I benefici del matrimonio

guzzo

da: Giuliano Guzzo, La famiglia è una sola (Gondolin edizioni)

Prima di approfondire i benefici del matrimonio, possiamo soffermarci brevemente sulle caratteristiche della convivenza. Che differisce dalla vita coniugale già in partenza: mentre cioè le coppie sposate riconoscono nella data delle nozze l’inizio del nuovo status, nella convivenza questo passaggio fra un “prima” ed un “dopo” è più sfumato, con l’avvio della coabitazione solitamente ricollegato dai componenti della coppia ad eventi particolari come per esempio la sottoscrizione di un contratto di locazione, la nascita di un figlio, il trasferimento

in una nuova città[1]. Soffermandoci sulle dinamiche interpersonali scopriamo poi come la convivenza presenti, rispetto alla vita matrimoniale, non pochi rischi; il che va a confutare lo stereotipo di questa quale condizione più libera e spensierata – e quindi migliore – di quella coniugale. In sintesi, si è scoperto che le persone che convivono mediamente sono, rispetto a quelle sposate, più esposte al rischio di depressione[2], e con più probabilità di sperimentare problematiche legate a droga e alcol[3]. Addirittura, da uno studio pubblicato nel 2000 eseguito proprio confrontando esperienze di convivenza e di matrimonio è emerso che quanti convivono corrono un rischio depressivo superiore di quasi tre volte[4]. C’è inoltre una consistente mole di ricerche che attesta un tasso decisamente più alto di violenza domestica nelle coppie che anziché sposate sono conviventi[5]. Da uno studio della Florida Atlantic University su oltre 400.000 omicidi commessi tra il 1976 e il 1994 focalizzato sul tasso di uxoricidio si è riscontrato come l’incidenza di omicidi di donna per mano del partner sia nove volte superiore fra donne conviventi rispetto alle coniugate[6]. Alla luce di queste evidenze non stupisce che coloro che convivono dichiarino, rispetto agli sposati, livelli inferiori di gratificazione relazionale[7]. Migliori condizioni di salute di coloro che convivono emergono solo se il termine di paragone sono le persone single[8]. E invece il matrimonio? Procura per caso dei benefici? Per farci un’idea possiamo iniziare a considerare, come riferimento, il fattore mortalità. Ebbene, un recente studio di coorte effettuato analizzando i dati demografici della Danimarca fra il 1982 ed il 2011 ha riscontrato come la categoria col minore tasso di mortalità in assoluto fosse quella delle persone appartenenti a coppie eterosessuali sposate[9]. Tale evidenza altro non fa che confermarne altre precedenti[10] riguardanti Stati Uniti[11], Giappone[12] e paesi europei[13] circa la più contenuta mortalità dei coniugati. In particolare, si segnala un’analisi condotta considerando i dati di un campione di oltre un 1.000.000 di cittadini europei che ha messo in luce come le coppie sposate abbiano tassi di mortalità inferiori del 10-15% rispetto alle altre[14]. Analogamente, altri studi hanno rilevato, per le persone sposate rispetto a quelle conviventi, un minore tasso di mortalità[15]. Ad ulteriore suffragio del legame positivo fra matrimonio e longevità, si può inoltre ricordare che è stato rilevato come i non più sposati vivano più a lungo di coloro che non sono mai stati sposati[16], i quali mediamente pare corrano più del doppio del rischio – il 2,3 in più, per l’esattezza – di morire prima[17]. Per quanto sbalorditivo, questo è in realtà un dato noto da tempo se si pensa che già nel 1990 una ricerca, differenziando i benefici matrimoniali per sesso, metteva in luce come il tasso di longevità sarebbe migliore fino al 50% per le donne coniugate rispetto alle non coniugate, e addirittura del 250% per gli uomini convolati a nozze rispetto agli altri[18]. La minore mortalità matrimoniale comunque non deve stupire giacché altro non fa che confermare gli esiti di un report americano su 