Scoprire la differenza tra male e bene soggettivo.

 

Cosa può dire alla condizione di sposati, o, separati, o divorziati, o , risposati la pericope della resurrezione di Lazzaro? Proviamo a ri-conoscere, tra il segno e la

Parola, la Parola che Dio dice anche a me.

 

 

Giovanni tra la Vita ed il sepolcro. Secondo alcuni, l’uomo aureolato, alla destra di Lazzaro (nostra sinistra) è Pietro, mentre quello alla sua sinistra, la nostra destra, sarebbe San Giovanni. Ma quel giovane in tunica verde, il colore dello Spirito, che dà vita, ha il volto identico agli altri volti di Giovanni, che ricorrono nella Cappella degli Scrovegni. Si ferma, con rispetto, subito prima di Pietro, come accadrà il giorno della risurrezione, al sepolcro di Gesù, e allunga il braccio destro alla volta di Gesù, come per esprimere il suo stupore davanti a tutti. La sua figura è centrale nell’affresco e non può essere trascurata. E’ possibile che indichi l’atteggiamento interiore di Giovanni: volto verso la fede, ma ancora incerto. Forse anche Giovanni, infatti, che narra il segno della risurrezione di Lazzaro, come Marta e Maria, aveva pensato «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!» ed ora non sapeva capacitarsi di quanto accadeva. Così, Marta in Gv 11, 21 e Maria al v. 32. Tutti, dalle donne ai presenti, ai Discepoli, pensarono che Gesù avrebbe potuto risolvere il problema dell’uomo, solo se fosse stato presente. Davanti al male oggettivo della morte, secondo gli uomini, occorrerebbe una presenza oggettiva, visibile, di Cristo. Cristo, invece, arriva e senza fretta; solo dopo quattro giorni! Esisteva, al tempo, la credenza che, fino a quattro giorni dalla morte, il fantasma del defunto si aggirasse vicino alla salma, sperando di rientrarvi. Se Gesù avesse risuscitato Lazzaro prima dei quattro giorni, qualcuno avrebbe potuto credere che Lazzaro non fosse stato resuscitato dal Padre per opera di Gesù, ma che fosse tornato in vita per la presenza del fantasma.

La risposta oggettiva di Gesù arriva, ma non quando tu l’aspetti, bensì, quando Lui la ritiene necessaria per te. Allora, dinanzi a questo miracolo straordinario, che parla del potere di Dio sulla vita, sulla sofferenza e sulla morte, come Giovanni, ancora senza aureola, in cammino di conversione e di illuminazione, devi fermarti, quasi a metà strada: tra Cristo, imperioso, che alza la sua mano, da sotto il manto blu della sua divinità, e il cadavere che manda puzza, come è chiaro dall’uomo accanto a Lazzaro e che si copre il naso con un velo bianco. Il bianco di chi ha paura della morte ed è nella morte? Giovanni è in una fase di comprensione spirituale, di discernimento. Tu dove sei, ora?

A te che sei sposo  o sposa

Tutto ciò potrebbe sembrare lontano dalla condizione di sposati o di separati. Invece, riguarda ogni creatura, che viene in questo mondo. Nel tuo caso potresti dire: «Signore, se tu fossi stato qui, quando mio marito mi tradiva, … quando mio figlio era così malato che mio marito se ne andò, lasciandomi sola …, quando mia moglie mi lasciò perché diceva che non la facevo sentire importante … il nostro matrimonio non sarebbe finito». Se il Signore fosse intervenuto subito con la sua potenza, avresti creduto che tutto era migliorato per il vostro impegno, la vostra buona volontà. No. Il Signore ti ha fatto aspettare perché emergesse, nel tuo caso, come in quello di Marta, di Maria e dei Discepoli, la tua responsabilità soggettiva. Perché nel travaglio doloroso del conflitto matrimoniale tu iniziassi a smettere di ripetere «Perché proprio a me, Signore, cosa ti ho fatto?», ma iniziassi a dire «D’ora in poi, Signore, ti chiederò solo una cosa: Cosa vuoi che io faccia?, cosa vuoi che io diventi?».

 

La vocazione-missione del Matrimonio

Insegna Papa Francesco che il Sacramento del Matrimonio «… ci conduce nel cuore del disegno di Dio, che è un disegno di alleanza col suo popolo, con tutti noi, … All’inizio del libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, a coronamento del racconto della creazione, si dice: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò … Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne» (Gen 1,27; 2,24). L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due. Questa è l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna. E questo è molto bello! Siamo creati per amare, come riflesso di Dio e del suo amore. E nell’unione coniugale l’uomo e la donna realizzano questa vocazione nel segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva.

Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza. … un’unica carne … Gli sposi, infatti, in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei, nella fedeltà e nel servizio. È davvero un disegno stupendo quello che è insito nel sacramento del Matrimonio! E si attua nella semplicità e anche nella fragilità della condizione umana. Sappiamo bene quante difficoltà e prove conosce la vita di due sposi … L’importante è mantenere vivo il legame con Dio, che è alla base del legame coniugale. E il vero legame è sempre con il Signore. Quando la famiglia prega, il legame si mantiene. Quando lo sposo prega per la sposa e la sposa prega per lo sposo, quel legame diviene forte; uno prega per l’altro  … ». (Udienza del 2 Aprile 2014).

