“No alla cecità interiore”

Pieter Bruegel il vecchio, «La parabola dei ciechi»,
Museo di Capodimonte Napoli

Commento artistico-spirituale al Vangelo di domenica 27 Febbraio 2022, VIII Domenica del Tempo Ordinario – ANNO C

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

Qualche mese fa, con un gruppo di amici, ho rivisto l’opera di Pieter Bruegel il vecchio, «La parabola dei ciechi», nel Museo di Capodimonte di Napoli. La tempera su tela, firmata e datata (1568) in basso a sinistra, si ispira alla parabola narrata da Gesù che leggiamo nel Vangelo

secondo Luca (6,39-45): «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?». Se la risposta alla prima domanda non può che essere «no», la forma del verbo greco tradotto in «cadranno», esprime una certezza e non una possibilità. Gesù fa questa consegna ai suoi discepoli dopo averli invitati a vivere le Beatitudini, ad essere misericordiosi come il Padre e perciò ad amare pure i «nemici». Il suo è un avvertimento ad evitare le guide cieche come gli scribi e i farisei che, pur esperti della Legge, erano incapaci di accogliere la novità del Vangelo. Il Maestro insiste poi con i suoi e con chi lo vuol seguire perché si convincano che è necessario liberarsi dal peccato per vedere bene e non essere ipocrita: «Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Il pittore olandese «riscrive» con i pennelli la parabola pensando certo alla sua gente ma, come accade alle opere vere, il messaggio si fa più che mai vivo anche per noi e per il nostro tempo, per la Chiesa e per i cristiani.
Vicino a un villaggio, forse abbandonato, e sotto un cielo autunnale, l’artista ritrae una carovana di ciechi ben coperti, con mantelli, scarpe e cappelli, mentre la caduta è in corso. La scena è dominata da cinque uomini che camminano in fila indiana sopra un ponte di pietra senza parapetto e attraversano da sinistra a destra, in diagonale, la tela appoggiandosi l’uno all’altro. Il sesto uomo, che fungeva da capofila, è appena caduto in un fosso e pare «guardare» verso l’alto dove tende le mani. Geniale è la raffigurazione del secondo personaggio che sta per cadere dal ponte e rivolge a noi il suo indimenticabile volto con le orbite senza occhi mentre con il bastone nella sinistra si sta trascinando chi lo segue, dallo «sguardo» perso e il cappello in mano. Tra pochi passi gli altri tre, pure ciechi, seguiranno ugualmente lo stesso destino dei primi.
Il dipinto di Bruegel ha ispirato tra gli altri, Charles Baudelaire che compose proprio la poesia «I ciechi» descrivendo i parigini, suoi concittadini, privi d’ogni assoluto divino o reale. Il poeta conclude il sonetto con un interrogativo che attende anche la nostra risposta: «Mi trascino anch’io, inebetito più di loro, / e dico: che cosa cercano mai tutti / questi poveri ciechi là nel Cielo?».

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Author: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.

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