127.545 interviste, che ha rilevato come le persone con una salute migliore fossero quelle sposate[19]. Non solo: una rassegna di oltre 130 studi nell’arco di un secolo pubblicata nel 1991 ha certificato come le persone sposate, in media, mostrino una miglior condizione di salute e benessere rispetto alle persone impegnate in tutte le altre categorie relazionali[20]. L’essere sposati, inoltre, risulta associato a minore rischio di abuso di sostanze alcoliche[21], ad un contenimento dello stress psicologico[22] e a prognosi migliori sugli eventi cardiaci acuti[23]; i non sposati, raffrontati con i coniugati, manifestano maggiori criticità sul versante del disagio psicologico, della depressione e dell’ansietà[24]. Ulteriormente, da uno studio su 27.779 casi di cancro è emerso come le persone sposate abbiano, rispetto a quelle che tali non sono, una possibilità di sopravvivenza maggiore del 23%[25]. Nella stessa direzione vanno l’esito di una ricerca con la quale si è riscontrato che, indipendentemente dalla fase del cancro, considerando un arco temporale di tre anni i soggetti coniugati hanno il 20% di probabilità in meno di morire[26], e quello di uno studio norvegese che, sempre rispetto al cancro, ha calcolato come divario di mortalità tra gli uomini sposati e quelli non sposati aumenti del 3,4% ogni 10 anni[27]. Smentendo tanti luoghi comuni, i vantaggi del matrimonio si estendono anche alla gratificazione sessuale[28], ben diversa dal disagio sperimentato da chi pratica sesso occasionale[29]. Da ultimo non va trascurata l’incidenza protettiva che l’unione coniugale esercita verso il suicidio[30], con le donne non sposate che fanno registrare un tasso di suicidio maggiore del 47% sulle altre, che per gli uomini non sposati arriva, rispetto agli altri, addirittura a più 97%[31]. Tutti questi riscontri, se da un lato rendono abbastanza prevedibile un coefficiente di felicità triplo nelle persone sposate rispetto a quelle conviventi – riscontrato confrontando i dati di indagini effettuate in ben 17 Paesi[32]-, dall’altro non assicurano, come si potrebbe ironicamente insinuare, che la vita matrimoniale sia totalmente priva di difficoltà. Invece dicono, o meglio confermano che tra la famiglia fondata sul matrimonio e le cosiddette “famiglie” fondate sulla mera convivenza sussistono differenze concrete, che non possono essere spiegate solamente coi benefici dell’istituzionalizzazione della prima né con una qualche selezione a priori fra individui, e che affondano le radici già negli atteggiamenti personali, con gli sposati più orientati al benessere del proprio partner e quanti convivono più interessati alla salvaguardia della propria autonomia[33]. Significativa, a questo proposito, la maggior propensione da parte delle coppie conviventi rispetto alle sposate a tenere i propri conti correnti distinti attuando la messa in comune delle somme solo in vista di determinati scopi[34]. Viceversa, la maggior condivisione, sotto molti profili, propria della vita matrimoniale getta le basi per una relazione che, rafforzata da una stabilità antitetica al precariato affettivo tipico della coabitazione, è oggettivamente diversa da quella di coloro scelgono di convivere. Che lo si guardi da una prospettiva sociale o che lo si intenda a livello personale, il matrimonio costituisce pertanto un bene, e solo la miopia o l’ostilità ideologica – posto che la prima, spesso, è solo il prodotto della seconda – possono condurre a parificare il matrimonio ad altre forme di convivenza[35], quando già il buon senso, anche senza l’ausilio della pur corposa letteratura scientifica sull’argomento, porta a cogliere chiaramente l’iniquità di una simile operazione.

 

[1] Cfr. Manning W.D. – Smock P.J. (2005) Measuring and Modeling Cohabitation: New Perspectives From Qualitative Data. «Journal of Marriage and Family»; Vol. 67(4):989-1002.

