La Gioia è il fine, la Passione il mezzo.
La Gioia è il fine, la Passione il mezzo, scriveva Santa Giuliana di Norwich
ne Il Libro de Le Divine rivelazioni nel sec. XIV (cf Benedetto XVI, Udienza
Generale di Mercoledì 1 Dicembre 2010).
Per prima cosa, quale gesto compì Gesù allorché apparve ai Discepoli nel cenacolo? Diede la Pace della sua presenza e indicò le mani e il costato,
senza che essi glielo chiedessero. Le stigmate erano il segno della continuità di identità tra il Gesù di Nazaret, Maestro crocifisso, morto, e Colui che ora si mostrava risorto.
Non furono, però, le piaghe solo un segno di identità e continuità. Questo gesto mostrava la verità di quanto Gesù più volte aveva detto: per fare la volontà del Padre, per giungere alla vita, occorre passare dalle piaghe della crocifissione (1). Infatti:
22«Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno». 23Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. 24Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. 25Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? (Lc 9, 22–25; cf Mt 16, 21.24–25 e Mc 8, 31.34): 5Per le sue piaghe – infatti– noi siamo stati guariti (Is 53, 5).
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- Cf Padre Gianmarco Arrigoni e Marcello Giuliano a cura di, Mio Signore e mio Dio (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, Mimep-Doicete, Pessano con Bornago-MI, 2020, 34-39.
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