Andrea Tornielli e l’inferno

“L’abuso sui minori è un delitto tremendo. L’abuso commesso sui minori dai chierici è un delitto possibilmente ancora più rivoltante e questo è stato ripetuto dagli ultimi due Papi senza mai stancarsi: grida vendetta al cospetto di Dio che i piccoli subiscano violenza da parte di sacerdoti o religiosi ai quali i genitori li affidano perché siano educati alla fede. È inaccettabile che si ritrovino ad essere vittime di predatori sessuali nascosti dietro l’abito ecclesiastico. Le parole più eloquenti, su questo, rimangono quelle pronunciate da Gesù: chi scandalizza i piccoli sarebbe meglio che gli fosse legata al collo una macina di pietra, e che fosse gettato in mare” (corsivo mio).

Così ha scritto Andrea Tornielli il 26 gennaio 2022 su Vatican news, parlando degli abusi sessuali nella diocesi di Monaco di Baviera. Tornielli, storico e giornalista, non è l’ultimo venuto. Dopo una lunga carriera giornalistica (30Giorni, Il Giornale, La Stampa, Radio Maria) e la pubblicazione di numerosi libri di successo, dal 2018 ricopre l’incarico di responsabile del Dicastero vaticano per la comunicazione. Nominato direttamente da papa Francesco. Collabora regolarmente con l’unico quotidiano ufficiale della Santa sede, l’Osservatore Romano.

Non vogliamo entrare nella questione storica ed eventualmente canonica e penale delle (presunte) colpe di questi sacerdoti, perversi e infedeli. Vorrei fare invece un breve ripasso di teologia elementare, per chi – all’interno del cattolicesimo – avesse rimosso l’abc della fede. E non sono pochi.

Se le parole di Tornielli hanno un senso, allora: 1. L’inferno esiste; 2. Dio non perdona sempre; 3. L’inferno, in un certo senso, è una forma di divina vendetta (cf. Rm 12,19: “A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore”. Eb 10,30: “A me la vendetta! Io darò la retribuzione!”. Traduzioni ufficiali CEI).

Va notato anzitutto che quanto affermato dal responsabile della comunicazione vaticana è perfettamente coerente ed in piena sintonia con il Magistero della Chiesa, la Tradizione, il consenso dei Padri e il Catechismo della Chiesa cattolica (1997).

Riguardo al Catechismo, abbreviato in CCC, basta leggere il numero 1035 che dice: “La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità”. E ancora: “Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi”. Ora Tornielli ha fatto, come si fa tante volte senza avvedersene, un sillogismo implicito. Eccolo.

Chi muore in peccato grave va all’inferno (premessa maggiore). Abusare di un bambino è un peccato grave (premessa minore). Chi muore con questo peccato sulla coscienza va all’inferno (conclusione).

Tornielli non nomina l’inferno, ma parla di vendetta. Quale vendetta potrebbe mai esserci nell’al di là se non l’allontanamento eterno da Dio? Del resto la stessa frase di Gesù sulla macina da legare al collo dei predatori, citata da Tornielli, è chiara. Se è meglio morire in mare (legati ad una macina) che vivere, ciò vuol dire che esiste una pena peggiore della morte. E quale può essere questa pena se non l’inferno?

L’espressione, usata da Tornielli, sui peccati che gridano “vendetta al cospetto di Dio” è classica e si ritrova nel Catechismo di san Pio X. Dopo il Vaticano II è divenuta rara, ed anzi da taluni è rigettata come se fosse falsa. E questo è dovuto ad una discutibile concezione della dignità umana. E all’idea che Dio perdona sempre (vero), anche chi non si pente del male fatto e non ripara (falso).

Ad ogni modo, il CCC contiene la lista dei peccati che meritano i castighi di Dio, senza però l’uso della parola vendetta, parola che a taluni farebbe “tremare le vene e i polsi”.

Il CCC di san Giovanni Paolo II li enumera così. “Gridano [vendetta] verso il cielo: il sangue di Abele [riferimento all’omicidio dell’innocente]; il peccato dei Sodomiti [no comment]; il lamento del popolo oppresso in Egitto [deportazioni, espulsioni inique]; il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano [oppressione dei deboli e dei poveri]; l’ingiustizia verso il salariato” (n. 1867).

Ma se Dio punisce i sacerdoti che profanano l’innocenza dei bambini, ciò vuol dire che Dio non perdona sempre. Se Dio perdonasse assolutamente sempre, l’inferno non ci sarebbe e quei sacerdoti, pur abusatori seriali non pentiti, sarebbero in paradiso ora assieme ai santi…

Se l’inferno esiste però, come afferma la fede cattolica e come ripete il CCC, allora vuol dire che Dio alcuni peccatori non li ha perdonati e quindi non li ha salvati. E perché?

Probabilmente perché costoro non si sono pentiti del male compiuto e/o non hanno riparato ed espiato come dovevano.

Se la severa minaccia di Tornielli è corretta, allora si può dire che esistono dei peccati che, rispetto ai peccati comuni, oltre ad offendere Dio e la ragione, in più “gridano vendetta” al cospetto di Dio. E dunque meritano questa “vendetta”. Se gridassero vendetta senza poi meritarla, sarebbe un (teologico) bluff. Ma la vita delle persone abusate è una cosa seria, e così l’etica e la responsabilità personale di ciascuno.

Dio realizza la giustizia punendo (eternamente) chi compie certi peccati gravissimi. E proprio questa dannazione eterna funge da misericordia reale per tutti i viatori, i quali sono avvertiti.

In conclusione va notato ciò. Le colpe abissali e inescusabili degli uomini di Chiesa non sopprimono la purezza della dottrina di Cristo e della sua mistica Sposa. Anche dove questa dottrina è dura e parla di inferno e di castighi. Senza una pena proporzionata il peccato parrebbe niente più che un piacevole diversivo e le severe minacce di Gesù ai peccatori uno scherzo di sapore amaro.

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Author: Fabrizio Cannone

Fieramente italiano, romano e cristiano, sposato con 3 figli, collabora con varie testate e siti web.

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