Viviamo tempi incerti, confusi, addirittura paradossali. Sabato si sta preparando un vero e proprio evento di famiglie che scenderà in piazza per gridare il diritto dei bambini, i soggetti più deboli ed esposti, ad avere un padre ed una madre.
Lo ha ricordato con forza il card. Bagnasco nella prolusione al Consiglio permanente della CEI: «I figli non sono mai un diritto – ha detto Bagnasco – poiché non sono cose da produrre. […] I bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico».
Nonostante questo il mondo cattolico si presenta all’appuntamento al Circo Massimo in preda a due paradossi. In primis l’ala, per lo più, progressista, che, a differenza del recente passato in cui rivendicava le autonomie dalla gerarchia, sembra attendere da mesi un’imbeccata dalle alte sfere vaticane per potersi esprimere in difesa della famiglia (È singolare notare come i soloni dell’indipendenza e dell’autonomia del “popolo”, oggi chiedano e quasi pretendano indicazioni chiare e nette dalle tanto vituperate gerarchie vaticane). Ci sarebbe da chiedere che fine abbia fatto l’auto-consapevolezza del popolo cristiano, la sua autonomia di pensiero e di giudizio! Si ha bisogno di un vescovo-pilota proprio ora, dopo aver messo in discussione la sua autorità per decenni?
All’intraprendenza di allora si sostituisce una strana prudenza,
un sospettoso prurito clericale, totalmente assente in altre questioni.
Altro paradosso è questo. Si sta facendo strada un pensiero secondo cui le battaglie che interessano i principi fondamentali (un tempo “non negoziabili”) dell’uomo, siano una priorità quasi esclusiva dei fedeli laici. Lo stesso Papa Francesco nel 2013, in merito ai rapporti con le istituzioni culturali, sociali e politiche, intervenne all’assemblea della Cei per chiedere di «rinforzare l’indispensabile ruolo dei laici, i quali non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità».
Non è un mistero che gli organizzatori del Family Day, dopo tanto penare, siano riusciti ad ottenere la benedizione (seppur ufficiosamente) della CEI. Si verifica un evento insolito, quello in cui i pastori si mettono dietro al gregge e lo seguono, dando l’impressione di una Chiesa più che trainata, tirata dal popolo! Chiediamoci però cosa sarebbe successo se il popolo dei fedeli laici non avesse avuto questa forza. La Chiesa avrebbe reagito comunque alla dittatura del pensiero unico in difesa della famiglia e dei bambini con quell’energia e quella chiarezza che ha caratterizzato gli ultimi decenni della sua storia?
Non va infatti dimenticato che i tanti fedeli laici, oggi impegnati in queste battaglie “laiche”, sono stati ieri formati nella loro retta coscienza da almeno tre grandi pontificati: quello di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. In materia di “principi non negoziabili” i tre magisteri hanno camminato, negli ultimi quarant’anni, compatti e coerenti con l’insegnamento secolare della Chiesa. Hanno traghettato con forza e fermezza la barca di Pietro in un’ epoca di tempesta e grande confusione, rispondendo con l’autorevolezza che ci si aspetta da autentici pastori.
La sensazione oggi è quella, invece, di una Chiesa in ritiro perenne, che evita strategicamente di prendere posizione univoche e chiare su temi etici, perdendosi poi in battaglie politicamente corrette. Una Chiesa che appare sempre più spaventata, che non si mette alla testa dei fedeli per indicare la via da seguire, ma rimane nascosta, quasi protetta, da milioni di famiglie, dimenticando la sua vocazione al martirio.
È vero, lo ricorda anche il Vaticano II con le parole della Gaudium et spes al punto 43, che i fedeli laici “non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del Magistero”.
Tutto vero, però noi fedeli laici possiamo rivendicare la nostra autonomia e la nostra libertà di espressione su temi che interessano prima di tutto l’uomo, ma non possiamo dimenticare che se non avessimo avuto la via tracciata da tre grandi pastori oggi non esisterebbe nessun Family Day.