di Maria Carmela di Martino*
Domenica sera, 2 luglio, in piena estate, 300 persone si sono riunite davanti al sagrato della Basilica di San Zeno in Verona per elevare una preghiera per Charlie, in piedi, recitando il rosario con una candela accesa in mano.
Abbiamo voluto organizzare questa veglia per reagire al dilagare della cultura di morte. Siamo, infatti, angosciati dalla vicenda del piccolo Charlie Gard, il neonato inglese di 10 mesi affetto da Sindrome dell’encefalomiopatia mitocondriale ad esordio infantile,
il quale, sulla base di distinte sentenze giudiziarie emesse da tre differenti Corti inglesi, di diverso grado, e da ultimo della Stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dovrebbe essere accompagnato alla morte per mezzo del distacco dalla macchina che ne assicura la ventilazione meccanica e della contestuale interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, non prima di avergli procurato la sedazione profonda.
Questa vicenda dimostra come la morte diventi un bene morale, “Non è etico che Charlie continui a vivere”, sentenziano medici e giudici. Nella logica della cultura della morte si passa, quindi, dal diritto di morire al dovere di morire, dal favor vitae al favor mortis.
Il caso di Charlie è la naturale conseguenza di alcune premesse teoriche che sottintendono a qualsiasi legge che vuole legalizzare l’eutanasia. Se il valore della persona è misurato da indici qualitativi come la perfezione fisica, la salute, l’autocoscienza, la capacità di comunicare con gli altri eccetera, allora ne consegue che chi non raggiunge quel “punteggio” non è degno di vivere, il suo dovere è morire.
Abbiamo voluto metterci in piedi, come invitava Giovanni Paolo II, perchè la vita umana è minacciata, per dire che sempre e in ogni situazione la vita va accolta e sostenuta, mai va interrotta prematuramente anche quando non ci sono più speranze. Riteniamo che le ragioni di questo nostro “Si alla vita” siano poste con la ragione e basate sulla convinzione che ogni persona è più del proprio corpo, c’è una reatà che la trascende.
Ci siamo rivolti a Dio Padre perchè continui ad assistere questa sua umanità che sempre più si sta allontanando da Lui, sorgente di ogni vita. L’iniziativa è stata accolta favorevolmente dal nuovo sindaco di Verona Federico Sboarina, abbiamo ricevuto la benedizione del vescovo della nostra città Giuseppe Zenti, che ci incoraggia e dalla numerosa partecipazione che in soli due giorni abbiamo raggiunto con il passa parola.
*Referente per Verona del Comitato Difendiamo i Nostri Figli Verona 3 luglio 2017