedire che ciò porti a continue intromissioni straniere (i russi, come gli americani, hanno provato più volte a mettere al potere i loro uomini, in un paese che è democratico solo nominalmente, sia per motivi temporali – non bastano 30 anni dopo la dittatura comunista a creare una democrazia-, sia per altri motivi evidentissimi, quali, per citarne uno solo, lo strapotere in Ucraina degli oligarchi. Strapotere che ha permesso allo stesso Zalensky di passare direttamente da attore televisivo a presidente della repubblica! Da attore a capo dell’esercito!).
- storica, visto che l’Ucraina ha una storia secolare di legame con la Russia
- etnica, perchè la popolazione è per la maggior parte ucrainofona e in parte russofona, con tutto quello che ne consegue (con una popolazione così varia, progetti in una sola direzione, come ad esempio l’imposizione dell’ucraino come lingua unica, essendo dettati da ottuso nazionalismo, sono destinati soltanto a creare divisione; https://www.balcanicaucaso.org/aree/Ucraina/Ucraina-la-nuova-legge-sulla-lingua-ultimo-atto-di-Porosenko-194879

Ebbene quale è il finale già scritto dal I giorno?
Che la Russia non può che vincere la guerra, alla fine della quale il presidente Zelensky dovrà cedere non solo su Donbass, Crimea e neutralità, ma anche, molto probabilmente, su altri territori nel frattempo conquistati dall’esercito russo. Per poter poi contare migliaia di morti e un paese in parte svuotato.
Ci può essere un altro finale? Sì, solo in caso di intervento della Nato. In tal caso, guerra mondiale, e poi non staremo più neppure a parlare di Ucraina, perchè non rimarrà pietra su pietra, nè dell’Ucraina nè di molti altri paesi.
Dunque: o vittoria finale della Russia o guerra mondiale (mille volte più devastante della II). Tertium non datur. Dal primo giorno.
Per questo sono stato tra i tanti che per un po’ non ha creduto allo scoppio della guerra: perchè credevo che il presidente ucraino non avrebbe mai affrontato una guerra con una sola prospettiva, una devastante sconfitta, pur di affermare il suo diritto, vero o presunto, all’adesione alla Nato. Perchè non credevo che Putin avrebbe attaccato, potendo forse ottenere ciò che voleva con le minacce (nell’ipotesi di un Zelensky che avesse ceduto). Perchè sapevo che gli Usa fanno grandi promesse all’alleato (vedi Georgia) ma poi quando c’è da mettere uomini, si ritirano (ma questo forse Zelesnky non lo aveva messo in conto).
La pensavano così anche i più autorevoli esperti di geopolitica, come Lucio Caracciolo: https://www.micromega.net/guerra-ucraina-intervista-caracciolo/
Invece le cose sono andate diversamente, perchè hanno prevalso la follia e l’irrazionalità, ma anche i calcoli politici.
Ma torniamo al finale già scritto.
Se le cose stanno così, perchè Usa ed Ue – invece di tentare in ogni modo la via diplomatica e negoziale, abbandonata dal principio- hanno cominciato e continuato a mandare armi?
Erano e sono davvero convinte che l’Ucraina possa reggere allo scontro? Ciò serve davvero alla libertà e alla salvezza dell’Ucraina, o soltanto ad alzare il livello dello scontro, portando a un numero crescente di sfollati e di morti? Ha senso difendersi sino all’ultimo uomo, quando è inevitabile che tale difesa sia destinata allo sterminio? Mandando armi si salva l’Ucraina o si genera e si prolunga l’agonia?
Per ora è evidente che la Russia è partita molto piano, senza bombardamenti, riducendo al minimo le perdite civili, perchè pensava ad un’altra evoluzione dei fatti. Evoluzione che Usa e Ue hanno contribuito ad impedire, illudendo Zelensky – lo ha detto lui stesso- di potergli fornire aiuti decisivi.
Ma invio di armi ecc. hanno solo spinto al Russia ad utilizzare armi e metodi via via più disumani. E l’esercito ucraino, del resto, non si è tirato indietro, bombardando i civili del Donbass con crescente insistenza.
Ma allora, rebus sic stantibus (il realismo in politica sarebbe necessario, a meno di fare gli eroi dal divano, come Draghi, Biden e giornalisti vari), ha senso continuare, da parte di Zelensky, a rifiutare le proposte russe, a chiedere l’intervento Nato, cioè la terza guerra mondiale, ripetendo di continuo che la vittoria è vicina, che i russi pagheranno, che la loro sconfitta è segnata?


Si sente dire che Zelensky è un eroe, un patriota, ma ha senso mandare un popolo al massacro, promettendo una vittoria che non verrà? Ha senso continuare a sperare che tutto il mondo muoia per garantire la libertà a Zelensky di aderire alla Nato? (scrivo “a Zelensky” perchè non è scritto da nessuna parte che tutti gli ucraini siano stati favorevoli ad un’ adesione che in campagna elettorale Zelensky disse che sarebbe stata sottoposta a referendum, proprio perchè controversa). Si può capire che l’allargamento della Nato piaccia molto agli Usa, ma è così necessario per il popolo ucraino?
Tanto più che parte della resistenza dell’esercito ucraino è certamente generosa, eroica (il loro punto di vista è certamente comprensibile), ma anche forse un po’ diversa da quella che ci viene raccontata. Quanti sono gli ucraini – come i russi!- che non vorrebbero combattere e che sono costretti a farlo dal governo, pena la morte?

In conclusione, se non dovesse scoppiare la terza guerra mondiale, ne usciremo così: con una Ucraina sfibrata, territorialmente monca… e con un Zelensky che sarà forse l’eroe degli occidentali, ma non di tanti ucraini che si stanno già chiedendo se tutto ciò non fosse evitabile, se il loro presidente non abbia scambiato la guerra vera con uno dei film di cui si occupava solo sino a tre anni orsono.
“quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace” (dal Vangelo di Luca)
PS Difficile seguire questa guerra leggendo i giornali italiani.
Il Corriere della Sera del 17 marzo ha titolato a tutta pagina: “Orrore nel teatro di Mariupol” lasciando intendere che potrebbero essere morti, per un attacco russo, 1000 civili. Le autorità ucraine hanno poi rivelato che non c’è stato nessun morto

Analogamente La Stampa, qualche giorno prima, ha dedicato una intera pagina, la prima, ad una carneficina attribuita ai russi, pur essendo frutto di bombardamenti ucraini sugli ucraini russofoni (https://www.nicolaporro.it/quella-foto-fake-pubblicata-dalla-stampa-in-prima-pagina/)
Certamente la disinformazione non riguarda solo qualcuno, riguarda tutti, russi compresi , ma un giudizio equanime dovrebbe impedire agli occidentali di ergersi sempre a “superiori”, perchè gli errori e gli orrori in questa guerra, sono di molti, non di una sola parte.
