Vocazioni in calo? Il Santo Padre è preoccupato.

Santo Padre preoccupato

Il Santo Padre è preoccupato per le vocazioni in calo e l’ha dimostrato a chiare lettere, come al discorso di chiusura dell’Anno per la Vita Consacrata.

Ha criticato pesantemente, fin dall’inizio del Suo ministero petrino, le religiose ed i religiosi da “naso a peperoncino”, insoddisfatti della propria vita, o le religiose, che, vedendosi vecchie, e senza

rimpiazzi, trovano l’unica soluzione di aggrapparsi ai beni, al danaro, perché in vecchiaia non manchi loro niente.

I Francescani dell’Immacolata, Istituto con più di duemila religiosi tra i due rami, maschile e femminile, senza contare il Terz’Ordine, il Seminario Teologico, il Noviziato, la Casa Editrice, e tante opere nel mondo, messo in Cassa Integrazione.

Il Santo Padre male informato, visto che le volatili accuse non corrispondono alla verità di chi conosce la loro vita religiosa, gioiose e dedita al Regno di Dio, secondo i dettami della Chiesa.

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Vediamo sacerdoti vilipesi dai loro superiori, come è accaduto a don Luis Carlos Uribe Medina, in Colombia, perché fedele al Magistero; o, a Mons. Léonard, Vescovo e già Primate del Belgio, che ripropone con forza i temi della Chiesa più trascurati, come aborto, eutanasia, matrimonio omosessuale; o al teologo laico Arnaud Dumouch, professore di religione all’Istituto Saint Joseph de Châtelet e rettore dell’Istituto Dottor Angelico, cui è stato revocato l’insegnamento per due volte, nonostante l’intervento, intermedio, ma inefficace, della Santa Sede. Di cosa è accusato il Prof. Arnaud Dumouch, già consulente di Papa Benedetto XVI per l’enciclica Spe Salvi? Di insegnare la veridicità dei miracoli del Vangelo, di Lourdes e della Resurrezione di Gesù. I superiori gli consigliano di insegnare i temi della solidarietà umana, che sarebbe la nuova vita del Vangelo.

Qual è la partita in gioco?

E’ una partita che si gioca tra Gesù ed il Giovane ricco: vediamo.

Heinrich Hofmann, Cristo ed il Giovane Ricco, 1889

 

Nel Vangelo secondo Marco si legge:

 “Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a Lui, gli domandò; “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse; ” Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il Padre e la Madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora, Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca; va! Vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni” (Mc 10,17-20).

Nella pericope, il giovane ricco si getta in ginocchio davanti al Maestro buono, come lo chiama. Hofmann (pittore tedesco nato a Darmstadt nel 1824 e morto a Dresda nel 1911), non ricalca la descrizione evangelica, ma, subito, pone il giovane in piedi, anziché in ginocchio, mentre quasi si pavoneggia e compiace nelle proprie vesti lussuose, che ben gli pendono, con sussiego, lateralmente. Esse sono luminose per lo splendore della ricchezza terrena. Hofmann svela il cuore di quel giovane che ostenta, nel Vangelo, una fedeltà non reale.

Il giovane chiede cosa fare per avere la vita eterna. Per prima cosa Gesù gli domanda: Perché mi chiami buono? Poi, Gesù gli ricorda la sequela dei comandamenti. Ma entrambi i discorsi sono superati dallo sguardo veramente buono del Maestro. Il quadro riprende la parola di Gesù, che dice: lo fissò, lo amò e gli disse, esprimendogli amore, un amore che non si ferma al sentimento, ma si mette subito alla prova dei fatti.

Il pittore sembra far dire a Gesù: Se hai fatto tutte queste cose, guarda, ti resta solo una cosa … Vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi. L’insegnamento di Gesù è preceduto da un forte e prolungato atto di amore, che vuole incoraggiare il giovane al gesto coraggioso e definitivo, promettendogli un vero tesoro e, poi, tutto un lavoro da fare, venire da lui e seguirlo.

Vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi

Vendere i propri beni non è solo un gesto formale. Un religioso, che entra in una comunità, rinuncia ai suoi beni, ma gli resta ancora una cosa: seguire il Maestro. Un Maestro insegna ciò che c’è da sapere ed insegna a farlo. Questa è la chiave del dipinto, nel secondo piano, a sinistra, dove ben si vedono un vecchio zoppo, che si sostiene ad una stampella, ed una giovane donna, ma provata dagli stenti, forse la figlia, o, una vedova.

Questo, ci dice Hofmann, è il banco di prova, come insegna Lc 15, 1-2: Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Gesù sta con i peccatori, i paralitici, gli esclusi. Questa parte, lo stare con queste persone difficili da accompagnare, che non possono ricambiare, è più che rinunciare ai propri beni. Se non si sta con loro, vuol dire che si sono lasciati i beni materialmente, ma non con il cuore. Ma lo sguardo del giovane non ricambia lo sguardo di Gesù. Non guarda al povero, ma abbassa lo sguardo di traverso. Almeno ha l’umiltà di abbassare lo sguardo, quasi mortificato. Non sempre lo si fa. A volte lo si alza e si pretende di aver ragione uscendo dalla vita di penitenza con ogni giustificazione: l’aggiornamento, l’impegno nel sociale, essere più vicini e comprensibili alla gente ecc.

