Qualche parola sul caso Harvey Weinstein perché i giornali, specie italiani, non la dicono giusta. Non si tratta solo di un produttore hollywodiano che predava le donne. La vicenda getta uno sguardo incredibile su un’industria molto brutta e la sua sfacciata ipocrisia, la sua santimonia per la propria superiorità morale che è in esatta opposizione rispetto alla sua crudeltà.
Di solito, in questi tipi di casi, come per Dominique Strauss Khan, le vittime sono impiegate femminili di basso livello e scarsamente pagate. Ma Weinstein ha abusato, almeno in teoria, di alcune delle donne più famose del pianeta – Ashley Judd, Gwyneth Paltrow, Rose McGowan, Asia Argento, Angelina Jolie, Heather Graham, Rosanna Arquette …
Come dice Mark Steyn, queste non sono solo attrici premiate ma donne d’affari con le proprie aziende, inviate speciali dell’Onu, marchi globali. Jolie, per esempio, è stata protagonista delle campagne contro la violenza sessuale. Meryl Streep definì Weinstein “dio”, mentre Michelle Obama “un uomo straordinario”.
Il genio della Hollywood liberal, progressista, democratica è che può ridurre donne potenti e di successo al livello delle lavoratrici di livello più basso e più vulnerabili. Congratulazioni, femministe. Le menzogne raccontate durante l’epoca di Bill e Hillary Clinton hanno pagato. Intanto gli Obamas, Barack e Michelle, tacciono. Perché Weinstein li ha riempito di milioni di dollari. Quanto è bella l’ipocrisia liberal, pronta a bruciare sul rogo ogni stupratore conservatore, ma silente sui propri di pervertiti. Si adirano per Mike Pence che lascia lo stadio quando gli atleti si inginocchiano durante l’inno più che per il magnate hollywodiano che abusava delle donne.
Giulio Meotti, IL Foglio