Scrive Valeria Robecco sul il Gironale del 22 luglio che “il clan Bush, che per la prima volta da 40 anni non ha partecipato alla kermesse Gop. Dal 1948 la famiglia che ha dato i natali a due ex presidenti Usa ha giocato un ruolo significativo in ogni singola Convention. Quest’anno invece, dopo l’umiliazione dell’ex governatore della Florida Jeb, costretto (quasi in lacrime) al ritiro dalle primarie dopo il voto in South Carolina, i Bush hanno giurato «vendetta» al miliardario newyorkese.
Anche se Trump li ha definiti la storia passata del partito repubblicano, loro continuano dietro le quinte a tessere una tela di rapporti con cui puntano ad indebolire il tycoon in termini di progressiva erosione del consenso, ma anche in termini di finanziamenti da parte di elettori facoltosi. Controverso o meno, il clan Bush ha comunque una grande influenza all’interno del mondo conservatore, e parlando con fonti legate agli ambienti dell’industria del greggio o della finanza energetica emerge come anche la lobby petrolifera, che è tutto sommato da sempre vicina alla famiglia, non vede di buon occhio il re del mattone. Il timore, qualunque sia il risultato delle elezioni di novembre, è che lo stile aggressivo di Trump e la sua retorica anti-immigrati possa compromettere la solidità del marchio Gop.
A Cleveland in questi giorni è in corso una sorta di Convention parallela per raccogliere i cocci di un partito diviso e gettare le basi delle prossime battaglie politiche. Ma la crociata anti-Trump procede anche fuori dai confini dell’Ohio con finanziatori, decani conservatori, sconfitti e volti nuovi, a partire dall’asse texano che unisce la frangia tradizionale del clan Bush con quella neocon e ultra-religiosa di Cruz.“.
Alcune annotazioni: non stupisca lo stile nazionalista di Trump. Per gli Americani è quanto di più normale ci sia, a destra e a sinistra. Negli Usa il nazionalismo è connaturato persino a buona parte del’esperienza religiosa, calvinista e protestante. Spesso nelle chiese protestanti si può vedere la bandiera della patria al fianco dei simboli religiosi, magari persino più grande di essi.
Il nazionalismo di Trump sembra però essere “moderato”, più ad intra che ad extra. Questo non piace ai Bush e ai neocon, che hanno seguito l’agenda dell'”esportazione della democrazia“. Anche alcuni settori religiosi fondamentalisti hanno per anni mescolato valori importanti (famiglia, vita…), con una visione apocalittica e guerresca, che poco ha a che vedere con il vero cristianesimo, e più con l'”americanismo“.
Trump non gode dell’appoggio del partito della guerra, e neppure di una parte del mondo religioso, ma molti pro life e molti cattolici lo appoggiano, perchè vedono in lui un “moderato”, sia sui valori sia in politica estera. Tutto il contrario di quello che si sente dire in Europa.
Dove la Clinton guerrafondaia e nichilista è un idolo.
