Questo Natale doveva essere diverso perché era iniziato il catechismo, il cammino che apre la vita di un bambino al mistero del Dio fatto uomo. Ma Gesù, questa volta, aveva fretta di incontrarti. In che modo il bimbo è andato in cielo, purtroppo lo sappiamo. Per le vie di un paese del profondo sud era passato ancora una volta Erode con la sua spada. Natale è vicino, ma nulla consola, perché noi, poveri genitori innamorati dei nostri figli, sappiamo quanto mamma e papà di Loris soffrono. Troppe domande premono nella testa e nel nostro cuore troppo umano. Ma perché sabato mattina è andato a scuola? Perchè non era malato? Perchè non ha percorso quei cinquanta metri in compagnia di un amico varcando la soglia che lo avrebbe salvato? Perché quella povera e disperata madre non ha visto il pericolo? Perché il nastro del tempo non può essere riavvolto come accade in certi film? Perché una veggente, per una volta non ha parlato prima,anticipando il pericolo? Ogni domanda che sentiamo di dover porre rimbalza nel vuoto. Poi, si affacciano come in una pellicola rallentata e ripetuta innumerevoli volte i momenti del dramma. Ecco la maestra che appunta sul registro la parola assente, eccolo il piccolo, avvicinato e sedotto con una scusa, il piccolo che si fidava, trascinato via , strangolato e gettato in un fosso. E ancora, la domanda, avrà lottato, avrà chiamato disperato sua madre? Anche i soldati al fronte lo fanno e sono uomini forti. Ogni pensiero adesso, è una sofferenza. Ho visto la madre, il dramma di quella donna moltiplicato, rimbalzato di canale in canale. Tutti ci siamo chiesti cosa avrà sentito quella madre quando recatasi a scuola per ritirare il bimbo non lo ha trovato, quale gelo nel sangue l’avrà paralizzata, quale speranza di morire subito l’avrá colta, per non dover pensare la scomparsa del suo piccolo.
Ma Poi, per un riflesso condizionato d’amore, per un richiamo delle viscere materne,la luciditá disperata del pensiero che si radica nel bisogno di tenere forte fra le braccia il figlio, ha ripreso a pulsare come un faro nella notte. Se quella madre avesse visto l’assassino prima del suo delitto lo avrebbe incenerito ma il male è semplice e banale. Natale è Vicino e il bambino lo avrebbe vissuto lavorando al presepio e sognando la magica notte, perchè Natale è la festa dei bambini e delle famiglie. Resta negli occhi l’immagine di un bimbo di otto anni bardato come un guerriero delle arti marziali mentre orgoglioso e timido offre alla madre un ultimo fotogramma della sua breve e sfortunata vita mortale. Non resta che il Natale, non restano che il dolore e l’amore e le nostre parole distanti e inadeguate. Non resta che il ricordo di una luce nel cuore di una madre alla fine del mondo. Questo, il senso di una perdita che ancora una volta ci fa riflettere sul valore infinito di ogni vita.Essere cristiani è stare dentro il dolore del mondo regalando speranza dove tutto sembra finito.