Defilippi: un caso di strabismo

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Le ideologie, si sa, soffrono di strabismo. La contraddizione è parte essenziale di esse. Ovviamente non fa eccezione l’ideologia Gender. Inutile soffermarsi sulla sua struttura ormai sviscerata in ogni suo aspetto. Piuttosto l’allarme più evidente è rappresentato dalla rivoluzione antropologica a cui essa mira. A voler sottolineare il suo aspetto contraddittorio viene purtroppo in aiuto un recente caso di cronaca nera,

l’omicidio della professoressa di francese Gloria Rosboch per il quale sono stati fermati due amanti omosessuali.

Ovviamente la contraddizione non è data dal fatto che i due presunti assassini siano omosessuali, in quanto non è l’inclinazione sessuale che fa buona o cattiva una persona, ma dall’atteggiamento degli inquirenti circa lo stato di salute psichica di uno dei due, Gabriele Defilippi, il 22enne transessuale, che avrebbe attratto la professoressa in una torbida trama.

Dopo il fermo del gip Marianna Tiseo,  l’avvocato difensore della famiglia Defilippi ha disposto per il giovane Gabriele una perizia psichiatrica dovuta, stando sempre al legale, alla sua personalità disturbata. Da cosa viene tale considerazione? Semplice: dal fatto che a Gabriele piacesse travestirsi da donna o da transessuale, nascondendosi dietro a mille volti e appartenente a quella che viene definita, dai sostenitori degli studi di genere, teoria del “Gender Fluid”. Ma se qualcuno avesse disposto una visita psichiatrica per questo ragazzo prima dell’omicidio cosa sarebbe successo? Con molta probabilità sarebbe partita l’accusa di omofobia!

E così al grido di “chi sei tu per giudicare i sentimenti altrui” stiamo cancellando la concreta possibilità di aiutare persone che, magari, attraverso il proprio trasformismo, l’esibizionismo e l’ostentata voglia di stupire ci stanno chiedendo aiuto. E lo facciamo con la presunta pretesa di rispettare queste persone. In realtà non ci rendiamo conto che dietro a questo genere di manifestazione spesso si nasconde un disagio di cui pizzi, pitoni colorati e paillettes non rappresentano altro che un disperato S.O.S.

Ormai schiavi della “dittatura dei sentimenti” abbiamo autocensurato qualsiasi giudizio, anche quello che avrebbe potuto coscientemente salvare vite umane dalla disperazione e dalla follia. Purtroppo le leggi educano, e come ci siamo abituati all’idea che l’aborto (soppressione in qualsiasi caso di una vita innocente) sia un diritto inalienabile, così a suon di battaglie legali, programmi televisivi e spot televisivi ci stiamo abituando all’idea che sia giusto iniettare sostanze nel corpo di un fanciullo di tre o quattro anni per bloccargli lo sviluppo della pubertà permettendogli così di scegliere più avanti il proprio sesso, come se a quell’età fosse possibile stabilire quella che alcuni psicologi (!) definiscono Gender Identity Disorder (GID). La ragione ci mostra che ogni cosa nel mondo ha un ordine e questo vale anche per l’uomo. Solo riconoscendo quest’ordine possiamo realmente e concretamente aiutare tutte le persone che chiedono aiuto. Non lo faremo di certo avallando acriticamente ogni spinta emotiva o ogni desiderio personale, ma come avviene in natura, rispettando quell’ordine che non siamo noi a produrre ma che ci siamo trovati a dover rispettare. E il nostro sentimento ecologico – ecologia umana – che ce lo impone. Ogni ideologia è destinata a perdere la battaglia con la realtà ed anche quella Gender prima o poi sarà sconfitta.

Ma nel frattempo avrà fatto morti, sofferenza, dolore ed è per questo che la parola d’ordine è: Resistenza!

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