
Adorazione dei Magi, Santa Maria della Carità, Cappella degli Scrovegni in Padova, 1303-1305
Nell’Avvento, durante la settimana che precede il Natale, dal 17 al 23 Dicembre, particolari antifone
precedono il Canto del Magnificat.
La quinta antifona, del 21 Dicembre, giorno del solstizio, annuncia lo splendore della Luce eterna allorché, toccato il vertice del buio, il sole comincia a risalire in cielo – e la liturgia canta:

(Attivazione link tramite “click” su “freccia play” a sinistra. Antifone presenti su siti Internet)
O Oriens,
splendor lucis aeternae,
et sol justitiae:
veni, et illumina
sedentes in tenebris,
et umbra mortis.

“O (astro) che sorgi,
splendore di luce eterna
e sole di giustizia:
vieni, e illumina
chi giace nelle tenebre
e nell’ombra della morte”.
Ciascuna delle sette antifone inizia con riferimenti biblici precisi: “O Sapientia”, comincia la prima, e le successive: “O Adonai, O Radix, O Clavis, O Oriens, O Rex, O Emmanuel”. Germoglio, Chiave, Re, Emmanuele. Tutte le antifone iniziano con un’invocazione a Cristo. Ogni antifona è una sintesi di fede cristiana, che i fedeli sono invitati a ripetere nei vespri dell’Avvento, quando la notte, calata sulle brevi giornate d’inverno, è rischiarata solo da candele: Germoglio, Sapienza, Re, vieni a liberarci dalla tenebre.

Capovolgendo l’ordine delle parole, e prendendo di ciascuna la lettera iniziale, emerge il Vangelo “Ero cras”, “Ci sarò domani”, ci sarò sempre: nel fondo del buio, di generazione in generazione. Dunque il segreto delle “antifone maggiori”, dette anche “antifone O”, sta nella parola posta all’inizio di ciascuna di esse.

“Ero cras”, “Ci sarò domani”. Questa promessa, in latino, forse alla maggioranza dei credenti oggi non è nota. Ma l’attesa, che colma questi antichi canti d’Avvento, ci appartiene ancora.
Non è sfumata la memoria di quel male originario, che ci opprime.
Le antifone, risalenti al VI secolo, anelano la luce. Benché non più pienamente coscienti del buio, sappiamo ancora desiderare la luce. La nascita di Cristo, nel colmo dell’inverno, è il venire al mondo di colui che vince la morte.

Domani ci sarà la Sapienza e gli animali stupiscono, a bocca aperta, come in un vocalizzo “O”. Coloro che non sono arricchiti dell’anima spirituale, pure ristanno attoniti, affascinati dal piccolo Re, in attesa di essere accolti nell’armonia del mondo ricostituito nella pace. A sua volta un secondo dromedario sembra ammiccare, invitando altri alla sua destra. Gli occhi esprimono dolcezza e serenità.

Innanzi a Lui i re della terra non parlano e San Giuseppe, custode d’Israele, è a volto basso, non per riverenza verso i Magi. Non intimidisce davanti ai sapienti. Egli è il custode del Re dei re. San Giuseppe è nella posizione, ben nota al tempo di Giotto, del monaco in meditazione negli stalli del coro abaziale. Occhi chiusi, capo reclinato in avanti, braccia conserte, ricoperte dalle ampie maniche monacali, astante e silenzioso. Alla verginità di Maria fa specchio la castità dello Sposo-Monaco, il cui silenzio è teso all’ascolto della volontà di Dio. Egli, come la Madre di Dio, medita tutte queste cose in cuor suo[1].

Il nostro re e salvatore viene all’incontro con noi. E i sapienti si inchinano davanti alla Sapienza fatta carne, in adorazione. L’Avvento è preparazione ad adorare il Verbo fatto carne come centro dell’esistenza, della vita, del creato. L’uomo, che viene dalla terra, dall’humus, si fa humilis, si abbassa perché Lui cresca (Gv 3, 30), così che la umanità riveli la divinità.
Testo completo, Latino e Italiano, delle Antifone maggiori dell’Avvento
« O Sapientia,
quae ex ore Altissimi prodisti,
attingens a fine usque ad finem,
fortiter suaviter disponensque omnia:
veni ad docendum nos viam prudentiae.
O Adonai,
et dux domus Israël,
qui Moysi in igne flammae rubi apparuisti,
et ei in Sina legem dedisti:
veni ad redimendum nos in brachio extento.
O Radix Jesse,
qui stas in signum populorum,
super quem continebunt reges os suum,
quem gentes deprecabuntur:
veni ad liberandum nos,
jam noli tardare.
O Clavis David,
et sceptrum domus Israël,
qui aperis, et nemo claudit,
claudis, et nemo aperit:
veni, et educ vinctum
de domo carceris,
sedentem in tenebris,
et umbra mortis.
O Oriens,
splendor lucis aeternae,
et sol justitiae:
veni, et illumina
sedentes in tenebris,
et umbra mortis.
O Rex Gentium,
et desideratus earum,
lapisque angularis,
qui facis utraque unum:
veni, et salva hominem,
quem de limo formasti.
O Emmanuel,
Rex et legifer noster,
expectatio gentium,
et Salvator earum:
veni ad salvandum nos,
Domine, Deus noster. »
« O Sapienza,
che esci dalla bocca dell’Altissimo,
ed arrivi ai confini della terra,
e tutto disponi con dolcezza:
vieni ad insegnarci la via della prudenza.
O Adonai,
e condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
redimici col tuo braccio potente.
O Radice di Jesse,
che sei un segno per i popoli,
innanzi a te i re della terra non parlano,
e le nazioni ti acclamano:
vieni e liberaci,
non fare tardi.
O Chiave di David,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e libera lo schiavo
dal carcere,
che è nelle tenebre,
e nell’ombra della morte.
O (astro) Sorgente,
splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed illumina
chi è nelle tenebre,
e nell’ombra della morte.
O Re delle Genti,
da loro bramato,
e pietra angolare,
che riunisci tutti in uno:
vieni, e salva l’uomo,
che hai plasmato dal fango.
O Emmanuel,
nostro re e legislatore,
speranza delle genti,
e loro Salvatore:
vieni e salvaci,
Signore, nostro Dio».
Un Santo Natale!
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Note
[1] Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò le tue meraviglie. (Sal 119, 27); I miei occhi prevengono le veglie per meditare i tuoi precetti (Sal 119, 148); Saprà orientare il suo consiglio e la sua scienza e riflettere sui segreti di Dio (Sir. 39, 7); Beato chi medita queste cose e colui che, fissandole nel suo cuore, diventa saggio; se le metterà in ratica, sarà forte in tutto, perché la luce del Signore sarà la sua strada. (Sir 50, 28); Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore (Lc 2, 19).