 

La responsabilità della missione

Se tieni presente che hai questa missione, allora, cogli la tua responsabilità. L’importante è mantenere vivo il legame con Dio … Un cristiano,  se  ripudia  la  propria  fede,  resta cristiano, vocato alla salvezza ed alla salvezza del mondo, alla missione di portare il Vangelo fino ai confini della terra. Un sacerdote, dispensato dal proprio ministero, rimane sacerdote, perché è sacerdote in eterno. Così, chi è legato nel sacro vincolo del matrimonio, risponde alla vocazione ricevuta di sposo e sposa: ripresentare nel mondo l’immagine di Dio Uno e Trino nell’unità sacramentale. Sembra un carico pesante, a volte insopportabile, come ogni carico quando è portato senza fede … per il laico tiepido, come per il sacerdote, che avesse smarrito la sua identità di mediatore con Cristo per l’umanità. Chi dimenticasse che il matrimonio non è solo un vincolo dato dai sentimenti, ma un nuovo modo di essere nel mondo, nella vocazione di popolo sacerdotale, dimenticherebbe di essere corpo di Cristo offerto per chi da Cristo è lontano e per sé stesso. Non, dunque, solo legami terreni, ma vincoli soprannaturali. La fede cristiana è soprannaturale; non è solo frutto di un atto di volontà. La volontà umana risponde alla virtù teologale della Fede, che è donata da Dio. Rispondendo alla Sua grazia, la Fede cresce nell’uomo di giorno in giorno grazie alla sequela-imitazione di Cristo.

 

Cosa possono fare i coniugi

Dio si rispecchia in te comunque, anche se tu fossi separato/a. In te puoi riscoprire i suoi lineamenti, il carattere indelebile del suo amore.

Tu puoi vivere l’unione di amore come il Padre misericordioso la visse attendendo il figlio lontano?

Cosa conta, per te, ora, essere una sola esistenza per la santificazione tua e del tuo coniuge? Ora puoi rendere visibile … l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei, nella fedeltà e nel servizio, dall’alto della croce. Prova a dire anche tu con fede: «Padre perdona a lui perché non sa quel che fa. Padre perdona a me perché non so quel che faccio».

Gesù non desiderava il calice amaro, ma lo volle. Il cristiano sempre è chiamato a bere un calice amaro per il bene grande della Salvezza.

Solo la preghiera poté sostenerlo nella grande fatica della passione. Anche tu sei nella passione. Ascolta: « … Gesù dice che bisogna pregare sempre, senza stancarsi. E porta l’esempio della vedova e del giudice. Il giudice è un personaggio potente, chiamato ad emettere sentenze sulla base della Legge di Mosè. … questo giudice non temeva Dio, né aveva riguardo per alcuno». Era un giudice iniquo, senza scrupoli, che non teneva conto della Legge ma faceva quello che voleva. Secondo il suo interesse. A lui si rivolge una vedova per avere giustizia. … La povera vedova sola, nessuno la difende e potevano ignorarla, non darle giustizia, così l’orfano, lo straniero, il migrante lo stesso; in quel tempo era molto forte questo. Di fronte all’indifferenza del giudice, la vedova ricorre alla sua unica arma: continuare insistentemente a importunarlo presentandogli la sua richiesta di giustizia. E proprio con questa perseveranza raggiunge lo scopo. Il giudice, infatti, a un certo punto la esaudisce, non perché è mosso da misericordia, né perché la coscienza glielo impone; semplicemente ammette: Dato che questa vedova mi dà fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi.

Da questa parabola Gesù trae una duplice conclusione: se la vedova è riuscita a piegare il giudice disonesto con le sue richieste insistenti, quanto più Dio, che è Padre buono e giusto, farà giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui; e inoltre non li farà aspettare a lungo, ma agirà prontamente. Per questo Gesù esorta a pregare “senza stancarsi”. Tutti proviamo momenti di stanchezza e di scoraggiamento, soprattutto quando la nostra preghiera sembra inefficace. Ma Gesù assicura: a differenza del giudice disonesto, Dio esaudisce prontamente i suoi figli … Dio ha davvero salvato Gesù dalla morte dandogli su di essa completa vittoria, ma la via percorsa per ottenerla è passata attraverso la morte stessa! Il riferimento alla supplica che Dio ha esaudito rimanda alla preghiera di Gesù nel Getsemani. Assalito dall’angoscia incombente, Gesù prega il Padre che lo liberi dal calice amaro della passione, ma la sua preghiera è pervasa dalla fiducia nel Padre e si affida senza riserve alla sua volontà: Però – dice Gesù – non come voglio io, ma come vuoi tu (Mt 26,39). (Cf Papa Francesco, Udienza del Mercoledì, 25 maggio 2016, Bisogna pregare sempre senza stancarsi, commento a Lc 18, 1-8).

 

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Author: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.