[2]Cfr. Kathleen A L. – Lee G.R. – DeMaris A. (2003) Union Formation and Depression: Selection and Relationship Effects. «Journal of Marriage and Family»; Vol.65(4):953-962; Hyoun K.K. – McKenry P. (2002) The Relationship Between Marriage and Psychological Well-Being. «Journal of Family Issues»;  Vol.23(8):885-911.

[3] Cfr. Horwitz A. – White H.R. (1998) The Relationship of Cohabitation and Mental Health: A Study of a Young Adult Cohort. «Journal of Marriage and the Family»; Vol.60(2):505-514; Yamaguchi K. – Kandel D. (1985) Dynamic Relationships Between Premarital Cohabitation and Illicit Drug Use: An Event-History Analysis of Role Selection and Role Socialization. «American Sociological Review»; Vol.50(4):530-546; Nock S. L. (1995) A Comparison of Marriages and Cohabiting Relationships. «Journal of Family Issues»; Vol.16(1):53-76.

[4] Cfr. Brown S.L. (2000) The effect of union type on psychological well-being: depression among cohabitors versus marrieds. «Journal of Health and Social Behavior»;Vol.41(3):241-55.

[5] Cfr. Abramsky T. – Watts C.H. – Garcia Moreno C. – Devries K. – Kiss L. – Ellsberg M. – Jansen H.A. – Heise L. (2011) What factors are associated with recent intimate partner violence? findings from the WHO multi-country study on women’s health and domestic violence. «BMC Public Health»; 11: 109; Gelles R.J. Intimate Violence in Families, 3rd ed, SAGE Publications Thousand Oaks 1997; Stets J. (1991) Cohabiting and Marital Aggression: The Role of Social Isolation. «Journal of Marriage and the Family»; Vol.53(3):669-690; Stets J. E. – Strauss M. (1989) The marriage license as a hitting license:  A comparison of assaults in dating, cohabiting, and married couples. «Journal of Family Violence»; Vol. 4(2):161-180; Yllo K. – Straus M. (1981) Interpersonal Violence among Married and Cohabiting Couples. «Family Relations»; Vol.30(3):339-47.

[6] Cfr. Shackelford T.K. (2001) Cohabitation, Marriage, and Murder: Woman-Killing by Male Romantic Partners. «Aggressive Behavior»; Vol.27(4):284–291.

[7] Cfr. Nock S.L. (1995) A Comparison of Marriages and Cohabiting Relationships.

[8]Cfr. Pollard M. – Harris K.M. (2013) Nonmarital Cohabitation, Marriage, and Health Among Adolescents and Young Adults. «RAND Working Paper Series» WR-997; 1-30.

[9] Cfr. Frisch M. – Simonsen J. (2013) Marriage, cohabitation and mortality in Denmark: national cohort study of 6.5 million persons followed for up to three decades (1982–2011). «International Journal of Epidemiology»; 1–20.

[10] Cfr. Johnson N.J. – Backlund E. – Sorlie P.D. – Loveless C.A (2000) Marital status and mortality: the national longitudinal mortality study. «Annals of Epidemiology»;Vol.10(4):224–238;Lillard L. A. – Waite L. J. (1995) Til death do us part: Marital disruption and mortality. «American Journal of Sociology»; Vol.100(5):1131-1156; Gove W. R. (1973) Sex, marital status, and mortality. «American Journal of Sociology»; Vol.79(1):45-67.

[11] Kaplan R.M. – Kronick R.G. (2006) Marital Status and Longevity in the U.S. Population. «Journal of Epidemiology and Community Health»; Vol. 60(9): 760-765; Murray J. E. (2000) Marital Protection and Marital Selection: Evidence from a Historical Prospective Sample of American Men. «Demography»; Vol.37(4):511-522.

