
Solennità di S. Giuseppe
e Festa dei papà
Don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
«San Giuseppe non era famoso e nemmeno si faceva notare: i Vangeli non riportano nemmeno una sua parola. Eppure, attraverso la sua vita ordinaria, ha realizzato qualcosa di straordinario agli occhi di Dio». Così Papa Francesco ha descritto uno dei santi da lui preferiti, nel messaggio pubblicato proprio un anno fa, sul tema
«San Giuseppe: il sogno della vocazione». Nei due capitoli iniziali del «suo» Vangelo, Matteo narra quattro momenti drammatici e impegnativi dell’esistenza di questo discendente di Davide, presentati attraverso il «sogno».
Il brano evangelico (Matteo 1,16.18-21.24) narra di quando Giuseppe si trova di fronte al fatto che la sua promessa sposa, Maria, «prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo». Egli cerca allora di trovare una soluzione rispettosa del suo sentire profondo e della quotidiana sua fiducia in Dio: «poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto». Al padre putativo di Gesù, «mentre stava considerando queste cose», cioè non si lascia prendere dalla fretta, «apparve in sogno un angelo del Signore» in aiuto a trovare la giusta soluzione.
«Il Sogno di san Giuseppe»
Guardiamo con attenzione «Il Sogno di san Giuseppe», il dipinto realizzato ad olio su tela, dal pittore francese Georges de La Tour, nel 1640 circa, ora al Musée des Beaux Arts di Nantes.
Nella composizione essenziale, intima e raccolta, cogliamo il momento in cui l’angelo ben vestito, con il volto nella luce divina, conferma la provenienza celeste con la mano sinistra mentre, sfiorando con la destra la barba di Giuseppe, propone la soluzione al suo grave problema: «non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù». Giuseppe seduto, con la testa sostenuta dalla mano destra, si è addormentato nella ricerca della risposta sul Libro Sacro appoggiato sulle ginocchia e tenuto aperto dalla sinistra.
Davanti alla scena quasi sospesa nello spazio e nel tempo e che, grazie a quella luce, si fa invito perenne alla fiducia in Colui che è sempre accanto a noi, ho trovato significativo rileggere quanto all’interno del campo di prigionia di Treviri (1944) scriveva Jean Paul Sartre, nel racconto «Bariona e il figlio del tuono», dedicato a cristiani e non credenti.«Giuseppe, non lo dipingerei. Non mostrerei che un’ombra in fondo al pagliaio e due occhi brillanti. Poiché non so cosa dire di Giuseppe e Giuseppe non sa che dire di sé stesso. Adora ed è felice di adorare e si sente un po’ in esilio. Credo che soffra senza confessarselo. Soffre perché vede quanto la donna che ama assomigli a Dio, quanto già sia vicina a Dio».
Auguri a tutti i papà.