 

L’inversione dei colori

Si osservi, poi, nel quadro, anche l’inversione dei colori. Il giovane è in piena luce, ma è la luce del mondo, che inganna il cuore. Cristo è in mezza luce, poiché il suo messaggio non è accolto (ma le tenebre non l’hanno accolto, cf Gv 1, 5). Il povero vecchio e la donna sono quasi in ombra. Lo sfondo, invece, è luminoso, ma non solo per esigenze cromatiche, bensì per lasciar intravvedere che se si accoglie la Parola, allora c’è speranza di un’alba radiosa.

 

Una storia ascoltata tante volte

La pericope del Giovane ricco è una storia che abbiamo sentito tante volte. Questo giovane era «buono», però, «non era sufficiente per lui: voleva di più! Lo Spirito Santo lo spingeva!».

Ma davanti alla proposta di Gesù si sente mancare il coraggio e si rattrista.

Quell’uomo buono «era venuto con speranza, con gioia, a trovare Gesù. Ha fatto la sua domanda. Ha sentito le parole di Gesù. E prende una decisione: andarsene». Così «quella gioia che lo spingeva, la gioia dello Spirito Santo, diviene tristezza». Marco racconta infatti che «se ne andò rattristato perché possedeva tanti beni».

Il problema era che il «suo cuore inquieto» per via dello «Spirito Santo, che lo spingeva ad avvicinarsi a Gesù e a seguirlo, era un cuore pieno». Ma «lui non ha avuto il coraggio di svuotarlo. E ha fatto la scelta: i soldi!». Aveva «un cuore pieno di soldi». Eppure non «era un ladro, un reo. Era un uomo buono: mai aveva rubato, mai truffato». I suoi «erano soldi onesti». Ma «il suo cuore era imprigionato lì, era legato ai soldi e non aveva la libertà di scegliere». Così, alla fine, «i soldi hanno scelto per lui».

Quanti giovani e non giovani sentono nel loro cuore questa chiamata ad avvicinarsi a Gesù. E sono entusiasti, non hanno paura di andare davanti a Gesù, non hanno vergogna a inginocchiarsi. Proprio come ha fatto il giovane ricco, con un «segno pubblico», dando «una dimostrazione pubblica della loro fede in Gesù Cristo».

Ma quando un religioso ha il cuore pieno di un’altra cosa, e non ha il coraggio di svuotarlo giunge a pretendere che anche altri buoni religiosi vengano meno ai loro impegni appiattendosi in una vita insipida, che non vale di essere vissuta e che dà scandalo nella Chiesa e lo vediamo bene.

Allora anche questi religiosi vanno aiutati, aiutati a fare discernimento e a decidersi di nuovo per Gesù e per le promesse già poste. MA a volte sembra più facile demolire persone ed istituti piuttosto che aiutare una minoranza a riprendere il cammino con l’entusiasmo degli inizi e si trovano complici e gregari che, per paure diverse, stanno al gioco.

 «Quando noi chiediamo al Signore» di inviare «vocazioni perché annuncino il Vangelo, lui le invia». C’è chi dice sconsolato: «Padre, ma come va male il mondo: non ci sono vocazioni di suore, non ci sono vocazioni di preti, andiamo alla rovina!». Invece, ha sottolineato il Papa, di vocazioni «ce ne sono tante». Ma allora — si è chiesto — «se ce ne sono tante, perché dobbiamo pregare perché il Signore le invii?». La risposta del Papa è stata chiara: «Dobbiamo pregare perché il cuore di questi giovani possa svuotarsi: svuotarsi di altri interessi, di altri amori. Perché il loro cuore divenga libero». Ecco la vera, grande «preghiera per le vocazioni: Signore, mandaci suore, mandaci preti; difendili dall’idolatria della vanità, dall’idolatria della superbia, dall’idolatria del potere, dall’idolatria del denaro». Dunque «la nostra preghiera è per preparare questi cuori per poter seguire da vicino Gesù».

 Ritornando al passo evangelico, il Santo Padre non ha nascosto che la figura del giovane ricco suscita una certa partecipazione, che ci porta a dire: «Poveretto, tanto buono e poi tanto infelice, perché non se n’è andato felice» dopo il colloquio con Gesù. E oggi ci sono tanti giovani come lui. Ma — è stata la domanda del Papa — «noi che cosa facciamo per loro?». La prima cosa da fare è pregare: «Aiuta, Signore, questi giovani perché siano liberi e non siano schiavi», in modo «che abbiano il cuore soltanto per te». In questo modo «la chiamata del Signore può venire, può dare frutto». (Papa Francesco, Casa Santa Marta 3 Marzo 2014).

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Author: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.

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