
Museo Archeologico Nazionale Napoli
Continuiamo con i video dedicati dal prof. R. Filipetti allo “Splendore dei colori”, introdotti e commentati da Gisella Merli .
Potremmo chiederci perché parlare di codesti colori, e del verde poi qui riferito ad Aprile, quando siamo ancora a Febbraio. Le quattro stagioni, come noi le conosciamo, hanno gli stessi nomi di quelle astronomiche ed un’estensione dalla durata costante, procedendo di tre mesi in tre mesi. Non così le astronomiche, dato che la terra non è al centro di un’orbita circolare attorno al sole, ma in uno dei due fuochi di un’ellisse, essendo ora più vicina e ora più lontana dal sole. Dunque, ciò che appare, o che noi conosciamo, anche sul piano scientifico, è relativo. Ed allora, essendo poco oltre il cuore dell’Inverno, non sarà possibile che ci troviamo ad anticipare la Primavera preparandoci ad essa, così da sentirla e desiderarla in cuore quando ancora sembra non far capolino, affascinati dalla Flora Stabiae, che leggera cammina nel verde campo?
Lasciamoci accompagnare dalla voce di Filippetti e dalle ispirazioni di Gisella Merli ed interroghiamo il “verde”, che l’animo rinnova.
(Il video è visibile sul Canale YouTube del prof. Roberto Filippetti).
Deadala tellus
(di Gisella Merli, docente di italiano e latino)
Lasciamoci ancora una volta incantare dai versi dei poeti che ci invitano a guardare ogni particolare del mondo che ci circonda. Con Leopardi sentiamoci “garzoncelli scherzosi” sempre capaci di accorgersi che “cotesta età fiorita / è come un giorno d’allegrezza pieno, / giorno chiaro, sereno”. E con Lucrezio attendiamo – dalla prospettiva della terra – i fiori della prossima primavera.
Ingegnosa la terra. Con intelligenza ed arte la terra lavora. Lavora sempre. È per questo che il poeta latino Lucrezio scelse il verbo greco daidallein (δαίδαλλειν, lavorare con perizia) per aiutare i lettori del suo “De rerum natura” a cogliere la misteriosa creatività della terra, dalla quale spuntano – ad ogni primavera – fiori: tibi suavis daedala tellus / summittit flores (De rer. nat. I vv. 7-8).

Ci vuole tutto l’ingegno di un artista, tutta la cura laboriosa di un padre (è Dedalo che deriva il suo nome dal verbo daidallein) perché la terra torni ad essere adornata di fiori. E la terra lavora dall’interno, misteriosamente, imperterrita, lungo tutto l’inverno. Non dorme. Sembra assentarsi d’inverno dal suo impegno. In realtà vigila sui suoi semi.
Attende il tempo opportuno e solo allora dalle sue viscere li fa fiorire.
Restituisce al cielo ciò che ha portato dentro di sé.
Ed ancora Lucrezio – da poeta – ci invita a portare i nostri occhi dal basso verso l’alto: la terra summittit flores. “Sub-mittere” disegna un movimento dal basso verso l’alto.
E’ dalla prospettiva umile della tellus che dobbiamo godere lo spettacolo della natura che si risveglia. Solo così – d’incanto – il verde prima dello stelo e poi l’esplosione dei gialli, rossi, viola, bianchi e di tutti i colori del mondo abbraccia la terra.
Ho sempre pensato – da insegnante – che il nostro lavoro dev’essere sapientemente umile e tenace.
Come la terra. Abbiamo in custodia tanti fanciulli e giovani. Ogni giorno, se siamo genitori, educatori, docenti, abbiamo il privilegio di essere spettatori di un rinnovato miracolo: l’età verde è lì a ricordarci che ciascuno ha modo di fiorire, nei tempi debiti o con ritmi inaspettati.
Ma ricordiamoci di sentirci tutti Dedalo, responsabili nel mettere a frutto la nostra creatività e laboriosità perché possa sempre esplodere di colori l’età fiorita.

Galleria degli Uffizi – Firenze