[12] Cfr. Ikeda A. – Iso H. – Toyoshima H. – Fujino Y. – Mizoue T. – Yoshimura T. – Inaba Y. – Tamakoshi A. – JACC Study Group (2007) Marital status and mortality among Japanese men and women: The Japan collaborative cohort study. «BMC Public Health»;7:73.

[13] Ben Shlomo Y. – Davey Smith G. – Shipley M. (1993) Magnitude and cause of mortality differences between married and unmarried men. «Journal of Epidemiology & Community Health»; Vol.47(3):200-205.

[14]Cfr. Gallacher D.  Gallacher J. (2011) Are relationships good for your health?«Student BMJ»;19:d404.

[15] Cfr. Liu H. – Reczek C. (2012) Cohabitation and U.S. Adult Mortality: An Examination by Gender and Race. «Journal of Marriage and Family»; Vol.74(4):794–811.

[16] Cfr. Waite L.J. – Lehrer E.L. (2003) The Benefits from Marriage and Religion in the United States: A Comparative Analysis. «Population and Development Review»; Vol.29(2):255-276.

[17] Cfr. Siegler I.C. – Brummett B.H. – Martin P. – Helms M.J. (2013) Consistency and Timing of Marital Transitions and Survival During Midlife: the Role of Personality and Health Risk Behaviors. «Annals of Behavioral Medicine»; Vol.45(3):338-347.

[18] Ross C. E. – Mirowsky J. – Goldsteen K. (1990) The impact of the family on health: The decade in review. «Journal of Marriage and the Family»; Vol. 52(4):1059 – 1978.

[19] Cfr. Schoenborn C. A. (2004) Marital Status and Health: United States, 1999–2002. «Centers for Disease Control and Prevention»; 351:1-36.

[20] Cfr. Coombs R. H. (1991) Marital Status and Personal Well-Being: A Literature Review. «Family Relations»; Vol. 40(1):97-102.

[21] Cfr. Duncan G.J. – Wilkerson B. –  England P. (2006) Cleaning up Their Act: The Effects of Marriage and Cohabitation on Licit and Illicit Drug Use. «Demography»; Vol. 43(4): 691-710; Leonard K.E. – Rothbard J.C.(1999) Alcohol and the marriage effect. «Journal of Studies on Alcohol Supplement»;13:139-46.

[22] Cfr. Mestripieri D. – Baran N.M. – Sapienza P. – Zingales L. (2010) Between- and within-sex variation in hormonal responses to psychological stress in a large sample of college students. «Stress»; Vol.13(5):413–424.

[23] Cfr. Lammintausta I. – Airaksinen J. – Immonen-Räihä P. – Torppa J. – Kesäniemi A. –Ketonen M. – Koukkunen H. – Kärjä-Koskenkari P. – Lehto S. – Salomaa V. (2013) Prognosis of acute coronary events is worse in patients living alone: the FINAMI myocardial infarction register. «European Journal of Preventive Cardiology»; doi: 10.1177/2047487313475893.

[24] Cfr. Bowling A.(1987) Mortality after bereavement: A review of the literature on survival periods and factors affecting survival. «Social Science and Medicine»; Vol.24(2):117-124;  Gore S. – Mangione T.W. (1983) Social roles, sex roles, and psychological distress. «Journal of Health and Social Behavior»; Vol. 24(4):300-312.

[25] Cfr. Goodwin J.S. – Hunt W.C. – Key C.R. – Samet J.M. (1987) The Effect of Marital Status on Stage, Treatment, and Survival of Cancer Patients. «Journal of the American Medical Association»; Vol. 258(21):3125-3130.

[26] Cfr. Aizer A.A. – Chen M.-H. –  McCarthy E.P. –  Koo S. – Wilhite T.J. – Graham P.L. – Choueiri T.K. – Hoffman K.E. – Martin N.E. – Hu J.C. – Nguyen P.L. (2013) Marital Status and Survival in Patients With Cancer. «Journal of Clinical Oncology»; doi: 10.1200/JCO.2013.49.6489.

