Il volto umano di Dio.

Andrea Mantegna, orazione nell’Orto, 1459, National Gallery, Londra
Vediamo la percezione del dolore in una grande mistica, la Beata Anna Katharina Emmerick[1].
«Il Signore lasciò otto apostoli all’ingresso del Getsemani e portò con sé soltanto i prediletti: Pietro, Giacomo e Giovanni. Giunto nell’angolo più incolto dell’orto interno, in cui si trovano piccole grotte e molti ulivi, Gesù divenne molto triste perché sentì vicina la sua ora. L’angoscia di quel momento si rispecchiava chiaramente sul suo volto. Allora Giovanni gli domandò perplesso: -Signore, come mai sei così triste, tu che ci hai sempre dato conforto e coraggio e ci hai consolato nei tempi peggiori?. Egli gli rispose: «La mia anima è triste fino a morire!».
Guardandosi intorno vide avanzarsi nubi cariche d’immagini orrende:
erano le tentazioni della vicina prova. La sua passione spirituale stava per avere inizio. Prima di ritirarsi nella solitudine orante, Gesù disse ai tre:
«Mentre io vado a pregare nel luogo che ho scelto, restate qui e vegliate: pregate per non cadere nella tentazione. Ricordate che lo spirito è pronto, ma la carne è debole!».
Così dicendo, nella sua sconfinata angoscia interiore, Gesù scese per un piccolo sentiero ed entrò in una grotta profonda sei piedi. Vidi spaventose figure affollare minacciose la stretta caverna dove il Signore si era ritirato a pregare.
Fu qui, ai piedi del monte degli Ulivi, che Adamo ed Eva piansero disperati il loro peccato. Vidi i nostri progenitori nello stesso luogo in cui Gesù depose la sua divinità nelle mani della Santissima Trinità, affidando la sua innocente umanità alla giustizia di Dio. Con questo sublime atto di carità il Redentore si donava interamente al Padre quale vittima riparatrice dei nostri peccati.
Tutte le colpe del mondo, commesse dall’uomo fin dalla sua prima caduta, gli apparvero a miriadi nella loro completa mostruosità. Nella sua sconfinata angoscia, Gesù supplicò il Padre celeste di perdonare i pensieri malvagi e le offese degli uomini, offrendogli in cambio la sua suprema espiazione.
La grotta si era affollata di forme spaventose, immagini delle passioni, dei vizi e delle malvagità del genere umano. Vidi il Redentore abbandonarsi alla sua natura umana e prendere sopra di sé le nefandezze del mondo. Era sudato, stremato e angosciato di fronte agli innumerevoli peccati che Satana continuava a mostrargli come sue conquiste, mentre gli diceva:
«Come?!… Anche questo vuoi prendere sopra di te e sopportarne la pena?».
La sua umanità stava già per soccombere sotto l’enorme peso dei nostri peccati, quando un solco di luce chiarissima scese dal cielo, da oriente. Erano le schiere angeliche del paradiso inviate dal Padre celeste per infondere rinnovato vigore al suo Figlio divino. Gesù era al limite delle sofferenze spirituali, il peso delle colpe umane continuava a gravare immensamente su di lui e a causargli dolori atroci, mentre gli spiriti malvagi lo deridevano e i demoni gli facevano sentire la loro orribile voce. Infine, nonostante le spaventose visioni, rincuorato dagli angeli, Gesù misericordioso seppe accogliere tutto su di sé. Egli amò immensamente Dio e anche gli uomini, vittime delle loro stesse passioni. … Il demonio ignorava che Gesù fosse il Figlio di Dio; credendolo soltanto un uomo giusto, lo tentò in tutti i modi come già aveva fatto nel deserto. Satana lasciò scorrere dinanzi alla santa anima del Signore le sue opere di carità facendole apparire come colpe contro il mondo e contro Dio. Tentò di dimostrargli che esse non sarebbero valse a nulla e non erano state adatte a soddisfare la giustizia divina, anzi erano state causa di scandalo e di rovina per molti.
Come un arguto fariseo, Satana gli rimproverò le mancanze e gli scandali che avevano suscitato i suoi apostoli e i discepoli, i disordini che essi avevano provocato abolendo le antiche usanze e, tra l’altro, incolpò Gesù di aver causato la strage degli innocenti e una vita di tribolazioni ai suoi genitori. Inoltre l’accusò di essersi rifiutato di operare diverse guarigioni e di non aver salvato Giovanni Battista, e così continuò a lungo. … A quelle preghiere, mi sembrò come se per un momento la misericordia di Dio si distaccasse dalla sua giustizia per poi ricongiungersi nel sacrificio dell’amore. Mi fu mostrata l’immagine di Dio, non quella in cui è assiso in trono, ma in un a forma luminosa; vidi la natura divina del Figlio fondersi nella persona del Padre che, a sua volta, portava nel seno la persona dello Spirito Santo, il quale procedeva dal Padre e dal Figlio. Questo era Dio, uno e unico».
Questo stralcio dalle visioni e meditazioni della Beata, cui si può prestare solo fede umana, colpiscono perché, oltre a cercare di rendere palpabile l’enormità del peccato e delle sofferenze di Cristo, pongono in evidenza la partecipazione della SS. Trinità. Così accade in molti mistici, che sentono assai vicino Dio Trinità in tutta la vicenda di dolore non solo dell’umanità, ma anche della loro personale vita. Accostare anche questi testi può aiutare la faticosa ricerca teologica.
La sofferenza di un semplice sacerdote
Dal Testamento Spirituale di Don …
(…) Sono contento della vita che ho vissuto e per tutte le esperienze che ho fatto, perché mi sono sempre sentito amato, accompagnato e benedetto dal Signore, che è sempre stato fin troppo buono e generoso con me.
La certezza della presenza e dell’assistenza del Signore e della sua Divina Provvidenza e la coscienza di aver sempre agito con retta intenzione e non per secondi fini:
– mi ha aiutato a superare con molta serenità le moltissime difficoltà e i numerosi ostacoli che ho sempre incontrato;
– mi ha aiutato a non scompormi e a non agitarmi per le tante chiacchiere e mormorazioni nei miei riguardi e sul mio operato, sempre più convinto che la verità, prima o poi, viene sempre a galla;
– mi ha aiutato a vincere ogni paura e a rimanere sereno anche di fronte alla morte che, per la malattia che mi ha colpito, si preannuncia vicina.
La malattia così grave, mi porta a ringraziare ancora di più il Signore per l’allarme che mi ha dato di prepararmi meglio all’incontro con Lui.
Ho vissuto il mio sacerdozio sul motto paolino: “Mi faccio tutto a tutti per portare tutti a Cristo”.
Parole così vanno dette a tutti ut parati simus.
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[1] Cf. La dolorosa Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo le visioni della Beata Anna Katharina Emmerick, Shalom, Camerata Picena (An) 2005, 93 ss.