[27] Cfr. Kravdal H. – Syse A. (2011) Changes over time in the effect of marital status on cancer survival. «BMC Public Health», 11:804  doi:10.1186/1471-2458-11-804.

[28]Cfr. Waite L.J. – Joyner K. Emotional and Physical Satisfaction with Sex in Married, Cohabiting, and Dating Sexual Unions: Do Men and Women Differ? in Laumann E.O. –Michael R.T., Sex, Love, and Health in America, University of Chicago Press, Chicago 2001, pp. 239-269; Laumann E.O. –  Gagnon J.H. – Michael R.T. – Michaels S. The Social Organization of Sexuality: Sexual Practices in the United States, University of Chicago Press, Chicago 1994.

[29] Cfr. Bersamina M.M. – Zamboangab B.L. – Schwartzc S.J. – Donnelland M.B. – Hudsone M.- Weisskirchf R.S. – Kimg S.Y. – Agochah B.V. – Whitbournei S.K. – Carawayj S.J. (2014) Risky Business: Is There an Association between Casual Sex and Mental Health among Emerging Adults? «The Journal of Sex Research»; Vol.51(1):43-51.

[30] Cfr. Rendall M.S. – Weden M.M. – Favreault M.M. – Waldron H. (2011) The protective effect of marriage for survival: a review and update. «Demography»; Vol.48(2):481-506; Masocco M. – Pompili M. – Vichi M. – Vanacore N. – Lester D. – Tatarelli R. (2008) Suicide and marital status in Italy. «The Psychiatric Quarterly»; Vol.79(4):275-85; Stack S. – Wasserman I. (1995) The Effect of Marriage, Family, and Religious Ties on African American Suicide Ideology. «Journal of Marriage and Family»; Vol. 57(1):215-222; Smith J.C. – Mercy J.A. – Conn J.M. (1988) Marital status and the risk of suicide. «The American Journal of Public Health»; Vol.78(1):78–80.

[31] Wyder M. – Ward P. – De Leo D. (2009) Separation as a suicide risk factor. «Journal of Affective Disorders»; Vol.116(3):208–213.

[32] Cfr. Stack S. – Eshleman J.R. (1998) Marital Status and Happiness: A 17-Nation Study. «Journal of Marriage and Family»; Vol. 60(2):527-536.

[33] Cfr. Pienta A.M. – Hayward M.D. – Jenkins K.R. (2000) Health Consequences of Marriage for the Retirement Years. «Journal of Family Issues»; Vol. 21(5):559-586; Brown S.L. (2000) The Effect of Union Type on Psychological Well-Being: Depression Among Cohabitors versus Marrieds; Brown S.L. – Booth A. (1996) Cohabitation Versus Marriage: A Comparison of Relationship Quality. «Journal of Marriage and the Family»; Vol.58(3):668-678; Nock S.L. A (1995) Comparison of Marriages and Cohabiting Relationships.

[34] Cfr. Gray E. – Evans A. (2008) Do couples share income? Variation in the organisation of income in dual-earner households. «Australian Journal of Social Issues»; Vol. 43(3):441-457.

[35]Lo stretto legame fra riconoscimento delle convivenze attraverso l’introduzione dell’istituto delle unioni civili e l’ostilità nei confronti del matrimonio è stato confermato nel corso di una delle sue ultime interviste dal filosofo francese Jacques Derrida (1930 –2004) il quale, con rara onestà intellettuale, affermò che, avesse potuto, avrebbe eliminato dall’ordinamento il concetto di matrimonio per sostituirlo con quello di unione civile, «una sorta di patto di solidarietà generalizzato, migliorato, flessibile, regolato fra i partner di sesso e numero non imposto»: Derrida J. Sono in lotta con me stesso. «Internazionale» n. 561, 15 ottobre  2004, p. 34.

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Author: Libertà e Persona

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